Domenica delle Palme
La fine della Quaresima
Entriamo nella settimana più importante di tutto l’anno, la Settimana Santa nella quale, come abbiamo detto, vogliamo riflettere su Cristo nostra speranza.
Auguro a tutti un profondo proseguimento del cammino personale e comunitario.

Due Vangeli per un unico giorno
È possibile oggi ascoltare due Vangeli diversi.
Nella Messa solenne, con la processione delle palme, possiamo ascoltare il Vangelo dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme, brano che ci ricorda la centralità di Cristo in quella Pasqua e, di qui, nella Pasqua del cristiano. Poiché il brano mette in luce tutto ciò che venne fatto in onore di Cristo in quel giorno speciale, ne viene che Cristo stesso è la speranza di ogni credente in lui. Al centro della fede di ogni cristiano c’è Cristo, veramente morto e veramente risorto.
Nell’altro brano del giorno, leggiamo il testo dell’unzione di Betania. Ovvero rileggiamo il gesto di Maria che, con olio profumatissimo e dal valore quasi impronunciabile, onora la presenza del Signore in casa sua con un rito che, pochi giorni dopo, nell’intimità del cenacolo, il Signore rivivrà con i suoi discepoli. In questo caso la centralità di Cristo è onorata con un servizio, così come, nell’Ultima Cena, il Signore stesso dirà che chi vuole diventare come lui deve servire come lui serve.
Per noi al termine della Quaresima
Mi pare che sia chiaro cosa intendono dire a noi queste due pagine di Vangelo, rilette soprattutto nella spiritualità particolare di questo giorno che ci fa iniziare il cammino della Settimana Santa.
A noi è chiesto di mettere sempre al centro del nostro atto di fede Cristo. La centralità di Cristo è sottolineata fortemente in moltissime orazioni, preghiere, atti liturgici che noi compiamo come singoli e anche come comunità cristiana. Mettere al centro del nostro atto di fede Cristo, significa saperci rivolgere al Padre per mezzo di Lui. Esattamente come recitano le orazioni della S. Messa, che si rivolgono al Padre sempre “per Cristo” e nella forza dello Spirito Santo.
Vivere un atto di fede cristologico va, però, oltre la formula con cui si pronuncia un’orazione. A livello pratico, nelle nostre vite, significa davvero imparare a servire come Cristo serve. Emettere un atto di fede profondamente cristologico significa mettersi al servizio degli altri, con la stessa passione di Cristo, con la medesima umiltà di Maria.
Per vivere la speranza della Pasqua
Abbiamo declinato in vario modo la virtù della speranza anche in questo itinerario quaresimale. Cosa dobbiamo fare ora? Vivere la Pasqua. Per farlo abbiamo necessariamente bisogno di affidarci a dei riti. Ecco il senso di questi riti della Pasqua che iniziano e che vorrei ci coinvolgessero più del solito. Dovremmo proprio essere tutti presenti almeno alla Messa in Coena Domini, alla Passione ma, soprattutto, alla veglia di Pasqua. Se è vero che questo è il centro della nostra fede, se è vero che la veglia è la madre di tutte le veglie e l’origine di ogni festa, dovremmo proprio esserci tutti. Soprattutto come comunità riunita che si lascia educare dal suo Signore e maestro. Non potrebbe essere anche questo un altro bel segno giubilare con cui vivere una Pasqua del tutto speciale?
Il fatto che poi, quest’anno, per singolari coincidenze del calendario, anche la Chiesa Ortodossa celebrerà la Pasqua nella medesima data, ci spinge a valorizzare anche queste presenze tra noi. Invitiamo le persone di rito ortodosso, specie le badanti che vivono presso di noi, ad unirsi alla celebrazione. Sarebbe anche questo un segno di grande speranza e un’attestazione di ecumenismo che nasce dal basso.
Il Vostro Parroco,