L’uomo nella creazione
Ovviamente la prima pagina che leggiamo nella rivelazione biblica riguarda la creazione. Certamente le letture di oggi non ce ne parlano in generale, ma mettono al centro colui che della creazione è il vertice, ovvero l’uomo. Anzitutto l’autore biblico ci invita a ricordare la nostra provenienza: la terra. L’uomo è fatto di terra. Questo dice la sua finitudine, la sua caducità, la sua povertà. È in quest’uomo fatto di terra che, però, Dio pone la sua immagine e somiglianza e quindi, rende l’uomo non solo partecipe della creazione ma anche, in qualche modo, il suo centro e il suo apice. Certo, nonostante questo singolare progetto, l’uomo non deve mai dimenticare che dalla terra proviene e alla terra è destinato. Ricordare che la sua vita è limitata, per quanto possa essere lunga, non è una “minaccia”, ma, piuttosto, un aiuto per ricordare da quale prospettiva devono essere viste tutte le cose. La prospettiva giusta è quella di chi sa che deve comparire davanti a Dio. Per questo l’uomo non solo vive nel rispetto delle cose della terra ma, soprattutto, vive nel rispetto degli uomini. Il credente, poi, che ha sempre davanti a sé l’insegnamento di Cristo, fa del suo tempo e dell’opera che può sostenere, un tempo e un’opera di pace, di perdono, di riconciliazione, di benedizione. Così il credente spende i suoi giorni per dare un senso alla sua stessa esistenza e a quella delle persone con cui vive.
Per noi
Diciamo tante cose sul rispetto del creato, magari anche torniamo a qualche frase di papa Francesco presa dalla “Laudato si”, o magari anche partecipiamo a gruppi di riflessione, studio, cura del creato… ma ci crediamo poi davvero? Perché, poi, non cambiano i nostri modi di vivere. Anzi, pretendiamo! Pretendiamo il caldo quando il tempo è freddo e il freddo quando è caldo; utilizziamo smisuratamente qualsiasi strumento che consumi energia, ci lamentiamo del prezzo del carburante ma, poi, non abbiamo rivisto di un millimetro il nostro modo di vivere! Insomma, si ha l’impressione che alcune cose si dicano solo per il gusto di dirle, ma che il cuore sia lontano da questa sapienza biblica. Soprattutto siamo lontani da quel dare l’esempio, da quella logica di perdono, da quella logica di vivere insieme che la Scrittura ci raccomanda.
Sta per iniziare, per i nostri ragazzi, il tempo estivo, il tempo della vacanza. Per molte famiglie è il tempo difficile di provvedere ai ragazzi. In effetti 14 settimane senza scuola sono un tempo molto lungo! Ci preoccupiamo di cosa far fare loro, delle nostre giuste ferie, di cosa far fare agli anziani… sono le principali attività o preoccupazioni del tempo estivo. Tra tutto, ci stiamo però preoccupando di dare senso alla vita? Il tempo estivo potrebbe anche essere tempo di comunione – per molti è tempo di riunificazione delle famiglie. Oppure potrebbe essere il tempo della fede: molti si sposteranno in luoghi molto belli con profonde tradizioni religiose. Oppure potrebbe essere il tempo della cura di chi rimane solo… Insomma, preoccupiamoci di dare un senso anche a questa estate che inizia.
Solo così recupereremo un giusto rapporto con le cose, con il tempo, con gli uomini. Solo così riusciremo a vivere bene questo tempo che è, anche più di altri, dono, grazia, per le esperienze più diverse.
Soprattutto vediamo di non perdere il nostro rapporto con Dio, magari partendo anche da qualche occasione di contemplazione che ci sarà donata. Anche questa è sapienza di vita, anche questa è forza per vivere i giorni come una benedizione.