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Dedicazione della Cattedrale

La festa del Duomo e un adempimento

Oggi ricorre la festa del Duomo. Nella lettera pastorale il Vescovo ci chiede di condividere i passi fatti in materia di sinodalità. Proponiamo la lettura del testo che abbiamo steso sia come diaconia dei sacerdoti che come Consiglio Pastorale.

Artigiani della sinodalità

Probabilmente avete sentito la grande attenzione che papa Francesco ha dedicato al tema della sinodalità. Tutto il suo ministero è stato pervaso dalla consapevolezza di un lavoro sempre più condiviso. Il modello proposto da papa Francesco si è esteso a tutta la Chiesa, come modo di lavorare non solo dei grandi organismi e delle Curie diocesane ma anche delle singole Parrocchie o, dove sono presenti, delle Comunità Pastorali. Papa Leone, dall’inizio stesso del suo ministero, ha ribadito e specificato che questo stile, questo modello, deve essere ancor più diffuso ed ha precisato di voler rilanciare la linea già data alla Chiesa dal suo predecessore.

Cosa si intende per “modello sinodale”

Cerchiamo, anzitutto, luce dalle parole di papa Francesco che ha detto:

“Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”. Camminare insieme – Laici, Pastori, Vescovo di Roma – è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica. Dopo aver ribadito che il Popolo di Dio è costituito da tutti i battezzati chiamati a «formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo», il Concilio Vaticano II proclama che «la totalità dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo (cfr 1 Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il Popolo, quando “dai Vescovi fino agli ultimi Fedeli laici” mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale». Quel famoso infallibile “in credendo”. Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium ho sottolineato come «il Popolo di Dio è santo in ragione di questa unzione che lo rende infallibile “in credendo”», aggiungendo che «ciascun Battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del Popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni». Il sensus fidei impedisce di separare rigidamente tra Ecclesia docens ed Ecclesia discens, giacché anche il Gregge possiede un proprio “fiuto” per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa”.[1] Camminare insieme, sostenendo i confronti, facendoci carico gli uni dei pesi degli altri, valorizzando le differenze dentro il contesto più grande dell’unità è ciò che ci viene chiesto di fare.

Cosa si intende per “modello sinodale”

L’Arcivescovo ci chiede, nella lettera pastorale di quest’anno, di utilizzare la data di oggi, festa della Dedicazione del Duomo, per rendere noto a tutti i passi che sono stati compiuti e prevedere anche qualche linea per il futuro. Sottolineo questi passi:

  • La centralità del Consiglio Pastorale. In questi anni, nei quali abbiamo anche rinnovato il CPCP, come da scadenza diocesana, abbiamo dato un ruolo sempre più centrale al Consiglio. Nell’ultima elezione, come il Vescovo ha chiesto, la lista dei candidati è stata unitaria e non più ripartita nelle rappresentanze delle singole parrocchie. Questo mandato del CPCP prevede momenti di formazione e di verifica per tutti i membri, il ritrovo regolare una volta al mese, la discussione delle realtà della comunità pastorale che, di volta in volta, vengono messe a tema.
  • La valorizzazione del Consiglio per gli affari economici. Benché ogni parrocchia mantenga la sua cassa e il consiglio economico sia parrocchiale, abbiamo valorizzato sempre più anche la riunione comunitaria per cercare di approfondire, anche a livello economico, una visione d’insieme. Peraltro, vorrei sottolineare che nel recente passato le singole parrocchie hanno già dimostrato di sapersi prendere cura l’una dei problemi dell’altra. Anche questa è una via da seguire ed approfondire.
  • Il collegio dei prefetti. Nella nostra comunità pastorale, un altro “collegio” che vive una fase seria del lavoro sinodale è l’insieme dei prefetti che dirigono alcuni aspetti della vita dell’oratorio. Da una richiesta di semplice cura della casa, si è passati ad un coinvolgimento nella decisione per le attività e ora anche nei capitoli che riguardano l’educazione dei ragazzi. Il collegio dei prefetti rimane poi un punto di riferimento anche per il CPCP, i Consigli economici e alcune attività delle parrocchie oltre e al di fuori della pastorale giovanile.
  • La formazione comunitaria delle catechiste e, ora, anche del catechismo. La cura per la formazione della fede è al cuore e al centro della vita di comunità. Da anni le catechiste, pur lavorando nelle diverse parrocchie, si trovano insieme per la loro programmazione e formazione. Ora anche il catechismo di seconda elementare parte in forma unitaria. I numeri in costante calo, la difficoltà di reperire nuove catechiste, il coinvolgimento più difficile delle famiglie rispetto al passato, ci hanno consigliato di procedere in questa direzione che rimane per tutti un richiamo alla unione effettiva più che alla collaborazione.
  • L’unica società sportiva. Entra ormai nel suo quinto anno di vita la società “comunità sportiva San Maurizio” che è stata voluta e creata appositamente per avere un unico soggetto di riferimento nelle attività educative inerenti lo sport. Anche la sportiva è retta da un direttivo che si ritrova periodicamente e, in unione con il Parroco e gli altri sacerdoti, cerca di percorrere la via sinodale proposta a tutti.
  • La comunità educante. Racchiude questi ultimi due soggetti educativi oltre alle famiglie e agli animatori dell’oratorio. Anche se con qualche resistenza e fatica, sta operando sempre più per offrire ai ragazzi e alle famiglie che vengono approcciate un punto di riferimento solido ed orientato a Cristo, Maestro al quale noi tutti vogliamo guardare. Solo così, anche nelle diverse emergenze e difficoltà che riscontriamo, potremo offrire una speranza concreta alla quale orientare la vita.
  • La piena comunione nel cammino della Caritas. Anche la Caritas viene retta da un direttivo che lavora secondo il modello sinodale e, come ben sappiamo anche dai resoconti delle attività che vengono pubblicati, tiene viva l’attenzione ai bisogni dei poveri nella nostra comunità.
  • Celebrare insieme il Natale e la Pasqua. Da ultimo il segno più importante. Da alcuni anni celebriamo insieme il Natale e la Pasqua. Certo non sono mancate le resistenze e le critiche e tuttora qualcuno non si lascia raggiungere dal messaggio potente di una comunità che celebra unita i due momenti fondamentali dell’anno liturgico. Non è solo una decisione nata in un momento in cui non ci era possibile fare altro! È un desiderio di riunirci insieme, per sentirci, come i Papi ci dicono, popolo di Dio, che trae la forza per continuare il proprio cammino dal mistero di Cristo che si attua nelle celebrazioni dell’anno liturgico, proprio a partire dalla centralità della Pasqua e, conseguentemente, del Natale.

Questi i passi più significativi fatti, con una vera “sinodalità” di confronto e di dialogo.

La diaconia dei sacerdoti

Spero vi faccia piacere sapere che sempre i sacerdoti della comunità si ritrovano il martedì per un loro momento di dialogo, confronto e decisione, così come viene condiviso il pranzo della domenica, momento di comunione semplice ma profondo.

Vie per il futuro

Noi sacerdoti siamo tutti profondamente convinti che questa sia la via da seguire. In questo momento, viste le molte novità introdotte in questi anni, credo che sia necessario provvedere anche ad un consolidamento delle linee intraprese. Il Consiglio pastorale in primis e gli altri organi di collegialità della nostra comunità, saranno il punto di riferimento per il discernimento futuro, circa le correzioni da introdurre e le novità da applicare, in base anche alle indicazioni che verranno dalla Santa Sede e dalla Curia Arcivescovile. Lo stile al quale richiamiamo e ci richiamiamo tutti, deve essere non solo quello di una sinodalità sempre più efficace, ma anche quello di una missionarietà sempre più vera e sentita. Camminiamo insieme per dare un respiro sempre maggiore alla comunità tutta.

Per tutti per una partecipazione sempre più sentita dei laici

Il metodo sinodale non deve essere rivolto solo agli operatori pastorali o ai fedeli più sensibili, ma a tutti. Per questo esortiamo ciascuno a vivere, anche in famiglia e nei contesti abituali alla vostra frequentazione, dialoghi seri e costruttivi circa questo metodo.

Il Signore e Maria Santissima ci aiutino e ci sostengano nel cammino sinodale da compiere.

Il vostro Parroco, Don Andrea,
con don Emanuele, don Francesco, don Germano, don Franco, don Tullio
e tutto il Consiglio Pastorale della comunità.

[1] Omelia al sinodo dei Vescovi

Il Vostro Parroco,