6a dopo Pentecoste
Nella storia della salvezza
Per chi sta seguendo il cammino di questo tempo dopo Pentecoste, sarà facile capire perché, dopo le domeniche che ci hanno fatto rileggere l’inizio della storia della salvezza e, soprattutto, dopo la domenica di Abramo, ci viene proposta la figura di Mosè.

Il dono della legge
La scrittura ci ricorda una molteplicità di fatti della vita di Mosè. Tra essi è certamente centrale la sua vocazione – l’episodio del roveto ardente- e la consegna delle tavole della legge, sul monte Sinai. Questa consegna delle tavole è vissuta da tutto Israele come un dono. Dio si compiace non solo di rivelarsi, ma anche di rivelare quella via che conduce a Lui. Via fatta di indicazioni perché la libertà possa determinarsi nella direzione della fede e così possa far giungere un uomo alla Verità. Il fine della legge, infatti, non è solo o non è tanto quello di dare un codice etico ad Israele, ma, piuttosto, quella di permettere all’uomo di giungere alla conoscenza della rivelazione di Dio. ecco perché la “Torah”, la legge, è sempre considerata un dono di Dio per il quale ringraziare l’Altissimo.
In parallelo con questo brano leggiamo il testo delle beatitudini che, non a caso, è chiamato “lex nova”, il condensato della legge evangelica. Anche questa predicazione del Signore mira a far conoscere il vero volto di Dio e ad essere ammessi alla sua rivelazione. Come leggiamo nel Vangelo di oggi, le beatitudini di Luca concludono con l’invito ad essere misericordiosi. Chi accoglie la rivelazione di Dio accoglie la rivelazione della sua misericordia. È per questo che il credente deve essere misericordioso nella sua vita. L’uomo che accede alla rivelazione del Signore incontra la sua misericordia e si dispone ad essere misericordioso come il Padre. È così che ci si incammina sulla via della perfezione evangelica.
La catechesi per noi
Credo che tutti, se vogliamo accedere alla proposta di riflessione che in questa domenica ci viene donata, dobbiamo anzitutto chiederci: conosco il testo delle beatitudini? Lo medito? Lo faccio mio? Lo osservo? In effetti è curioso che, mentre tutti sappiamo che questa pagina è centrale per il Vangelo, non ne consociamo poi il vero contenuto, non ne pratichiamo la proposta. Le beatitudini dovrebbero essere, invece, la fonte di ispirazione per la regola di vita di chi, adulto nella fede, cammina con il Signore. È per questo che dovremmo essere puri di cuore, capaci di vedere la presenza di Dio nella nostra vita, capaci di comprendere che anche quelle condizioni che configuriamo come condizioni di “pianto” non si oppongono alla rivelazione di Dio ma, anzi, ci permettono di giungere più speditamente alla contemplazione del suo volto. Se avessimo davvero nel cuore questa pagina tutti cercheremmo di astenerci da quelle realtà che sono alla portata di tutti ma che ci distolgono dal cammino di fede e ci portano lontano da Dio. così come, se avessimo davvero a cuore questo testo, non ci preoccuperemmo di chi critica la fede, il mondo dei credenti, la Chiesa. Ogni uomo di fede sa bene che vivere per la fede è sempre stato difficile, è sempre stato complesso. Se questa può essere considerata una “persecuzione”, l’uomo di fede non se ne occupa. Va avanti a testimoniare i valori in cui crede senza fermarsi mai. È questo il compito che tutti dovremmo svolgere. Il tempo presente ci chiede di essere più attenti alla testimonianza di fede che siamo chiamati a dare, più fraterni nelle relazioni, più intenzionati a condividere la vita nella Chiesa che è quella “casa comune” di tutti coloro che si riconoscono figli di Dio e vogliono camminare verso l’eternità. Occorre più grinta, imitando Mosè, o imitando San Paolo che ci ha ricordato che quando la fede è autentica e sincera, lavora sempre per il bene di tutti. Chiediamo al Signore questa grazia e lasciamo che anche questa Parola di Dio illumini il cammino che sempre dobbiamo compiere. Anche in estate!
Il Vostro Parroco,