2a dopo Pentecoste
Dopo Pentecoste
Dopo la solenne festa del Corpus Domini, anche in questa settimana ci sentiamo in festa! Ci prepariamo, infatti, alla festa di San Pietro apostolo, che è anche la festa di una delle nostre parrocchie.

Di che cosa siamo preoccupati?
Ogni volta che rileggo il Vangelo che ci ha proposto oggi la liturgia, mi chiedo per che cosa sono preoccupato. Potrei chiedere la stessa cosa a voi: di che cosa siete preoccupati? Certo, se ci mettessimo tutti insieme, potremmo far nascere un elenco molto lungo, forse quasi infinito, credo tutto di “cose”. Cose importanti della vita o anche, forse, cose di relativa importanza che, tuttavia, ci preoccupano. Ciascuno di noi potrebbe ben difendere la sua preoccupazione, perché i casi della vita sono davvero molteplici. Come poi sappiamo, ci sono tante situazioni che sono davvero molto preoccupanti. Penso ad alcune realtà del mondo che ci trascendono: per esempio le grandi complicazioni create dalla geopolitica. Penso ad alcune condizioni personali: soprattutto quelle legate alla salute. Ci sono situazioni molto preoccupanti legate al mondo delle relazioni e degli affetti che non possono essere trascurate. Ci sono preoccupazioni locali… Tutte cose che, per la loro importanza e serietà, meriterebbero una trattazione approfondita e seria.
Il suggerimento del Signore
Anche Gesù sembra preoccupato. Se vogliamo è lo stesso Signore Gesù che ci suggerisce per che cosa dovremmo preoccuparci. Il Signore è preoccupato per la situazione delle anime. Noi ci preoccupiamo per la situazione della nostra anima? Credo che, un po’ tutti, rimandiamo all’infinito l’argomento. Salvo poi accorgerci che è troppo tardi! La domanda per noi è quindi diretta: ti stai preoccupando per la vita della tua anima? Potremmo tradurre in vario modo l’espressione del Signore che cerca di aiutarci a concretizzare il discorso: “Cercate prima il regno di Dio”.
Cercare prima il regno di Dio significa dare spazio alla vita interiore e cercare di vivere espressioni di fede che siano realmente significative e che sappiano indirizzare la nostra anima verso l’incontro con Dio.
Cercare prima il regno di Dio significa cercare il proprio posto all’interno della comunità ecclesiale, perché l’appartenenza non sia solo formale, abitudinaria, scipita.
Cercare prima il regno di Dio significa interrogarsi, in ogni età della vita, per capire quali istanze di carità si vogliono sostenere, così che la fede non sia solamente un fatto privato, che include solo la parte spirituale, ma rimandi anche ad una pratica seria di attenzione agli altri e ai loro bisogni.
Cercare prima il regno di Dio significa cercare di rendere pratica la fede, con tutte le implicanze che ciò comporta, nelle scelte economiche, politiche, morali…
Guardando l’esempio di Pietro
Credo che questa sia stata proprio anche la vita e l’itinerario spirituale di San Pietro. Un uomo che si era appassionato della sequela del Signore, un uomo generoso e capace di slanci immediati, ma anche un uomo che ha dovuto imparare, nel corso di lunghi anni, cosa significava avere fede e quali fossero le implicanze pratiche della sua scelta decisa per il Signore. Guardare a San Pietro significa guardare ad un uomo che ha imparato pian piano a scegliere il Signore giorno dopo giorno. Questa credo sia la cosa più bella che tutti possiamo imparare dal “Principe degli apostoli”. Entriamo in questa settimana occupandoci seriamente della nostra anima.
Il Vostro Parroco,
