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Una Parola da don Andrea

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Ottava di Pasqua

Lavorare per l’unità.

Mi piace molto rileggere il Vangelo di oggi cercando di riflettere su quell’unità ricostruita che avviene nel cenacolo 8 giorni dopo la Pasqua e, quindi, in una domenica come oggi.

Nelle prime apparizioni non è presente Tommaso. Non sappiamo come mai, non ci viene detto. Sappiamo che egli rimase incredulo nel sentire il racconto degli altri, quasi che quella buona notizia fosse qualcosa che non lo riguardasse ancora! È solo nell’apparizione avvenuta 8 giorni dopo la Pasqua che, con Tommaso presente, si ricostituisce quell’unità del collegio apostolico che vede tutti gli undici riuniti attorno al Signore. Di lì a poco avverrà anche che si eleggerà Mattia, per coprire quel posto lasciato vacante da Giuda, perché anche il numero sacro istituito da Cristo sia perfetto. I racconti pasquali del Vangelo e quelli degli Atti degli Apostoli ci parlano di una unità ricostruita, dopo i rinnegamenti e i tradimenti, dopo lo smarrimento di molti discepoli e dopo la morte di Giuda. Potremmo dire che la prima preoccupazione di Cristo Risorto è quella di ricondurre in unità il gregge che si era disperso.

Nella Chiesa Universale.

Anche noi , nella Chiesa, siamo invitati a lavorare per l’unità. Papa Francesco ce lo ricorda molto spesso e invita ciascuno a fare la propria parte. L’unità della grande Chiesa Cattolica nasce solo dall’impegno di ogni fedele perché questa unità sia sempre più vera, profonda ed efficace. Anche noi vediamo bene come il Papa fatichi a “tenere insieme” la “sua” chiesa, dal momento che ci sono non poche tensioni e spinte che vanno esattamente nella direzione opposta.

Anche noi per l’unità.

Così deve essere anche per noi, nel nostro piccolo. Alcuni segni:

  • abbiamo celebrato la Veglia Pasquale in forma unitaria. È stata una bellissima manifestazione anche perché l’assemblea è stata molto numerosa, nonostante il tempo che stiamo vivendo, anche se ben divisa tra i diversi posti, anche all’aperto, preparati per l’occasione. Credo sia stato un segno molto bello, visibile, tangibile, che dice come una comunità cristiana, con i suoi sacerdoti e i fedeli che lo hanno desiderato, è stata capace di offrire a tutti un segno di unità e di vita comune;
  • un secondo segno sono i tre ceri pasquali che sono presenti nelle nostre chiese, per la prima volta, tutti e tre uguali (ringrazio l’autore). Anche questo è solo un segno, ma parla da sé, con la forza dei segni.

In questo notiziario annunciamo alla comunità che tutto il Consiglio Pastorale, da mesi, sta lavorando, in comunione con le società sportive Robur, CSI San Carlo e CSI San Pietro, alla creazione di una nuova ed unica  realtà sportiva della comunità cristiana. È un segno molto importante che va nella linea della catechesi, della pastorale giovanile, dei fidanzati, della pastorale per la famiglia e di quella per gli anziani che sono già vissute in forma comunitaria. Vi invito a leggere l’allegato e ad aiutare, almeno con la preghiera, la nascita di questa nuova realtà

Il vostro parroco,

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Eventi

commissione sportiva

Aprile 19 @ 19:30 - 22:00

consiglio pastorale

Aprile 20 @ 20:30 - 22:00

incontro unitalsi

Aprile 21 @ 21:00 - 22:00

Tutti insieme preghiamo per gli ammalati, per le persone che soffrono.
Sotto la Tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
Ringrazio tutti i cristiani, tutti gli uomini e le donne di buona volontà che pregano per questo momento, tutti uniti, qualsiasi sia la tradizione religiosa alla quale appartengono.

Papa Francesco

Notizie

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L’ARCIVESCOVO DELPINI AI CASSANESI: «CONCENTRATEVI SULL’ESSENZIALE»

È un invito a «concentrarsi sull’essenziale» quello arrivato dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che domenica 27 dicembre, festa di san Giovanni evangelista, ha presieduto la messa solenne nella chiesa di San Giulio appena restaurata.

«L’essenziale, il cuore della vita cristiana, il fondamento della speranza del mondo è Gesù» ha sottolineato il presule davanti alle centinaia di fedeli che, nel rigoroso rispetto delle norme legate all’emergenza sanitaria, hanno gremito la parrocchiale o hanno seguito in diretta la celebrazione dal cinema teatro Auditorio e dalla cappella dell’oratorio oppure in collegamento streaming dalle proprie abitazioni. «Che cosa hanno da dire i cristiani in questa situazione tribolata, drammatica, confusa?» si è domandato il pastore della Chiesa ambrosiana, indicando la risposta nel mistero del Natale, che «invita a concentrarsi su Gesù e sulla salvezza che in Lui è donata»: è questo che, ha spiegato l’arcivescovo, libera «dalla confusione», ma anche «dalla banalità».
Ecco perché, ha concluso, «questa celebrazione è l’occasione per sentirsi inviati in ogni ambiente, in ogni giorno dell’anno a essere coloro che recano un lieto annuncio di bene. Gesù è Signore: nella confusione si riconosce una luce, nella banalità si inserisce un richiamo all’essenziale, a quello che è necessario perché la nostra gioia sia piena». Un richiamo ben presente proprio all’interno della chiesa cassanese, nella quale, ha osservato l’arcivescovo, «da qualunque parte si volga lo sguardo, si incontra il Cristo crocifisso. Che cosa dice questa chiesa? Dice: “Gesù è Signore, ti ha salvato con la sua croce e la sua risurrezione”».
Delpini, nel corso della sua visita, ha avuto modo di apprezzare i lavori eseguiti in San Giulio e illustrati dal parroco don Andrea Ferrarotti che, affiancato sull’altare dagli altri sacerdoti di Cassano Magnago, ha ricordato le antiche origini della parrocchiale, testimoniate dai resti delle ex chiese, la prima delle quali datata almeno al VI secolo e costruita sulle rovine di un precedente insediamento tardo-romano: ciò avvalora la tesi che il luogo di culto sia ancora più antico e «risalga proprio all’opera evangelizzatrice di san Giulio», sacerdote vissuto nel IV secolo e impegnato nella costruzione di chiese «nel contesto dell’editto di Teodosio». Oltre a essere dunque la chiesa madre della città, ha precisato ancora don Andrea, la parrocchiale del centro è anche «il primo tempio dedicato al santo nell’intera nostra arcidiocesi». Non è un caso se San Giulio viene, «da tempi immemorabili, denominata “basilica”, benché non consti ufficialmente il riconoscimento di questo titolo. Si sa, Eccellenza: “Vox populi, vox Dei”». Da qui la speranza, questa la richiesta del parroco all’arcivescovo, che «la sapienza di Vostra Eccellenza voglia magari provvedere a quanto storicamente non è avvenuto».
A rappresentare le istituzioni cittadine il vicesindaco Osvaldo Coghi, il presidente del consiglio comunale Pietro Ottaviani e altri amministratori.
Dopo aver accolto arcivescovo, la comunità pastorale attende ora il vicario episcopale di Varese, monsignor Giuseppe Vegezzi, che sarà presente il giorno dell’Epifania: il vescovo ausiliare di Delpini presiederà la messa solenne delle 11.15 in San Giulio, parrocchia di cui, nel 1994, è stato coadiutore per un breve periodo.

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