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5a dopo Pentecoste

Uno sguardo sul tempo liturgico

Dopo la pagina della creazione, del peccato originale, di Caino e Abele, in questa quinta domenica la Genesi ci propone una pagina storica legata al ciclo di Abramo.

Un problema

Tutti conosciamo la narrazione della distruzione di Sodoma e di Gomorra. Ma, al di là del testo, sempre bello da rileggere, ecco che sorge il problema: quale fu l’origine di queste città? Perché finirono? In cosa consisteva il loro male? Qui le ipotesi iniziano ad essere molte e, sinceramente, credo che la maggior parte dei fedeli ne sappia molto poco. Del resto non è poi così importante sapere quale fosse il male di queste città, piuttosto la Genesi ci dice che in ogni città c’è del bene e c’è del male. Il problema non sta nel pensare che ci possa essere solo il bene o che il male debba essere, in qualche modo, debellato. Il punto nodale è capire quando il male diventa troppo, quando ci si allontana eccessivamente dalla verità che il Signore dona e rivela agli uomini come invito alla saggezza e alla felicità. Ecco il cuore del testo. Sodoma e Gomorra vengono additate come esempio di città nelle quali non c’è più ricerca di Dio, ma solo di sé stessi, dei propri interessi, del proprio piacere.

Abramo

Sorprende Abramo. Egli interviene a favore dei peccatori con questa lunga trattativa al ribasso. È tipico degli orientali chiedere uno “sconto” su ogni cosa! Abramo non stupisce, però, per questo, ma per il suo essere totalmente diverso dagli uomini che intende salvare. Egli non pensa a sé, ma a Dio; non cura i suoi interessi, ma quelli degli altri; non si arrende di fronte alle difficoltà perché non cerca un modo per stare bene da solo, ma un modo per far stare bene gli altri. Si mette al posto dei peccatori di Sodoma e di Gomorra per provocare Dio alla misericordia.

Per noi

A chi assomigliamo? Di chi prendiamo le parti? Forse, dobbiamo ammetterlo, noi e le nostre città assomigliamo molto a Sodoma e Gomorra. Anche noi, anche nelle nostre città si pensa a noi stessi, si cerca il profitto da realizzare, l’interesse da raggiungere. Anche nelle nostre città si pensa a tutto fuorché a Dio. Anche nelle nostre città si dà più interesse alle cose che agli uomini. Dobbiamo ammetterlo: siamo più simili agli abitanti di Sodoma e di Gomorra che ad Abramo. È così e credo che sia davvero una cosa che, ormai, ci appartiene da tempo. Forse è proprio per noi che vale il richiamo del Vangelo: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. La porta stretta della preghiera, anche in questa estate. La porta dell’attenzione all’altro, perché le relazioni non vengano mai dimenticate. La porta della carità, perché nessuno si disinteressi mai delle povertà degli altri.  La porta di chi cerca non il divertimento momentaneo, ma la salvezza eterna. Forse è proprio questo il richiamo che fa più per noi, dal momento che non ci interessiamo abbastanza della vita eterna facendoci bastare le cose del momento o le cose superficiali.

Abramo diventa il modello di chi vuole passare per la porta stretta. Abramo che lascia le sue cose, si preoccupa dei suoi affetti, cerca la via di Dio, vive gesti di carità generosi, è modello. Modello di chi, appunto, cerca non il benessere, il prestigio e qualsiasi forma di potere, ma il servizio. Il servizio dell’uomo, il servizio del debole, anche il servizio del peccatore che ha gravemente sbagliato. Abramo fa questo perché non c’è porta migliore per dirigersi verso la vita eterna.

Sapremo anche noi fare altrettanto in questa estate?

Il Vostro Parroco,