5a di Quaresima – di Lazzaro
Un tempo favorevole
Siamo ormai nella seconda metà della Quaresima e iniziamo già a intravedere la settimana autentica, verso la quale ci stiamo dirigendo fin dall’inizio di questi giorni santi e benedetti. Oggi la liturgia ci chiede di confrontarci con un tema classico: la relazione con i riti e le tradizioni. Oggi si fa molta fatica a pensare a questi due temi: i riti e le tradizioni. Pare che i giovani facciano molta fatica ad avere qualsiasi rapporto con la tradizione: che sia quella del paese, che sia quella della famiglia, che sia quella della Chiesa. Sembra che ci sia un sostanziale rifiuto di tutto ciò che viene dalla sapienza degli uomini e dalla sapienza della Chiesa. Così siamo in presenza di molte tradizioni che resistono, ma senz’anima.
Così pure per il rito. Anche a livello civile, anche a livello di famiglia. Riti di famiglia e riti collettivi sono desueti, eccezion fatta per il rito che, ormai da anni, si è imposto: l’aperitivo!

La domenica di Lazzaro
Questa domenica, nel Vangelo che leggiamo secondo la tradizione ambrosiana, troviamo pane per i nostri denti! Si parla, infatti, di riti. Si parla di tradizioni. La tradizione di Israele sui morti: il seppellire il corpo del morto avvolto da bende imbevute di aromi; lo stare per tempo prolungato nel tempo del lutto; il rivolgere per alcuni giorni le preghiere tradizionali della famiglia per il caro estinto. Tutti riti e tradizioni che hanno anche un risvolto collettivo: sentiamo, infatti, che c’è molta gente attorno a Maria e a Marta, che è venuta “per consolarle per il loro fratello”. Sono riti, sono tradizioni, però percepiamo che c’è un sostanziale accordo in esse, c’è un accordo sociale. Ciò che a noi manca.
Un richiamo per tutti
Rito e tradizioni non sono cosa da disprezzare. Non sono cose antiche. Se provate a pensare, tutto ha una sua ritualità. Molte cose della società civile hanno la loro ritualità, molte cose che sono state introdotte nel modo di vivere degli uomini in questi ultimissimi anni hanno pure la loro ritualità. Il rito, la tradizione, non sono cose da disprezzare. Tutt’altro. Anzi io credo che tutti noi sappiamo guardare con riconoscenza, amore e affetto a chi, almeno nella nostra famiglia, ci ha trasmesso alcuni riti, alcune tradizioni che, di fatto, rimangono come un punto di riferimento per il nostro modo di essere, per il nostro modo di fare, per il nostro modo di vivere.
Nella vita e nelle comunità
Così è anche nella vita di comunità: il rito e la tradizione ci appartengono. Vi invito oggi, anzitutto, a ripensare con gratitudine ed affetto a chi ha edificato le nostre comunità e si è speso per esse, lasciandoci tra l’altro anche un patrimonio celebrativo di non poco conto. Ripensare con gratitudine a queste persone significa cercare di dare nuova anima ai riti e alle tradizioni, soprattutto per i giovani. Credo che chi è più anziano o adulto dovrebbe saper riscoprire il senso di alcune tradizioni o riti e dovrebbe avere la forza e l’intelligenza di consegnarli ai più giovani, invitando a riscoprire il valore di gesti, parole, canti, che hanno ancora molto da dire a tutti.
La Settimana Santa, verso la quale dirigiamo il nostro sguardo, è tutta un insieme di parole, riti, gesti, musiche, tradizioni, che si vivono solo una volta all’anno, solo in occasione di questi giorni santi nei quali, tra poco, ci troveremo. Cerchiamo di fare in modo che questa spiritualità non sopravviva solo per tradizione, ma che ci sia un vero e proprio desiderio di dare corpo e anima a ciò che essa rappresenta. Decidiamo di partecipare a questi riti: alcune cose, infatti, si possono spiegare, ma alcune cose possono essere comprese solo con una attenta partecipazione.
A cominciare dalla domenica delle palme che vivremo la settimana prossima.
Il Vostro Parroco,