4a dopo Pentecoste
Uno sguardo sul tempo liturgico
La liturgia continua a farci rileggere le pagine della storia della salvezza nel loro svolgimento logico. Questa settimana rileggiamo una delle pagine più belle della Genesi, quella relativa all’episodio di Caino e Abele.

Custodi responsabili
Tutti conosciamo questa narrazione splendida. Narrazione che ha al centro la famosa domanda che Caino pone dopo l’omicidio di Abele: “Sono forse responsabile di mio fratello?”. La risposta è ovviamente positiva! Sì, nella logica della creazione voluta da Dio, ciascuno è responsabile di un fratello. Dove fratello è semplicemente colui che vive accanto. Il credente non è responsabile solo delle persone alle quali è legato da vincoli di parentela o di cura. Il credente si sente “fratello universale” di tutti e, per questo, si sente responsabile di tutti e di tutto. Responsabile delle persone, ma anche del creato. Responsabile degli uomini e delle donne che incontra, non meno che del luogo dove vive e, in realtà, di ogni aspetto del creato, giacché tutto è connesso e tutto è opera di Dio, come abbiamo riascoltato due settimane fa, iniziando dalla creazione la rilettura della storia della salvezza.
Per noi
L’invito per noi è proprio quello di sentirci responsabili di ogni cosa, del posto dove abitiamo, della terra sulla quale siamo pellegrini, delle persone con le quali abbiamo a che fare, dell’uomo in generale.
Credo che i tanti fatti di cronaca che ci parlano della morte per mano violenta, stiano riproponendo a noi tutti, in modo anche drammatico, la questione. Se siamo responsabili degli altri, perché tanto odio e tanta cattiveria? Se siamo “di formazione cristiana”, donde il desiderio di sopprimere l’altro quando dà fastidio, diviene scomodo, o, semplicemente, non serve più? Credo che le domande siano da conservare nel cuore, per trovare una reazione. Reazione che deve nascere dalla nostra fede. Poiché siamo cristiani, poiché siamo figli di Dio, rifiutiamo l’uso della violenza come pratica alla quale fare ricorso per le cose della vita. Poiché siamo figli di Dio noi vogliamo allontanarci dall’idea della guerra, dei conflitti armati, come forma per risolvere i conflitti internazionali. Come credenti, come cristiani, vogliamo vivere le relazioni umane, anche quelle più faticose nelle quali può incorrere la nostra vita, non ricorrendo mai all’uso della violenza o, tantomeno, delle armi. Come credenti, come cristiani, vogliamo davvero sentirci fratelli di tutti coloro che, con noi e come noi, sono pellegrini sulla terra.
È una questione etica, è una questione vitale. In questa domenica vi invito a pregare, perché ciascuno di noi possa sempre sentirsi fratello di tutti, proponendo quello stile di vita, che è lo stile delle beatitudini, che, sempre, deve competere al cristiano.
L’estate, ormai pienamente iniziata, ci veda responsabili anche per questo.
Il Vostro Parroco,
