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Domenica che precede il martirio

Uno sguardo sul tempo liturgico

Siamo alla fine di questa sezione del tempo liturgico perché questa è la domenica che precede il martirio di San Giovanni Battista che, come sappiamo, è una festa che segna uno spartiacque nel tempo dopo Pentecoste. Come sappiamo si legge, non solo oggi ma anche nella settimana entrante, il libro dei Maccabei, uno degli scritti più recenti, in ordine cronologico, del Primo Testamento. Parole forti, esempio provocatorio.

Maccabei

I contorni della vicenda storica dovrebbero essere noti. Israele, ormai non più Nazione, invaso prima dagli Assiri e ora dai Greci, cerca aiuto presso Roma, per tentare di restaurare i costumi dei padri. Il tentativo però non sortisce effetto, anzi, come si legge proprio nella lettura di oggi, ad Israele viene imposto di instaurare, nei luoghi più santi, il culto sacrilego degli dei. Ecco, allora, la rivolta dei fratelli Maccabei, sostenuti da uomini di fede come Eleazaro, di cui si parlava nella prima lettura. Un vecchio, ormai alla fine dei suoi giorni, al quale viene proposto di far finta di accettare i costumi imposti dai pagani per avere salva la vita. Abbiamo sentito la risposta: un forte rifiuto. Perché ingannare? Perché mostrarsi arrendevole? Perché dare cattivo esempio ai giovani? Ed ecco la risposta di fede. Per chi crede in Dio, per chi crede nella comunione con Lui nell’eternità, la tribolazione di un momento è cosa da poco e non ingannare i giovani è l’unico esempio da dare.

Domande

E se, invece, noi avessimo ingannato i giovani? Se la generazione degli adulti, o forse anche quella della prima anzianità, avesse ingannato la generazione che viene dopo di loro insegnando che, in fondo, si può un po’ imparare a stare al mondo sacrificando la fede? Se avessimo insegnato che la preghiera non è gran cosa? Se avessimo insegnato che la Messa non rappresenta gran che? Se avessimo insegnato che prima veniamo noi e poi gli altri e che della carità si può fare qualche piccolo atto, giusto per non avere troppi rimorsi di coscienza? E se avessimo continuato a deridere la Chiesa, che è nostra Madre e di cui tutti siamo figli? Le domande potrebbero essere molte!

Per noi

Perché, a differenza di Eleazaro, a differenza dei Maccabei, potrebbe essere che la generazione dei nonni giovani, degli adulti di oggi, dei genitori, abbia trasmesso proprio questo con il suo modo di fare e con il proprio comportamento. Abbia, cioè, fatto percepire che la fede non è che una realtà privata; che la Chiesa è una società di cui si può anche fare a meno; che la pratica della fede è roba da vecchie o da bigotti; che la carità e la coerenza della fede sono cose che si possono tralasciare…  Ci stiamo tutti lamentando che non ci sono i giovani, che in chiesa vediamo solo teste grigie o calve, che i ragazzi non hanno valori… Tutte cose vere. Ma non è che alla lamentela dovremmo sostituire un serio esame di coscienza? Potrebbe essere più utile! E potrebbe essere per noi il principio di un nostro ritorno ad una fede più intensa, ad una carità più operosa, ad un modo di fare più onesto…

Soprattutto potrebbe essere per tutti un richiamo a tornare ad avere con Cristo una relazione vera, profonda, incisiva, umile e, allo stesso tempo, forte.

Lasciamo che l’esempio dei Maccabei ci provochi e ci guidi. Solo una forte relazione con Dio renderà saldo il cammino e donerà aiuto, pace, protezione a tutti, rendendo poi più vera e forte la nostra Chiesa.

Il Vostro Parroco,