5a domenica di Avvento: il Precursore
Betlemme
La liturgia di oggi cita esplicitamente la città nella quale nacque il Signore. Betlemme è un nome che tutti conosciamo, una città che, immediatamente, mette tutti in comunione con il mistero della Sua Incarnazione che ci stiamo preparando a celebrare. Un nome che evoca molte cose. Soprattutto evoca la pace.

Betlemme profezia di pace
Certamente anche noi colleghiamo questo nome agli antenati di Gesù. Betlemme è la città di Davide, è la città dei grandi re di Israele, è la città cara anche al Primo Testamento ancora per motivi più antichi: è la città di Rachele da cui nacquero a Giacobbe alcuni di quei figli che avrebbero poi iniziato la storia delle Tribù di Israele. Sentiamo tutti che Betlemme è città chiamata alla pace, ma conosciamo l’esito moderno della città. Città della Palestina, città che non conosce propriamente la pace.
Per noi
Dedicheremo tutto il mese di gennaio al tema della pace.
Anche noi ci ritroveremo proprio il primo giorno dell’anno 2026, come ogni primo dell’anno, a riflettere su questo tema, aiutati anche dalle parole che papa Leone donerà alla Chiesa.
Tuttavia, non possiamo non cogliere, nelle Scritture di oggi, un invito ad essere profeti di pace.
Papa Leone ci ha abituati, fin dal primo giorno del suo ministero, a capire che la pace è “disarmata e disarmante”. La pace nasce dai cuori non armati degli uomini che sanno disarmare anche il cuore di chi rimane armato.
Credo che la prima condizione per la pace sia proprio questa: coltivare noi, per primi, un cuore disarmato. Come si disarma il cuore? La presenza di Giovanni il Battista, il Precursore, in tutte le nostre liturgie di Avvento ce lo ricorda. Si disarma il cuore solo quando siamo in una relazione vera e profonda con il mistero di Dio. Solo nella comunione sempre rinnovata con Dio si disarma il cuore dell’uomo. Quando si disarma il cuore, si disarma la parola, si disarmano i gesti, si disarma la mente. Quando questo accade e quando più persone si mettono insieme per vivere la stessa dimensione di vita, allora nasce la profezia. Nasce un popolo che, poiché costantemente rinnovato dalla presenza di Cristo, il Principe della pace, diventa realmente capace di portare pace nel mondo, nei cuori che si rinnovano, nelle mani che collaborano a disarmare il modo di vivere di tutti.
Credo che questa quinta domenica di Avvento ci chieda proprio questo. Disarmiamo il cuore, disarmiamo la mente, disarmiamo la nostra vita. Se questo avviene però solo per una rinnovata relazione con Dio, il richiamo è che ciascuno di noi sappia vivere bene la novena di Natale che inizia, magari anche a prezzo di qualche rinuncia e di qualche sforzo.
Chiedo a tutti gli adulti, ai giovani, ai lavoratori, agli studenti, di saper valorizzare la novena delle ore 06.20 del mattino. Se non siamo nemmeno disposti a rinunciare a qualche minuto di sonno, saremo mai disposti a promuovere la pace?
Chiedo alle famiglie dei ragazzi di valorizzare la novena dell’oratorio, nelle tre diverse possibilità che vengono date: se non educhiamo alla relazione con Cristo, cosa ci salverà? La partecipazione ai riti natalizi? Sempre più mondani e sempre meno connotati dalla presenza di Dio? Direi di no! Coraggio! Siamo noi i primi a credere alla pace disarmata e disarmante per essere profezia di pace per il mondo intero!
Il Vostro Parroco,
