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Nostro Signore Gesù Cristo, re dell’Universo

Solennità e richiami: la giornata del povero e della Caritas

Come è tradizione, nella solennità di Cristo Re, giorno che conclude l’anno liturgico, viviamo la giornata del povero e, insieme, la giornata della Caritas. Credo sia molto bello chiudere il nostro anno liturgico unendo insieme queste dimensioni spirituali e queste intenzioni di preghiera.

Dal messaggio di papa Leone XIV

La più grave povertà è non conoscere Dio. È questo che ci ricordava Papa Francesco quando in Evangelii gaudium scriveva: «La peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L’immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede». C’è qui una consapevolezza fondamentale e del tutto originale su come trovare in Dio il proprio tesoro. Insiste, infatti, l’apostolo Giovanni: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

È una regola della fede e un segreto della speranza: tutti i beni di questa terra, le realtà materiali, i piaceri del mondo, il benessere economico, seppure importanti, non bastano per rendere il cuore felice. Le ricchezze spesso illudono e portano a situazioni drammatiche di povertà, prima fra tutte quella di pensare di non avere bisogno di Dio e condurre la propria vita indipendentemente da Lui. Ritornano alla mente le parole di Sant’Agostino: «Tutta la tua speranza sia Dio: sentiti bisognoso di Lui, per essere da Lui ricolmato. Senza di Lui, qualunque cosa avrai servirà a renderti ancora più vuoto» (Enarr. in Ps. 85,3).

Per noi

Cosa significa, per noi, rileggere queste parole? Credo che tutti, pensando alla Caritas, immediatamente pensiamo ad aiuti concreti, ad ascolti fattivi, a opere che nascono sia dalla fantasia che dalla richiesta dei bisognosi. Il Papa ci ferma un attimo e ci ricorda intanto quale deve essere la molla che ci spinge nell’operare la carità: la fede. La fede che nasce dall’incontro personale con Cristo e che viene continuamente alimentata dal rinnovarsi di questo incontro nei Sacramenti. Realtà alla quale tutti noi abbiamo accesso e alla quale, oggi, chiedo a tutti di ripensare. In secondo luogo, il Papa ci ricorda che la povertà prima è la mancanza di fede, la mancanza di incontro con Cristo e questo vale anche per noi! Per le nostre terre, di profonda fede cristiana in quanto a tradizione ma di assoluto smarrimento e di progressivo venir meno nella fede nei nostri tempi. Ecco allora il richiamo per tutti. Se, da un lato, occorrono persone che, generosamente, aiutino la comunità tutta nella somministrazione della carità, dall’altro è dovere di tutti cercare di portare Cristo al fratello. Impegno che tutti possiamo prendere e mantenere. Magari, pensando già anche ai giorni di Avvento che, con la prossima domenica, cominceranno il ciclo del nuovo anno.

Uniamoci alla Caritas, domandiamoci quale proposta di carità possiamo sostenere, ma chiediamoci anche cosa possiamo fare noi per portare Cristo al fratello.

All’interno troverete un apposito notiziario, come è nostra tradizione, per alcune riflessioni sulla carità e sulla vita della nostra Caritas di comunità pastorale.

Invito tutti a farsi prossimo anche delle esigenze concrete, materiali dei poveri tra noi.

Il Vostro Parroco,