VII dopo il martirio
Nella logica del regno
Una tentazione piuttosto comune anche a noi, o forse soprattutto a noi che veniamo in chiesa, è quella di quantificare un po’ tutto. Una iniziativa va bene se siamo in tanti, se non ci sono momenti problematici, se si sta bene in quello che si fa. Non sembra essere questa la logica del regno di Dio riassunta nelle parabole che ascoltiamo oggi.

L’impossibilità di separare…
La parabola insiste molto sull’impossibilità di separare il grano dalla zizzania. Chi viveva in una società agricola, contadina, lo sapeva molto bene. La zizzania è un’erba che dirama le sue radici in orizzontale. Non va in profondità ma si estende nel terreno. Così il rischio, quando si dovesse strappare una piantina di zizzania, sarebbe quello di strappare, con essa, anche qualche erba buona, qualche coltura. Il rischio, evidentemente, è troppo grande. Per questo l’agricoltore sa aspettare. Aspetta il tempo giusto, aspetta l’occasione opportuna per separare il buon grano o una buona coltivazione, dalla zizzania che infesta i campi. Zizzania che sempre ci sarà, come dice il Signore, perché pensare di avere solo un campo buono che produce solo cose buone è illusorio da un lato, ma una tentazione dall’altro. La tentazione di fare una società di puri, di giusti. Idea che, quando è stata attuata, è sempre stata foriera di sventura.
Per noi
Eppure, noi sogniamo questo.
Penso a chi frequenta l’oratorio e vorrebbe che vi andassero solo i ragazzi “bravi”, quelli che sanno come comportarsi, che non dicono le parolacce, che vanno in chiesa a tutte le funzioni e frequentano tutti gli appuntamenti di catechismo… Così che, quando capita qualche “caso strano”, ecco che subito ci si domanda come faccia un ragazzo del genere a stare in oratorio!
Come accade nei gruppi parrocchiali. È difficilissimo che qualcuno si possa aggiungere, provenendo dall’esterno. Subito ci si domanda da che parte venga, subito ci si chiede cosa voglia. Ma mai nessuno che sa fare un invito, che avvicini qualcuno che, essendosi appena affacciato alla vita parrocchiale, se ne sta isolato. Mai nessuno che inviti per un incarico, perché sembra che a condividere qualche responsabilità si perda, in fondo, un poco del proprio “potere”.
Insomma, tutti abbiamo paura del diverso e del nuovo. Così perdiamo quella facoltà che, invece, dovrebbe appartenerci, ovvero quella di essere lievito che sa far fermentare la pasta. Toccherebbe a noi, quindi, essere capaci di agevolare il bene, propagare il bene, proprio per arginare il male, ma senza pretendere di annientarlo ora. Toccherebbe noi avere un comportamento virtuoso, che sappia davvero di Vangelo e non di chiusura che davvero poco ha a che fare con la fede.
Così credo che questa domenica serva proprio a richiamare noi che siamo già cristiani di vecchia data. Un richiamo che ci chiede di non anticipare la vita eterna! Un richiamo che ci insegna a sopportare la logica delle convivenze. Non sarà la cosa migliore, ma, di fronte al rischio di escludere qualcuno o, peggio, di ferire qualcuno mortalmente, è ben poca cosa.
Chiediamo questa grazia, ad anno pastorale già iniziato, perché tutti possiamo davvero essere più attenti e più propensi ad avere uno stile di vita che profumi di Vangelo. Sarà difficile, ma questa è la grazia da chiedere in un anno giubilare come quello che tra poco inizieremo.
Il Vostro Parroco,