Abramo
Con questa domenica lasciamo la parte della Genesi dedicata ai grandi racconti ed entriamo nella parte storica. Il personaggio di Abramo, il primo che ha sentito la voce di Dio ed ha accettato di camminare umilmente con lui, diventa per noi richiamo al tema della vocazione. Abramo è chiamato ad una vocazione unica ed irripetibile: essere padre. Padre non tanto in senso naturale, ma spirituale. Egli è il padre di Israele, colui al quale si fa risalire l’origine di tutto un popolo ma, per altro verso, è il padre di ogni credente. Ogni uomo che ascolta la voce di Dio, ogni uomo che si dispone alla sequela, ogni uomo che cerca di camminare umilmente con Dio, trova in Abramo un modello, un alleato, un richiamo. La cosa è ribadita anche dal Vangelo dove il Signore, con i diversi casi di chiamata che sono presentati, ricorda a ciascuno di noi che tutti riceviamo una chiamata.
Per noi
Tante volte, forse troppe, facciamo coincidere la chiamata con la realizzazione personale, oppure con lo stato di vita, oppure con un servizio. Principalmente, poi, la vocazione è, ancora per molti, solo la vocazione alla vita consacrata. Vocazione sarebbe, quindi, la chiamata ad una consacrazione, monacale, religiosa, sacerdotale. Se la questione venisse impostata così, sarebbe un poco riduttivo. C’è chi allarga al tema missionario e al tema sponsale. Anche queste realtà sono, ovviamente, vocazione. Ma ancora non sono compresi tutti: anche chi non ha una realizzazione di stato di vita né nel matrimonio né nella consacrazione religiosa vive una vocazione. La chiamata vocazionale è una chiamata ad operare per il bene, a sentirsi chiamati a fare qualcosa per gli altri. Quante persone non sono né chiamate ad una vocazione religiosa, né chiamate al matrimonio, eppure vivono una vita di santità che si spende nella generosa donazione agli altri!
La vocazione è una chiamata a vivere come Cristo ha indicato. Diversi sono i modi per realizzarla. I modi possono essere diversi, tutti però sono necessari alla vita della Chiesa.
Con cuore devoto e con occhio del tutto speciale, poi, vogliamo guardare oggi al Papa, successore di Pietro che, liturgicamente, verrà ricordato nella giornata di domani. Credo che sia necessario fermarsi a riflettere su come noi guardiamo al Papa, ovvero se solo in modo “gerarchico” – egli il “capo visibile” della Chiesa – oppure dal punto di vista spirituale, ovvero come ad un fratello chiamato a compiere un cammino di santità del tutto singolare e a beneficio di tutta la comunità umana. Credo che se ci mettiamo in questa seconda ottica, ci verrà più spontaneo pregare per un compito non umano! Il successore di Pietro porta su di sé il peso del mondo intero. Ecco perché non è un compito umano. Il Papa non si basa certo solo sulle sue forze. Aspetta il nostro aiuto. Chiede il nostro aiuto. Doniamo questo aiuto nella preghiera: saremo sempre più capaci di guardare al Papa con l’occhio dei figli, con il cuore dei discepoli, con la solidarietà degli uomini.