7a di Pasqua – Domenica dopo l’Ascensione
Novena di Pentecoste
Nella speranza che tutti abbiate per lo meno cercato di vivere e di celebrare la solennità dell’Ascensione del Signore che abbiamo ricordato giovedì, vi invito a rileggere con attenzione il brano di Vangelo.

Cristo si affida a noi
Una delle primissime riflessioni che ha fatto la Chiesa degli apostoli ha riguardato proprio il tema dell’assenza di Cristo dal mondo. Con l’Ascensione è terminata, infatti, la presenza fisica di Cristo nel mondo ed è iniziata la sua presenza spirituale. Esperienza che chiede agli apostoli e a tutti coloro che avrebbero creduto alla loro predicazione, di essere testimoni credibili del suo amore con la propria vita, soprattutto con la propria preghiera e, naturalmente, nelle proprie opere. I primi cristiani hanno così capito che Cristo si sarebbe affidato a loro. Al loro modo di essere, al loro modo di vivere, al loro modo di pensare, al loro modo di amare. È per questo che la prima Chiesa viene cercata: non per le celebrazioni e nemmeno per quello che rappresenta. La prima Chiesa viene apprezzata e stimata per il modo con cui i cristiani vivono, ovvero tutti dediti all’unità tra di loro e, contemporaneamente, all’apertura al mondo. La prima Chiesa ha vissuto così: con una forte coesione interna e con una spinta missionaria decisamente molto forte.
I nostri tratti distintivi
Se questi sono i tratti distintivi della prima Chiesa, è chiaro che devono essere i tratti distintivi della Chiesa, sempre, in ogni tempo, anche nel nostro. Mi domando se la nostra Chiesa, ovvero la nostra comunità pastorale, ha questi tratti distintivi.
Credo di spronarvi spesso sul tema dell’unità. Abbiamo fatto dei passi. Abbiamo cercato di iniziare dei percorsi, dei cammini. Siamo molto grati al Signore per quello che siamo, per ora, già stati in grado di fare. Eppure, non bisogna abbassare la guardia! I passi da compiere sono ancora molti e sono ancora tutti da vivere. Più che ad un’organizzazione interna che si rinnova, guardo ai passi di unione sempre più effettiva che stiamo compiendo e che proponiamo, come ad una opportunità da cogliere.
Anche sul tema della missione abbiamo fatto moltissimo. Credo che sia molto utile ed anche molto bello cercare di aprirci a varie istanze missionarie. Ricordo a tutti, però, che la prima missione è qui, in mezzo ad un popolo che non parla più la lingua cristiana, che non si riconosce più negli eventi di fede che celebriamo, che fa sempre più fatica a vivere il riferimento ai sacramenti come a tappe importanti della vita.
Il consiglio pastorale e la comunità educante
Se scrivo al plurale, è perché nelle proposte che andiamo facendo, non mi ritengo il solo soggetto che opera. Considero essenziale, oltre alla vicinanza dei sacerdoti, che sono i miei confratelli e i miei primi collaboratori, l’operato del consiglio pastorale e della comunità educante. Il consiglio pastorale (CPCP) che avete rinnovato l’anno scorso, ha lavorato molto bene quest’anno e, per la prima volta, il prossimo fine settimana 13/15 giugno, si “ritirerà” a Bressanone, per una tre giorni di incontri, formazione, ma anche rinnovata conoscenza e programmazione. La comunità educante, istituita tre anni fa, sta facendo un lavoro difficile, ma concreto. L’unificazione dei gruppi sportivi e un’attenzione alla catechesi costante stanno permettendo risultati importanti. Comunità educante che avrà la sua esperienza di comunione a Roma, per il Giubileo che celebreremo a settembre, nel secondo fine settimana. Vi invito a pregare per questi momenti di grandissima importanza, ma anche a seguire i passi di unione e missione che nasceranno da questi momenti di fede e di vita pastorale.
Il Vostro Parroco,
