4a di Quaresima: del cieco
La Quaresima
Ricordo che, secondo il programma, cercherò di dare qualche pensiero sul tema della speranza, tema madre del Giubileo, con diverse declinazioni:
- 4a settimana di Quaresima: la speranza sostiene nella malattia
- 5a settimana di Quaresima: la speranza guarda oltre la morte
- Settimana santa: Cristo nostra speranza
Auguro a tutti un profondo proseguimento del cammino personale e comunitario.

La speranza nella malattia
È un tema molto difficile, lo sappiamo bene: quello della malattia è sempre un tema che ci mette un po’ con le spalle al muro. Come il cieco. Come la sua famiglia, con le diverse sensibilità e anche con i diversi modi di vedere. Perché, appunto, di “vedere” si tratta. Il cieco viene abituato, fin dall’età più tenera, a pensare alla malattia come ad una disgrazia. Anzi, propriamente come ad un castigo di Dio, per qualcosa che ha fatto lui, o forse i suoi genitori, o forse i suoi avi. Il cieco, da parte sua, proprio non ci sta a questa visione. Crescendo capisce che la malattia non può essere questo. Benché cieco nel corpo, incomincia a vedere oltre quel pensiero una verità più grande. La grande occasione gli viene offerta da quell’incontro unico, singolare, prezioso con il Signore Gesù, che gli apre gli occhi non tanto e non solo fisicamente. Più che altro, nell’anima. Il cieco viene portato così a capire che la malattia, per lui, è stata l’occasione di una riflessione più profonda che ha aperto ad una comprensione del mistero di Dio. Quella vita sfortunata, guardata da tutti solo con compassione, diventa una vita vera, pienamente vissuta, una vita nella quale Dio posa la sua benedizione. Il cieco ci dice così che anche dentro un’esperienza di dolore si può trovare il Signore.
Per noi in Quaresima
Su questo tema siamo davvero divisi. Ciascuno ha un po’ il suo modo di vedere. A ciascuno di noi sembra quello giusto. Così capita che, per qualcuno, un tempo di sofferenza, di dolore, di malattia, diventa un tempo nel quale aprirsi a Dio, mentre per altri diventa un tempo inutile, un tempo di solitudine, un tempo di dolore, un tempo in cui allontanarsi ancora di più da Dio o, se già si era lontani dalla luce della fede nel Signore, un tempo in cui maledire Dio. Anche nel dibattito civile assistiamo a queste realtà e anche nella scelta del legislatore vediamo tante posizioni diverse, così che diversi soggetti legislativi vadano un po’ per loro conto. Cosa conta nella malattia e quando la malattia può aprire alla speranza? Quando non c’è solo la cura del corpo, ma della persona, quando il malato non rimane solo nelle sue sofferenze, quando qualcuno sa testimoniare, anche ai malati, la vicinanza di Dio. Quando ci sono relazioni di questo genere, ecco che la malattia può diventare occasione di speranza. Così anche nel dibattito civile. Credo che i cristiani, come comunità, come Chiesa, siano chiamati a testimoniare la luce della fede, la grazia che brilla anche in queste occasioni, la pace che può nascere nel cuore quando Dio si rende presente, in forma sempre personale e misteriosa.
Il cieco nato ci sta dicendo che può brillare una speranza per tutti coloro che sono nella malattia e nel dolore.
La speranza che nasce dal sapere che Cristo, la beata Vergine Maria, i santi, si rendono compagni di coloro che sono nel dolore, non lasciando solo nessuno e attirando, in maniera misteriosa, nella comunione dell’eternità, tutti coloro che sono in comunione di dolore con Cristo.
Il Vostro Parroco,
