NOTIZIE SULLA SACRA SPINA CUSTODITA PRESSO LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL CERRO IN CASSANO MAGNAGO – VARESE

Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Cerro in Cassano Magnago si venera dal XVI secolo la reliquia della Sacra Spina della Corona di Gesù Cristo. Abbiamo notizie relative al culto e alla presenza a partire dal 1622 anno in cui il cardinale di Milano Federico Borromeo, in visita pastorale presso Cassano, la trascrive nel primo elenco delle Reliquie presenti in parrocchia raccontandone il ritrovamento.

Santa Maria e il Castello in un olio su tela del XVIII secolo.

Come giunse a Cassano questa reliquia? Un componente dell’ illustre famiglia Visconti (feudataria di Cassano allora), Princivalle Visconti, giunse da Colonia con questa Reliquia e con altre a seguito di una missione diplomatica. Princivalle morì nel 1558 e quindi l’ arrivo della Reliquia è precedente a quella data.

Della Sacra Spina non si ha più notizia fino al 23 e 24 giugno 1570, nel corso  della visita pastorale di San Carlo Borromeo.  Intorno alla  presenza l’arcivescovo nel Castello Visconti, presso il quale era ospite, sono state riportate notizie storiche ed altre veicolate dalla leggenda. Si racconta in una versione dei fatti che Gaspare Visconti, fratello di Princivalle, mostrò di sua sponte all’ alto prelato le reliquie di sua proprietà e che, alla loro vista, San Carlo ne chiese la traslazione nella chiesa di Santa Maria (di patronato di quella famiglia dalla sua fondazione nel 1280) affinché potessero essere esposte e venerate dai fedeli. Una seconda versione racconta invece che le reliquie erano da tempo perdute e non si sapeva ove fossero; giunto quindi l’arcivescovo milanese nel castello ebbe nella notte una rivelazione divina secondo la quale, nascoste da qualche parte tra quelle stanze si trovavano delle Reliquie ed in particolare la Sacra Spina. Così nacque la tradizione dell’ “invenzione” della Sacra Spina, ossia il suo ritrovamento, in seguito al quale si dice che il Visconti stesso pregò San Carlo di operarne la traslazione solennemente l’indomani. Questo evento legato viene appunto narrato la prima volta nel 1622 ad opera del cugino di San Carlo. In “ VISITATIO ECCLESIARUM CUMPAROCHIALIUS SANCTAE MARIAE DEL CERRO LOCI CASSANI MAGNAGHI, ITEM SANCTI JULII EIUSDEM LOCI, PLEBIS GALLARATI…” ossia gli atti della visita compiuta il 12 settembre del 1622, viene descritto il ritrovamento dopo le consuete ispezioni della visita: “ Poi il Cardinale ispezionò le S. Reliquie custodite in una nicchia da poco aperta, decorata sul davanti con ornamenti in cotto, rivestita all’ interno di seta rossa e chiusa con diverse serrature le cui chiavi son tenute: due dal Sig. Princivalle Visconti la terza dal Parroco.  Questa Chiesa possiede le Reliquie sotto elencate che sono state prese a Colonia dal defunto Sig. Princivalle Visconti.

Quando San Carlo dormì nel Castello di Cassano ospite del fu Sig. Gaspare Visconti, trovò che le Reliquie, a suo giudizio, non erano decorosamente conservate  in una stanza e comandò (e in tal senso parlò al Sig. Gaspare) che esse fossero donate alla Chiesa Parrocchiale perché in essa potessero periodicamente venir esposte sull’altare alla venerazione dei fedeli: così si sarebbe anche guadagnato una duratura fama di magnanimità.

Il Sig. Gaspare non osò opporsi al desiderio del Santo, anzi lo pregò che si degnasse di compire la traslazione delle Reliquie prima della sua stessa partenza per mostrare quanto volentieri compisse la donazione: così fu fatto.

Le reliquie rimasero custodite in Sacrestia nell’ attesa che si aprisse una nicchia decorosa in un luogo accessibile della Chiesa.

Fatta la nicchia nella parte anteriore dell’ arco della Cappella Maggiore dalla parte del Vangelo vicino all’ altare di Sant’ Antonio, vi furono traslate le Reliquie che ora son decorosamente custodite e molto venerate dai fedeli.

Ecco il loro elenco:

Dalla Corona di  Nostro Signore….”

Pagina del 1622 in cui si elencano le reliquie, al primo posto compare la S. Spina come De Corona D.ni Nostri.

Di essa dunque veniamo a conoscenza grazie a questo primo testo d’inestimabile importanza.

Questo fatto venne ripreso nel 1896 quando Il parroco don Giuseppe Castiglioni, intento nella decorazione della rinnovata chiesa, considerò questo evento come spunto per una raffigurazione e soggetto di catechesi oltre che folkloristico e storico. Il dipinto, collocato nella lunetta sul lato destro della navata centrale, fu eseguito nel maggio 1896, un anno prima della Consacrazione della Chiesa ad opera del beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di Milano.

Misura cm. 390 x 230 e per la sua realizzazione il parroco don Castiglioni versò a Luigi Morgari, pittore prescelto per la decorazione del tempio, un acconto di lire 100 il 27 maggio 1896 e un saldo di lire 500 il 3 giugno successivo.

Dalle Istruzioni del Parroco don Giuseppe Castiglioni per il pittore Luigi Morgari

 

Il fatto

“S.Carlo il 23 giugno 1570 in occasione di Visita Pastorale, alloggiò nel Castello di Gaspare Visconti sul colle dove si trova la Chiesa. Illuminato soprannaturalmente, conobbe che nel segreto di un armadio era nascosta una Spina della corona di N.S.G.C. insieme ad altre. Radunata la famiglia dei Visconti, il parroco, e un operaio falegname, fece scassinare l’armadio ove si trovò quanto venne da S.Carlo dichiarato”.

Il dipinto

“Si potrebbe dipingere il fondo di un armadio nell’atto che un operaio con scalpello e martello ha praticato un’apertura, da dove si vede l’attuale reliquiario della S.a Spina, S.Carlo che si alza da un inginocchiatoio e coll’indice addita la scoperta innanzi agli astanti meravigliati esclama: ecco la S.a Spina da tanto tempo nascosta, veneriamola.

Ai fianchi di S.Carlo si collocano Gaspare Visconti, la moglie, il figlio in costume del tempo, il parroco in cotta, lumi accesi, persone di servizio, tutti estatici innanzi all’avveramento di quanto aveva predetto S.Carlo”.

L’affresco presso s. Maria. Al centro s. Carlo, a sinistra l’operaio, a destra la famiglia Visconti, il parroco e due servitori. (Mirko Pessotto Photo)

Da quel momento la Sacra Spina ottenne grande pregio e venerazione presso il popolo e i fedeli, tanto da essere tenuta più nascosta che esposta; basti pensare alla gelosa serratura della nicchia in cui era custodita (come si evince dal testo sopra): tre serrature con una chiave di proprietà del parroco e due della famiglia Visconti ( particolare non indifferente che ben denuncia come i Visconti ritenessero quella  Reliquia ancora di loro proprietà).

Sempre circa il tema della custodia della Reliquia,  nel 1831 il parroco di Santa Maria, don Ignazio Bianchi decise di essere l’unico a detenere le chiavi dell’armadio ove era custodita. Infatti da tempo i Visconti erano meno presenti nell’interesse verso la reliquia  e talvolta neppure soggiornavano in Cassano: questo causò in più occasioni l’ impossibilità di esporre le Reliquie non trovandosi appunto le due restanti chiavi di proprietà dei nobili. Lo scontento nel popolo causato da questi fatti lo portò a questa scelta.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, l’antico reliquiario che ospita onorevolmente la Reliquia, non è il medesimo che portò tra le mani San Carlo. È bene precisare che l’attuale reliquiario, di misure 18x50cm,  a forma di Croce è un’ opera in legno rivestita d’argento e lamine d’oro risalente al XVIII secolo, non al XVI, cioè all’ epoca del Borromeo. Perché  Luigi Morgari, che decorò la Parrocchiale a cavallo tra Ottocento e Novecento, raffigura nell’affresco dell’ “Invenzione” il Santo Arcivescovo alla presenza dell’odierno reliquiario? Certamente non possiamo sapere se il vecchio ostensorio aveva anch’esso la forma di una croce, ma senza dubbio possiamo asserire che chiunque, guardando l’affresco, saprebbe riconoscere la Reliquia e quindi il significato stesso dell’ evento immortalato: fine e obiettivo che il Parroco don Giuseppe Castiglioni, “committente” e curatore del ciclo di pitture, ben aveva previsto affinché anche per  i più semplici, per i più piccoli la scena rappresentata fosse chiara e facilmente leggibile.

Il reliquiario, del quale conosciamo i connotati principali, merita una breve ma particolare descrizione; le linee che delimitano i bracci della croce sono impreziositi su tutti i lati da volute argentee che si ripetono più grandi ai quattro limiti degli stessi ove vengono sbalzati i simboli della Passione quali l’asta con la spugna imbevuta d’aceto, la tenaglia, il martello; similmente vengono sbalzati i chiodi e le lance sul braccio lungo. La croce poggia sopra una semicupola che rappresenta il Calvario ove sono incise alcune specie vegetali e alcuni serpenti, simbolo del peccato sconfitto ed abbattuto dal sacrificio della croce stessa. All’ incrocio dei bracci è situato un ovale decorato a raggiera e contornato da una corona di spine; dentro è ospitata sul lato frontale la S. Spina mentre dietro, separata da una seta bianca, è custodita la reliquia della croce donata dal Beato Cardinale Andrea Ferrari in occasione della consacrazione della Chiesa, l’8 maggio 1897.

Immagine della Sacra Spina da una stampa del XVIII secolo.

Il reliquiario settecentesco visto sul lato posteriore dove, nel 1897, il Cardinale Andrea Ferrari aggiunse la reliquia della Croce.

Il Settecento non solo rinnova il reliquiario dell’insigne reliquia ma aumenta la sua devozione ed il suo culto. Particolari sono le descrizioni della devozione del popolo verso la Reliquia e delle processioni in onore di questa che pervengono dagli scritti del parroco Francesco Felice Parruzzotti. In particolare, in un documento del 1712, datato 3 maggio, egli descrive il percorso della processione di Santa Croce che dal ritrovamento della Reliquia diventa la festa patronale della Parrocchia di Santa Maria.  Nel documento non si menziona alcuna Sacra Rappresentazione che verrà successivamente introdotta nei festeggiamenti senza che si abbia una data precisa. La Sacra Rappresentazione perdura ancora oggi inscenando la Passione di Cristo con decine di figuranti e raccogliendo molti fedeli e spettatori.

Un’altra testimonianza del XVIII secolo riguarda l’unico presunto avvenimento miracoloso legato a questa Reliquia. Nel 1792 il territorio è colpito da una grave siccità tanto che non solo i sacerdoti cassanesi scendono in strada tra i campi con la Sacra Spina ma ad essi si aggiungono anche i prelati dei paesi limitrofi, per invocare il dono della pioggia. Si racconta che il 29 luglio di quell’ anno, dopo la processione, la sperata pioggia cadde abbondante e risparmiò le perdite a causa dell’arsura a molti contadini. Il prodigioso evento viene ricordato dal sonetto “AD ONORE DELLA SACRA SPINA IN RINGRAZIAMENTO DELL’OTTENUTA PIOGGIA” del 29 luglio 1792, scritto da Egisto Pelopiano. In questa stampa si trova per la prima ed unica volta La notizia secondo cui la Sacra Spina provenire da Avignone e non da Colonia.

Era di ferro il ciel, di bronzo il suolo,

E tutte ormai le sue speranze al vento

Sparse l’agricoltor fra il pianto, e il duolo

Fea sordi e Terra, e Ciel del suo lamento.

 

Quando fra tutti avventuroso stuolo

Tu sull’are i tuoi voti al gran strumento

Supplice offristi, che a serbar Te solo

Il Cielo elesse infra’ cent’altri, e cento

 

Propizio allor squarciò alle nubi il seno

Dio placato, e al veder l’acque cadenti

Si feo l’agricoltor lieto, e sereno.

 

Te felice, o Cassan, se al sagro Pegno

Saicon puri costumi, ed innocenti

Mostrare in te di grato core un segno!

Oltre alla fede, primo ambito dove una Reliquia ovviamente rientra,  la Sacra Spina cassanese ha saputo entrare, come abbiamo visto nell’ arte (grazie alla all’affresco di Luigi Morgari) e nella poesia (nel sonetto del Pelopiano). Un’altra manifestazione artistica della Sacra Spina, sempre in campo figurativo, si mescola alla musica. Infatti la campana maggiore del campanile di Santa Maria del 1883 – “Vox Domini in magnificentia” è il suo nome – è dedicata proprio alla preziosa Reliquia; su essa la ditta Giorgio Pruneri di Grosio Valtellina sbalzò sul bronzo la sua effige.

Immagine del Reliquiario sballata sul bronzo del “campanone”.

La devozione alla Sacra Spina, nel corso dei secoli, si è manifestata secondo le forme e le abitudini correnti e insieme si è mescolata alla preesistente tradizione. Oggi la parrocchia di Santa Maria del Cerro è custode di una Reliquia la cui storia ha smosso cuori, coscienze, intuito, dedizione e dubbi di molte persone dagli ecclesiastici, agli artisti, ai fedeli e ai cassanesi tutti.

La più consueta forma processionale e liturgica ha maturato anche in tempi più recenti la rappresentazione della Passione di Cristo che si svolge la prima domenica di maggio, il più possibile vicino al giorno 3, in cui si fa memoria del ritrovamento della Croce ( la sua invenzione). In questa manifestazione oltre alla rappresentazione si tiene la consueta ed antichissima processione per le vie di Cassano e il bacio della Reliquia. In tutto l’anno questa è l’unica occasione in cui la Reliquia viene mostrata al popolo, altre situazioni capitano raramente e sempre per qualche evento speciale e rilevante.

Il reliquiario durante una recente processione.

BREVE CRONOLOGIA ESSENZIALE.

  • 1558. Muore Princivalle Visconti, Feudatario di Cassano Magnago che portò in paese qualche anno prima alcune reliquie da Colonia.
  • 23-24/06/1570. San Carlo in visita pastorale ritrova la Sacra Spina nel castello e la trasla nella chiesa di Santa Maria del Cerro.
  • 12/07/1570. La Sacra Spina e le altre Reliquie rinvenute sono temporaneamente custodite nella sacrestia in attesa di creare un luogo adeguato per la riposizione.
  • 12/09/1622. Federico Borromeo riporta negli Atti della visita la vicenda della Sacra Spina: è il primo documento scritto a menzionarla.
  • 03/05/1712. Francesco Felice Perruzzotti, parroco, descrive l’originario tracciato della processione di Santa Croce, festa patronale della Parrocchia in onore della Sacra Spina.
  • 1714. Il Perruzzotti fornisce altre informazione circa il culto e la devozione alla Reliquia.
  • Metà XVIII secolo. La Sacra Spina viene trasferita nel nuovo reliquiario, lo stesso che la ospita ancora. Il reliquiario viene ufficialmente mostrato in una stampa dell’epoca.
  • 29/ 07/1792. La Sacra Spina viene portata in processione per chiedere la pioggia, che cadrà abbondante. L’unico evento miracoloso legato alla  Reliquia viene ricordato in un sonetto da Egisto Pelopiano.
    22/05/1831. Don Ignazio Bianchi, parroco, incomincia a trattenere le chiavi dell’ armadio di riposizione della Reliquia: tale atto pone fine alle comproprietà delle Reliquie tra parrocchia e famiglia Visconti.
  • 14/07/1883. Vengono consegnate alla parrocchia le sei nuove campane dalla ditta Giorgio Pruneri. La maggiore riporta l’effige della Sacra Spina e ad essa è dedicata.
  • Maggio 1896. Luigi Morgari decoratore della chiesa, realizza – col supporto catechetico di don Giuseppe Castiglioni – l’affresco dell’ “Invenzione”, che racconta col linguaggio pittorico le vicende del 1570.
  • 7-8/05/1897. Nei giorni della consacrazione della Chiesa, il Cardinale Andrea Ferrari dona alla parrocchia la reliquia della Santa Croce, che viene inserita nel reliquiario della Sacra Spina.

Prime due settimane di maggio. Presumibilmente dall’Ottocento, nel contesto delle feste di Santa Croce e della Madonna del Cerro si tengono la caratteristica Sacra Rappresentazione della Passione, la processione e il bacio della Reliquia.

Giorgio Ferrarato