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In Albis depositis

Finire la settimana autentica

Con oggi, seconda domenica di Pasqua, termina la settimana in albis, la settimana che abbiamo vissuto come un unico giorno di Pasqua. È stata però anche la settimana nella quale abbiamo vissuto la morte del Papa, ripercorrendo, nelle tante parole e nelle tante immagini che abbiamo avuto l’occasione di vedere, un pontificato che ha avuto la sua chiave nei gesti.

San Tommaso

Il Vangelo di oggi ci parla proprio di gesti, gesti che, come abbiamo sentito tutti, sono legati a San Tommaso. Lo aveva detto in assenza del Signore: “Se non tocco… se non metto”. Parole che il Signore dimostra di avere ascoltato e di avere udito. Egli permette quei gesti che l’apostolo aveva chiesto. Ed ecco, è proprio nei gesti che l’uomo compie, che ritrova la fede. Quella fede che, forse, non era stata perduta ma che aveva solamente ricevuto uno scossone, quella fede che riceve, ora, una conferma senza uguali. L’aver toccato il corpo del Signore nelle sue piaghe, mette San Tommaso nella condizione di essere tra i primissimi che cambiarono il proprio atteggiamento. Da discepolo incredulo a testimone della risurrezione.

Papa Francesco

Gesti che sono stati il cuore del pontificato di Papa Francesco. Gesti che dapprima ci hanno tutti sorpreso e ai quali non ci siamo mai abituati. L’ultimo gesto, il saluto che solo una settimana fa, abbiamo udito dalla loggia delle benedizioni di San Pietro. Saluto che, riletto alla luce degli eventi che sono seguiti, ha avuto il sapore di un congedo. Il congedo dal popolo di Dio, da parte di un Papa che è stato tutto dedito al popolo del Signore. Un popolo ferito, un popolo fatto di peccatori, un popolo che ha tutte le sue difficoltà nel credere e anche nel vivere. Il Papa ha voluto accostarsi a tutti i deboli, gli ultimi, i poveri della terra. Non c’è categoria di uomini che il Papa non abbia cercato: carcerati, malati, poveri delle periferie, senza fissa dimora, uomini che gemono sotto il peso delle guerre, uomini che sono sfruttati, uomini che non hanno speranza. Proprio a tutti papa Francesco ha cercato di dare speranza. Non una speranza qualsiasi, non la speranza che prima o poi qualcosa potesse cambiare, ma la speranza che è Cristo risorto, che il Papa ha cercato di portare ad ogni uomo. Uomini che il Papa non solo ha cercato di servire ma anche di visitare: ecco la testimonianza bellissima dei suoi viaggi apostolici. A volte in angoli remoti del paese, dove i cristiani sono una minoranza addirittura trascurabile, eppure non dimenticati dal Papa.

Noi e la speranza cristiana

Il triduo pasquale è stato, per noi tutti, un’occasione per riflettere ancora sulla speranza. Abbiamo dedicato moltissime manifestazioni di questo anno pastorale a questo tema e non siamo certo digiuni di riflessioni. Ora, però, è il tempo per vivere la speranza. Ora è il tempo di incontrare questa speranza. A partire dai sacramenti, che sono il modo concreto con il quale il Signore visita le nostre vite, per poi testimoniarla nelle cose di ogni giorno: negli incontri, nelle relazioni, nei luoghi dove viviamo, nel lavoro… Credo che il modo migliore per ricordare il Papa defunto non sia solo quello di andare a rivedere immagini o a risentire parole, ma quello di viverle. Cerchiamo di fare in modo di non essere noi quelli che si dedicano alla cultura dello scarto. Cerchiamo di non essere noi quelli che non sono attenti ad una parola da seguire e a gesti da rendere forti ed efficaci nella nostra vita. Chiediamo questa grazia, per essere noi tra i primi che sanno reagire a quella “cultura dello scarto” che

riguarda anziani, disabili, giovani, bambini… che vengono sacrificati in nome di leggi economiche spietate, o dall’essere ridotti alla triste ed arida logica degli algoritmi.

Il Vostro Parroco,