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Pasqua di Risurrezione

LA FEDE COME PROMESSA

Ammettiamo, anzi difendiamo un aspetto essenziale del credente, del cristiano: egli è uomo della tradizione; della tradizione in cui egli vive; è uomo di Chiesa, cioè, è figlio di quel corpo sociale, vivo e mistico, che trae la sua vita dal suo capo, che è Cristo; il Cristo vissuto nella storia del Vangelo e ora vivente nella gloria celeste, nella pienezza divina, come diciamo nel Credo: alla destra del Padre. Il cristiano vive, cioè, d’un’eredità, d’una memoria proveniente da un avvenimento storico passato, decisivo per le sorti dell’umanità, il Vangelo, e vive d’un’attualità a lui comunicata nello Spirito Santo da una sfera, ch’è oltre quella del tempo e della realtà naturale: vive di fede, vive di grazia. Se questo filo si rompe, la vita dell’uomo, in quanto cristiano, si spegne. È questione di vita o di morte. Ma diciamo subito: questo vincolo con il passato e con il trascendente soprannaturale non astrae il credente dal presente e dal futuro temporale e ultraterreno, anzi ve lo inserisce più intimamente. Perché? Perché la fede, a cui egli aderisce, è di natura sua una promessa; o meglio: è l’adesione a verità che devono ancora palesarsi nella loro completa conoscibilità e nel loro promesso godimento. Come descrive la fede la lettera agli Ebrei? È celebre la formula: «La fede è il fondamento di cose sperate, è la certezza di cose che ora non si vedono» (Ebr. 11, 1). Perciò la fede ha un rapporto essenziale con la speranza.

DESIDERIO DEL SOMMO BENE

Sì, con la speranza. Ed è la speranza la forza motrice del dinamismo umano, e tanto di più, come virtù teologale, del dinamismo cristiano. Vedrete subito che di speranza vive l’uomo moderno. Cioè la sua anima è tesa verso il futuro, verso qualche bene da conseguire; ciò ch’egli possiede non gli basta; anzi ciò ch’egli possiede, invece di soddisfarlo, lo stimola e lo tormenta a possedere di più, a cercare qualche cosa d’altro: lo studio, il lavoro, il progresso, la contestazione e perfino la rivoluzione sono altrettante speranze in azione. Questa fuga in avanti, propria del nostro tempo, è tutta alimentata dalla speranza; e chi meno simpatizza col passato o col presente mette il suo cuore nel futuro, cioè spera; dice bene S. Tommaso che la speranza abbonda nei giovani. Ora il cristiano è uomo della speranza, e non conosce disperazione. E riguardo alla speranza vi è una differenza fra il cristiano e l’uomo profano moderno: quest’ultimo è un vir desideriorum, l’uomo dai molti desideri; ed è uomo che cerca di abbreviare la distanza fra lui e i beni da possedere; è uomo dalle speranze a breve termine, le vuole presto soddisfatte, e quelle sensibili, economiche e temporali sono più rapidamente raggiungibili, e perciò, presto esaurite, lasciano stanco e vuoto, e spesso deluso il cuore dell’uomo.

Il cristiano invece è l’uomo della vera speranza, quella che ambisce il raggiungimento del sommo bene e che sa d’avere al suo desiderio e al suo sforzo l’aiuto da quello stesso sommo Bene, che alla speranza infonde la fiducia e la grazia di conseguirlo. (San Paolo VI)

Con l’augurio di scoprire la vera origine della speranza cristiana

Il vostro Parroco, Don Andrea
con don Emanuele, don Francesco, don Antonio, don Germano, don Tullio, don Franco

Il Vostro Parroco,