Loading...
Home2021-01-17T11:35:41+01:00

Come Seguirci

Ogni Giorno:

LA CELEBRAZIONE DEL GIORNO

Una Parola da don Andrea

SCARICA il notiziario

Epifania delle nozze di Cana.

Le “Epifanie” del Signore.

Come già vi spiegavo lo scorso anno, tutte queste domeniche del tempo “dopo l’Epifania”, hanno un unico filo conduttore. Tutte le domeniche da qui all’inizio della Quaresima hanno lo scopo di mostrarci le “manifestazioni” del Signore, a Cana di Galilea, nella moltiplicazione dei pani, nella famiglia, prima di concludere questo tempo con le manifestazioni della domenica della divina clemenza e del perdono.

Una luce.

In questa seconda domenica leggiamo tutti gli anni l’episodio di Cana di Galilea, il primo dei due miracoli ambientati in questa città. Anche se il Vangelo è sempre lo stesso in tutti e tre gli anni nei quali è suddiviso il ciclo liturgico festivo, nell’anno liturgico B nel quale ci troviamo, è la seconda lettura che accende la luce per rileggere questo episodio evangelico. San Paolo ci dice di contemplare la pienezza della divinità che brilla nel Cristo.

Alcune riflessioni.

Cosa significa contemplare “la pienezza della divinità”?

Significa ricordare che ogni miracolo compiuto da Cristo Signore è un “segno”, cioè un rimando al suo essere Dio. Gesù non è un inviato qualsiasi di Dio, che parla “di” lui o “a” suo nome. Gesù è Dio e, poiché è Dio, può compiere i segni con i quali si manifesta: attirare le genti lontane, i Magi; cambiare l’acqua in vino, dimostrandosi così la gioia di ogni uomo; moltiplicare i pani e i pesci, rimandando così all’Eucarestia nella quale avrebbe poi lasciato il suo testamento e la sua presenza; far rilucere di luce propria la “sua” famiglia, la Santa Famiglia di Nazareth, nella quale Gesù vive in maniera nascosta e in modo assolutamente normale per circa 30 anni; parlare della clemenza e del perdono di Dio, insegnando che è in Lui, ovvero nel suo corpo nel quale “abita” la pienezza della divinità, che il Padre perdona ogni colpa commessa dall’uomo anche quella che tiene l’uomo il più lontano possibile da Dio.

Questa concreta manifestazione del Signore serve a dirci questo: in Cristo abita la pienezza di Dio e i segni da Lui compiuti, attirano l’uomo al Padre.

Concretamente…

Cosa significa per noi fare la nostra professione di fede in Cristo che è la pienezza della divinità?

  • Significa ricordare che noi comprendiamo la pienezza della sua manifestazione solo se saremo fedeli ascoltatori della Sua Parola. Vi invito di nuovo a non perdere l’occasione di leggere il libro del Siracide, che è la guida dell’anno pastorale e costituisce la prima lettura delle S. Messe feriali.
  • Seguire Cristo pienezza della manifestazione di Dio significa ricordare che noi tutti, ogni giorno, nel concreto delle nostre vite siamo invitati a seguire la sua Croce. Come ci dice Gesù nel Vangelo, il compito di ciascuno di noi è prendere la propria croce ogni giorno per portarla con fedeltà dietro a Lui. Cristo, infatti, manifesta il suo essere pienezza della divinità proprio nella sua Pasqua.

 

È così che siamo rimandati alla ferialità di un cammino che diventa impegnativo per chi, concretamente, vuole rinnovare la propria fede e la propria appartenenza alla Chiesa.

Il vostro parroco,

Effettua una donazione

Eventi

incontro genitori battesimo febbraio

Gennaio 21 @ 21:00 - 22:00

incontro genitori 4 elementare

Gennaio 24 @ 15:00 - 16:30

Tutti insieme preghiamo per gli ammalati, per le persone che soffrono.
Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
Ringrazio tutti i cristiani, tutti gli uomini e le donne di buona volontà che pregano per questo momento, tutti uniti, qualsiasi sia la tradizione religiosa alla quale appartengono.

Papa Francesco

Notizie

News in evidenza

L’ARCIVESCOVO DELPINI AI CASSANESI: «CONCENTRATEVI SULL’ESSENZIALE»

È un invito a «concentrarsi sull’essenziale» quello arrivato dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che domenica 27 dicembre, festa di san Giovanni evangelista, ha presieduto la messa solenne nella chiesa di San Giulio appena restaurata.

«L’essenziale, il cuore della vita cristiana, il fondamento della speranza del mondo è Gesù» ha sottolineato il presule davanti alle centinaia di fedeli che, nel rigoroso rispetto delle norme legate all’emergenza sanitaria, hanno gremito la parrocchiale o hanno seguito in diretta la celebrazione dal cinema teatro Auditorio e dalla cappella dell’oratorio oppure in collegamento streaming dalle proprie abitazioni. «Che cosa hanno da dire i cristiani in questa situazione tribolata, drammatica, confusa?» si è domandato il pastore della Chiesa ambrosiana, indicando la risposta nel mistero del Natale, che «invita a concentrarsi su Gesù e sulla salvezza che in Lui è donata»: è questo che, ha spiegato l’arcivescovo, libera «dalla confusione», ma anche «dalla banalità».
Ecco perché, ha concluso, «questa celebrazione è l’occasione per sentirsi inviati in ogni ambiente, in ogni giorno dell’anno a essere coloro che recano un lieto annuncio di bene. Gesù è Signore: nella confusione si riconosce una luce, nella banalità si inserisce un richiamo all’essenziale, a quello che è necessario perché la nostra gioia sia piena». Un richiamo ben presente proprio all’interno della chiesa cassanese, nella quale, ha osservato l’arcivescovo, «da qualunque parte si volga lo sguardo, si incontra il Cristo crocifisso. Che cosa dice questa chiesa? Dice: “Gesù è Signore, ti ha salvato con la sua croce e la sua risurrezione”».
Delpini, nel corso della sua visita, ha avuto modo di apprezzare i lavori eseguiti in San Giulio e illustrati dal parroco don Andrea Ferrarotti che, affiancato sull’altare dagli altri sacerdoti di Cassano Magnago, ha ricordato le antiche origini della parrocchiale, testimoniate dai resti delle ex chiese, la prima delle quali datata almeno al VI secolo e costruita sulle rovine di un precedente insediamento tardo-romano: ciò avvalora la tesi che il luogo di culto sia ancora più antico e «risalga proprio all’opera evangelizzatrice di san Giulio», sacerdote vissuto nel IV secolo e impegnato nella costruzione di chiese «nel contesto dell’editto di Teodosio». Oltre a essere dunque la chiesa madre della città, ha precisato ancora don Andrea, la parrocchiale del centro è anche «il primo tempio dedicato al santo nell’intera nostra arcidiocesi». Non è un caso se San Giulio viene, «da tempi immemorabili, denominata “basilica”, benché non consti ufficialmente il riconoscimento di questo titolo. Si sa, Eccellenza: “Vox populi, vox Dei”». Da qui la speranza, questa la richiesta del parroco all’arcivescovo, che «la sapienza di Vostra Eccellenza voglia magari provvedere a quanto storicamente non è avvenuto».
A rappresentare le istituzioni cittadine il vicesindaco Osvaldo Coghi, il presidente del consiglio comunale Pietro Ottaviani e altri amministratori.
Dopo aver accolto arcivescovo, la comunità pastorale attende ora il vicario episcopale di Varese, monsignor Giuseppe Vegezzi, che sarà presente il giorno dell’Epifania: il vescovo ausiliare di Delpini presiederà la messa solenne delle 11.15 in San Giulio, parrocchia di cui, nel 1994, è stato coadiutore per un breve periodo.

SCARICA IL TESTO DELL’OMELIA
Scopri tutte le News

L’amore è un frutto che matura in ogni stagione ed è sempre alla portata di ogni mano. È il dono più grande che chiunque possa fare.

Madre Teresa di Calcutta

CONTATTACI