Project Description

L’attuale chiesa risale alla prima metà del XIX secolo, ma abbiamo certezza di almeno due chiese precedenti dedicate a San Giulio, e la prima è la più antica della città.

La chiesa paleocristiana

Gli scavi archeologici avviati sul finire del secolo scorso hanno permesso di scoprire i resti di un edificio sacro millenario, risalente ad un periodo certamente non posteriore al VI secolo.  Si potrebbe anche ipotizzare una datazione antecedente: secondo un’antica tradizione infatti San Giulio – sacerdote greco che, insieme al fratello diacono San Giuliano, nel IV secolo si era spinto fino in Lombardia e nel novarese per predicare il Vangelo ed è ritenuto “costruttore di cento chiese” – sarebbe passato anche da Cassano Magnago e qui avrebbe fondato la “sua” chiesa.

La prima citazione relativa alla chiesa paleocristiana è contenuta nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” – una sorta d’inventario di tutti gli edifici di culto e altari esistenti nella diocesi ambrosiana – redatto dal canonico Goffredo da Bussero alla fine del XIII secolo. Da allora, le citazioni sono abbastanza costanti ma si deve arrivare alla seconda metà del Cinquecento per avere una descrizione dettagliata dell’edificio: a questo punto però si fa riferimento ad una nuova costruzione.

La seconda chiesa

Sul finire dell’epoca medioevale, nel secolo XV, fu infatti eretta una nuova chiesa, sulle fondazioni della precedente, descritta in maniera precisa nel corso della visita pastorale dell’Arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo del 12 luglio 1570. La seconda chiesa era molto diversa e un po’ più ampia rispetto alla prima, aveva una sola navata, l’ingresso principale si apriva su un sagrato (N) ad ovest e sulla facciata erano dipinte immagini di santi e di episodi della vita di San Giulio. Internamente, oltre all’altar maggiore posto ad est (A), si trovavano il battistero (F) e due cappelle laterali dedicate a San Giovanni Battista (I) e alla Madonna del Rosario (B), ambedue decorate. A nord si ergeva un piccolo campanile (D) mentre a sud vi era la sacrestia (H), con un affresco raffigurante la Decollazione di San Giovanni Battista; attigua la zona sepolcrale (M), anche se molte erano le tombe interne alla chiesa.

Più tardi furono eseguiti molti affreschi, destinati ad essere ammirati nella loro compiutezza durante la Visita Pastorale del cardinale Federico Borromeo del 22 settembre 1622.

Altre modifiche vennero apportate successivamente: nel 1684 era presente un altro altare laterale dedicato a Sant’Antonio da Padova; allo scopo di ricavare ulteriore spazio in una chiesa ormai divenuta inadeguata rispetto all’incremento della popolazione, si realizzarono altresì delle aperture sul lato sud per metterla in comunicazione con l’adiacente oratorio della Confraternita del SS. Sacramento (G) in modo da formare una sorta di navata laterale.

Ma quando fu evidente che anche questa soluzione era insufficiente, e non risolveva peraltro i problemi legati alle pessime condizioni in cui versava lo stabile, nel 1790 il parroco don Giacomo Fumagalli scrisse una lettera al “Real Consiglio di Governo” per richiedere l’autorizzazione alla costruzione di una nuova chiesa. Il progetto però non andò in porto, complici la morte del curato nel 1791, le perplessità delle autorità riguardo ai costi e le turbolenze del periodo rivoluzionario-napoleonico.

La chiesa nuova

Il compito di realizzare l’opera spettò a don Giovanni Battista De Vecchi, parroco di San Giulio dal 1808 al 1841. Ben presto gli apparve chiara l’impossibilità di ampliare il vecchio edificio, stretto tra il camposanto a sud, il piccolo sagrato davanti, l’abside e la canonica a est, il campanile e la stretta via San Giulio sul lato settentrionale. Individuò quindi un luogo diverso, non molto distante, e nel 1825 si iniziò l’edificazione della nuova chiesa, progettata dall’ingegner Rossetti riproponendo, ingrandite, le caratteristiche del millenario edificio che si stava per abbandonare.

Negli anni a seguire i lavori procedettero lentamente e con ripetute interruzioni soprattutto per la carenza di mezzi finanziari, per superare la quale la parrocchia decise persino di vendere l’antica chiesa al Comune, che intendeva trasformarla in sede municipale (cosa che di fatto avvenne nel 1853). E finalmente il 25 ottobre 1846 la nuova chiesa poté essere inaugurata e utilizzata per il culto, anche se non ancora consacrata.

Furono successivamente eseguiti i lavori del sagrato mentre negli anni 1880-1881 venne eretto il campanile sul lato sinistro. Con un’altezza di 47 metri e mezzo, è uno dei più alti del circondario ma è soprattutto uno dei più originali: tutto realizzato in mattoni a vista prodotti dalle fornaci locali, è simbolo dell’attività laterizia che fu per decenni fra le risorse economiche più significative della città.

Nel 1882 fu dotato di un concerto di ben otto campane, per un peso complessivo di 8728 kg: fino ad allora la comunità aveva continuato ad utilizzare la torre campanaria dell’ormai ex parrocchiale di San Giulio. Di ognuna delle campane si conosce la tonalità e la dedica, spesso testimonianza di quella che era ancora in gran parte una società rurale: ad esempio il campanone reca inciso “Sancte Juli nos ruraque tuere” (San Giulio proteggi noi e i nostri campi). Le campane sono inoltre abbellite da molte decorazioni in bassorilievo. L’intero concerto è stato rimosso e restaurato nel 2012.

Riguardo all’interno, nel 1846 la nuova chiesa era completamente spoglia, fatta eccezione per la presenza di alcune statue, qualche dipinto su tela, suppellettili e reliquie, balaustre e acquasantiere, tutto recuperato dalla chiesa antica. Fu affrescata e decorata, su incarico del parroco don Luigi Gadda, solo tra il 1926 e il 1932 dal pittore romano Eugenio Cisterna – uno dei maggiori artisti del tempo, la cui firma si trova in importanti chiese italiane ed estere – e dal Guarnieri, che eseguì gli affreschi delle cappelle della Madonna del Rosario e di San Giulio nel 1933.

Il 2 ottobre 1932 l’arcivescovo di Milano, cardinale Ildefonso Schuster, celebrò la consacrazione della chiesa secondo gli antichi riti.

Visita della chiesa

L’esterno

È da considerare innanzitutto il sagrato, realizzato nel 1855 in ciottoli secondo un ricercato disegno decorativo che vede al centro il simbolo del sole celtico. Sul lato sinistro del sagrato, in cima a un alto piedistallo, si trova una statua di San Giovanni Paolo II, prima opera in assoluto certificata con il marchio “dop” del marmo bianco di Carrara, scolpita da Giovanni Poletti e inaugurata il 26 ottobre 2007.

La facciata assunse l’aspetto attuale nel 1945, su progetto dell’architetto cassanese Romeo Moretti: interamente intonacata, ha un portale architravato al centro sormontato da una statua della Madonna del Rosario in trono, in pietra di Vicenza, qui collocata nel 2001; sopra il finestrone semicircolare, il cornicione reca la dedica al santo patrono “DIVO IULIO PATRONO DICATUM” mentre, al centro del timpano superiore, si trova il trigramma JHS.

L’interno

La chiesa ha un impianto a croce greca con coro terminante in un’abside semicircolare, presenta tre navate e sei cappelle laterali, quasi tutte delimitate da balaustre marmoree, ha grande cupola centrale e volte a botte nei bracci. La bussola sopra l’ingresso principale ospita l’organo, realizzato nel 1990-91 in sostituzione di organi precedenti, e la relativa cantoria. La chiesa è illuminata da diverse vetrate.

L’interno è stato oggetto di un corposo intervento di restauro nella seconda metà del 2020. Dal punto di vista strutturale l’opera più imponente ha comportato il consolidamento del muro di fondo della cappella al lato sinistro del presbiterio, ancorandolo ai muri laterali della chiesa e del campanile, e delle cupolette della cappella stessa e dell’attigua cappella di Sant’Antonio. Si è provveduto altresì all’impermeabilizzazione dei muri perimetrali, con una tecnica innovativa, nonché al rifacimento dell’impianto di riscaldamento e di illuminazione. L’aula è stata poi dotata di una nuova pavimentazione di grande valore, in cui piastrelle in marmo bianco di Carrara si alternano geometricamente a piastrelle in marmo rosso di Verona: al centro risalta la croce di San Maurizio, patrono della città di cassano Magnago.

Le navate e le cappelle laterali

Entrando sulla destra, superata una prima cappella con una statua ottocentesca di San Giuseppe e un bassorilievo in marmo di Carrara raffigurante la Natività, a circa metà navata si incontra la cappella dedicata a San Giulio dal 1951: nella nicchia sopra l’altare ecco la statua di gesso del santo – risalente al secolo scorso e protetta da vetro – raffigurato con in mano un crocifisso che addita ai fedeli. Nella lunetta soprastante una scritta ne celebra il ministero: “Iste est verus sacerdos” (Costui è sacerdote vero). La decorazione è costituita da due affreschi del Guarnieri: quello a destra è dedicato alla conversione di Santa Marcellina da parte di Sant’Ambrogio, quello di sinistra raffigura il martirio di San Maurizio.

Nella successiva cappella, si possono oggi ammirare tre sculture lignee seicentesche, provenienti dalla vecchia parrocchiale: un crocifisso, posto sull’edicola marmorea soprastante l’altare, verso cui volgono lo sguardo due statue raffiguranti la Madonna e San Giovanni evangelista, issate su piedistalli sporgenti dai lati della cappella. Il trittico, che è uno dei manufatti artistici più preziosi della chiesa, fa parte di quei beni inventariati anche presso lo Stato e come tale costituisce un’opera non scorporabile: in seguito al recentissimo restauro e su indicazione della Soprintendenza alle Belle Arti, è stato pertanto ricomposto con il recupero del crocifisso, a suo tempo donato alla nuova chiesa di San Pietro dall’allora parroco don Spina.

A destra del presbiterio, in una nicchia ricavata nella parete di fondo, spicca la statua marmorea raffigurante San Giovanni Battista, tra le opere d’arte di maggior rilievo presenti nella chiesa: anch’essa recuperata dalla chiesa rinascimentale, fu ultimata nell’estate del 1752 da Domenico Scaramucci secondo il “modellino” del celebre scultore cassanese Giovan Battista Maino (che ebbe fra l’altro un ruolo di rilievo nella progettazione della Fontana di Trevi e nell’esecuzione di importanti opere scultoree nelle basiliche di San Pietro e di San Giovanni in Laterano a Roma).

Lateralmente alla sacrestia, troviamo poi una tela che rappresenta San Stanislao Kostka mentre riceve la Comunione dalle mani degli angeli: è opera di Carlo Francesco Nuvolone detto il “Panfilo”, rinomato pittore del Seicento.

La navata di sinistra inizia con il battistero: la cappella, il cui pavimento è un gradino più basso dell’aula, è chiusa da cancellata in ferro su balaustre in marmo ed è stata realizzata in due tempi, tra il XIX e il XX secolo. Fu infatti rinnovata e ampliata tra il 1954 e 1955, quando fu aperta la piccola abside, occupata da un mosaico raffigurante Cristo risorto, eseguito sui cartoni preparati dalla scuola superiore d’arte sacra “Beato Angelico”, cui si deve anche il complesso marmoreo, con la scultura del Battesimo di Gesù, sopra l’ingresso.

Proseguendo, circa a metà navata e quindi in posizione simmetrica rispetto all’altare di San Giulio sul lato opposto, si trova la cappella della Madonna del Rosario, che può essere considerata una compatrona della chiesa. La statua che la raffigura, custodita in una nicchia sopra l’altare e protetta da vetro, è una preziosa scultura lignea del 1570, dorata nel 1616, e situata nella vecchia chiesa. Se la parrocchia di San Giulio ricorda il proprio santo patrono alla fine di gennaio, per lunga tradizione nel mese di ottobre si svolgono grandi festeggiamenti in onore della Madonna del Rosario, durante i quali la statua viene portata in processione nelle vie della città.

Ai lati della cappella, due affreschi del Guarnieri in cui sono rappresentati San Carlo in adorazione della Sindone, a destra, e Santa Rosa da Lima a sinistra.

Segue poi la cappella di Sant’Antonio: la tela che ritrae il santo proviene dalla vecchia chiesa e l’autore potrebbe essere sempre Carlo Francesco Nuvolone. Da poco tempo decorano questo altare anche due statue di San Pietro e San Paolo.

Per concludere, nella cappella a lato del presbiterio, spicca sul lato sinistro una grande tela ottocentesca di Giovanni Monti raffigurante il Cristo sulla croce che, prima dell’ultimo restauro, sovrastava l’altare della cappella del Crocifisso. Sul fondo troviamo invece una Statua del Sacro Cuore, precedentemente collocata nella cappella omonima, poi divenuta cappella di San Giulio nei primi anni Cinquanta.

Sopraelevato di tre gradini sull’aula, ha subito vari adattamenti dalla sua primaria realizzazione, l’ultimo dei quali nel corso del restauro del 2020: la sede del celebrante è stata spostata da sinistra a destra, sotto l’imponente pulpito ottocentesco, prendendo il posto dell’ambone, ora posizionato sul lato sinistro. L’ambone in bronzo, fissato a due spalle di marmo rosso, raffigurante in bassorilievo “Il discorso della montagna” e i simboli dei quattro evangelisti, è pregevole opera dell’artista lombardo Alberto Ceppi. 

Al limite dell’abside si trova l’altare maggiore di forme borromaiche con un tabernacolo, ad altezza mensa, e ai lati due grandi Angeli in legno dorato. Dal 1964 è presente un secondo ciborio, collocato nel tempietto soprastante.

L’attuale mensa rivolta al popolo fu voluta da don Filippo Spina (parroco dal 1948 al 1969), precorrendo le disposizioni del Concilio Vaticano II, allora in corso, e consacrata il 31 gennaio 1964. Un’iscrizione sul basamento fissa il periodo storico: “In memoriam Concilii Vaticani II regnante Paulo VI”.

Dietro l’altare, sopra gli ottocenteschi scranni in legno del coro, tre bassorilievi in polvere di marmo: eseguiti in occasione del centocinquantesimo anniversario della consacrazione della chiesa dall’artista cassanese Angelo de Natale, illustrano tre episodi della vita di San Giulio.

Sul lato destro del presbiterio, una notevole tela del 1580 dipinta da Ambrogio Figino, noto per numerose pale d’altare, oltre che per aver eseguito alcune tele per le ante dell’organo maggiore del Duomo di Milano: raffigura Cristo in Croce e, ai suoi piedi, la Madonna e Maria Maddalena.

Le decorazioni del Cisterna

Il pregevole ciclo di affreschi che ancor oggi abbelliscono l’interno della chiesa, opera di Eugenio Cisterna, ha come tema dominante il mistero della Santa Croce, dettato chiaramente dalle scritte “Crux, ave” e “Spes unica” (Salve, o Croceunica Speranza) visibili sulla cornice alla base del catino absidale, tratte dall’inno sacro “Vexilla regis prodeunt” (Avanzano i vessilli del re), usato ancor oggi durante la Settimana santa e la festa della Santa Croce.

Nel trittico del catino absidale è affrescata l’Invenzione – ossia il ritrovamento – della Santa Croce avvenuta nel IV secolo da parte di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino.

All’ Esaltazione è invece dedicata la cupola centrale in cui campeggia una grande Croce portata in cielo da due angeli. L’immagine presenta un singolare effetto ottico: l’osservatore che percorre la navata centrale, in direzione dell’altar maggiore o dell’uscita, ha infatti l’impressione che la croce lo segua, ponendosi perpendicolarmente su di lui. Completano l’insieme quattro scene della Passione:

Gesù nell’orto del GetsemaniGesù caricato della croce davanti a Ponzio Pilato, Gesù che cade lungo la via del Golgota Gesù inchiodato alla croce. Alla base della cupola, sono dipinte quattro vele dedicate ai quattro profeti maggiori:
Daniele Isaia, verso il presbiterio, Elia Geremia, verso l’ingresso.

Un significativo medaglione sopra il presbiterio celebra La gloria di San Giulio, portato in cielo da angeli su una nuvola.

Sulla volta prima del presbiterio troviamo altri tre medaglioni: quello centrale rappresenta Il trionfo dell’Eucarestia, mentre i due laterali sono dedicati ai patroni della diocesi: San Carlo che visita gli appestati, sulla sinistra, e Sant’Ambrogio con l’imperatore Teodosio, sulla destra.

Fra i tre medaglioni che abbelliscono l’arco di sinistra, davanti all’altare della Madonna del Rosario, si distingue in particolare quello raffigurante la Battaglia di Lepanto, che vide la flotta cristiana sconfiggere quella turca, il 7 ottobre 1571: proprio in seguito a questo trionfo, papa San Pio V istituì infatti, per quella data, la festa della Madonna del Rosario, inizialmente venerata come la Beata Vergine della Vittoria, che si invocava, appunto, con la preghiera del rosario.

L’altro arco laterale, davanti all’altare di San Giulio, presenta anch’esso tre medaglioni: uno raffigura San Francesco d’Assisi, da sempre assimilato al mistero della Croce.

Le reliquie

La chiesa custodisce numerose reliquie, pervenute nel corso dei secoli, la cui autenticità è attestata da documenti ufficiali. Fra le tante, si segnalano il frammento della Croce, donato da papa Clemente XI nel 1707, e il sangue del beato cardinal Schuster, nei batuffoli che vennero utilizzati per tamponare l’emorragia sulla sua fronte quando nel 1953 inciampò proprio nel tappeto all’ingresso della chiesa cassanese.

Ma naturalmente le più preziose per i parrocchiani sono le reliquie “ex ossibus” di San Giulio, collocate sull’altare del patrono in tempi recentissimi, ovvero domenica 20 ottobre 1996. Le reliquie sono state estratte dall’urna del santo, nella basilica a lui dedicata sull’isola omonima del lago d’Orta, e donate alla comunità cristiana di Cassano Magnago per volontà dell’allora vescovo di Novara, monsignor Renato Corti, in occasione del 150° anniversario dell’apertura della chiesa.

La “Ex chiesa di San Giulio”

Dopo aver acquistato la chiesa antica nel 1853, il Comune di Cassano Magnago la trasformò in municipio, mutilando la facciata, abbassando la torre campanaria e il battistero, e suddividendola in due piani al fine di una maggior funzionalità per il nuovo uso civile. L’edificio fu in seguito destinato ad altri scopi: Casa del fascio, magazzino comunale, sede del Consiglio di Circoscrizione dell’Avis, ufficio postale ed anche abitazione privata. Gli affreschi vennero nascosti da strati di imbiancatura ed in parte rovinati da lavori di muratura.

A partire dal 2006 l’amministrazione comunale ha avviato i lavori di restauro, diretti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia, che hanno riportato all’antica bellezza e alla loro intensa carica spirituale gli affreschi della chiesa mentre gli scavi archeologici hanno rivelato la storia dell’immobile. Al piano terra, una pavimentazione trasparente permette di osservare le antiche fondazioni della chiesa altomedievale, in particolare la zona absidale. (vedi particolare in foto) Molti gli affreschi recuperati, con raffigurazioni di Profeti, Sibille, Angeli con gli strumenti della passione, parte dell’Ultima Cena, la Decollazione di San Giovanni Battista, un San Gerolamo in mezzo ad una Annunciazione, l’angelo Gabriele con in mano il giglio.

Lo stabile così ristrutturato, che ormai è noto come “Ex chiesa di San Giulio, è stato inaugurato il 26 settembre 2009 e viene concesso dal Comune per mostre, convegni o eventi analoghi che richiamano l’affluenza di visitatori e pubblico.

Cappelle e chiese sussidiarie

Sul territorio sono state edificati nel tempo diversi edifici religiosi:

  • la cappella dell’Immacolata, costruita nel 1774 come oratorio privato – anche se un tempo ad uso pubblico – per i proprietari dell’attuale Villa Buttafava, in località “le Candie”;
  • l’oratorio di San Gerolamo, fabbricato nel 1846 contestualmente alla nuova chiesa di San Giulio sul lato destro della stessa e sede della Confraternita del SS. Sacramento; fu abbattuto per far posto all’Auditorio “Giovanni XXIII”, complesso cine-teatrale inaugurato nel 1968 che si deve alla volontà di don Spina;
  • la cappella di San Giuseppe, ad uso dell’ex Ospedale Sant’Andrea edificato negli anni 1893-1894 in via Buttafava. La Curia di Milano concesse di conservarvi l’Eucarestia e le funzioni religiose erano assicurate dai sacerdoti di San Giulio. Dopo la chiusura dell’ospedale, la cappella è oggi in disuso, ma una messa settimanale viene celebrata nella più recente cappella di Sant’Andrea, all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale in cui è stato riconvertito l’ex ospedale nel 2004;
  • la cappella della Madonna del Rosario, in fondo a via Bonicalza: fatta erigere nel 1955 dalla proprietaria per le famiglie residenti sui fondi della sua cascina, ora è sconsacrata e si trova nel territorio della più recente parrocchia di San Pietro;
  • la cappella dell’oratorio di San Giulio, dedicata a San Giovanni Bosco, ricavata nel sotterraneo dell’Auditorio e utilizzata come cappella feriale.

Bibliografia

Marco Pippione: “Cassano Magnago: la nostra storia”, Ed. Crespi

Andrea Girardi – Pietro Sammartini: “San Giulio in Cassano Magnago – Una storia che continua” – (25 ottobre 1996) – Tipografia Chinetti

Andrea Girardi – Pietro Sammartini – Luca Girardi: “San Giulio in Cassano Magnago – Una storia che continua – Campane, campanile, chiesa: …riscoperta delle origini” (25 dicembre 2012) – Tipografia Q-Print