2a di Quaresima: della Samaritana
La Quaresima
Ricordo che, secondo il programma, cercherò di dare qualche pensiero sul tema della speranza, tema madre del Giubileo, con diverse declinazioni:
- 2a settimana di Quaresima: la speranza si consolida nelle relazioni
- 3a settimana di Quaresima: la speranza trae forza da una comunità
- 4a settimana di Quaresima: la speranza sostiene nella malattia
- 5a settimana di Quaresima: la speranza guarda oltre la morte
- Settimana Santa: Cristo nostra speranza
Auguro a tutti un profondo proseguimento del cammino personale e comunitario.

La speranza si consolida nelle relazioni
Nella vita e nell’esperienza della Samaritana, c’è un prima e c’è un poi. C’è una solitudine iniziale e ci sono relazioni ritrovate. In mezzo il grande, unico, memorabile incontro con Cristo. La Samaritana, prima dell’incontro, è una donna sola. Una che si sente giudicata dagli altri, una che non ha nemmeno delle relazioni affettive stabili e profonde, una che, in fondo, pur in mezzo agli uomini, vive una solitudine profonda e terribile. Prova ne è che al pozzo ci va quando non c’è più nessuno, quando gli altri se ne sono già andati, quando non c’è più nessuno da cui essere visti, da cui essere criticati. Dopo l’incontro con Gesù c’è il desiderio di coinvolgere gli altri, di ritornare proprio da quelli che deridevano e criticavano, per coinvolgere anche loro in una relazione singolare, personale, unica, con colui che svela “tutto quello che si fa”. Una relazione che nasce proprio dalla fede, che altro non è che la relazione con Cristo. Così la Samaritana ricostruisce ogni relazione con gli uomini, proprio per essere stata capace di restaurare la sua relazione con Dio.
Per noi in Quaresima
Settimana scorsa ci siamo concentrati sul programma di preghiera personale e comunitario da vivere in questi giorni santi. Credo che anche noi, forti di quello che abbiamo deciso e vissuto anche nei giorni scorsi, possiamo capire che siamo chiamati a restaurare e a custodire le relazioni. Le relazioni personali, che, spesso, non sono così profonde e vere. Magari abbiamo anche noi qualche relazione da rendere più bella, vera, significativa, forte. Ma anche le relazioni comunitarie. Anche in comunità non è sempre vero che ci conosciamo a fondo, che ci capiamo e che ci rispettiamo. Ogni comunità cristiana porta in sé anche le ferite di una relazione minimale, o delle relazioni che vanno male, o delle relazioni che si interrompono bruscamente. Siamo uomini e tutto questo, purtroppo, ci appartiene. Ma tutto questo è, al medesimo tempo, passibile di un restauro. Basta volerlo e basta mettere tutto sotto la protezione e sotto la grazia di Cristo. Vi invito quindi, questa settimana, a mettere a tema il vostro modo di vivere le relazioni per cercare di ridare a ciascuna di esse la speranza che merita, ma anche per dare alla comunità speranza. La speranza dei figli che si sanno riconciliare, la speranza dei figli che si sanno capire e che provano, per lo meno, a costruire fatti di vangelo nella loro comunità. Da questa speranza credo proprio che possa nascere un frutto per il nostro Giubileo: il frutto di una comunità pastorale che sa capirsi nelle differenze, sopportarsi nelle lentezze e nei problemi, sperare nel proprio futuro. Non sarebbe questo un bel frutto di conversione giubilare?
Lasciamo allora che la speranza ci aiuti a vivere più da vicino anche questa realtà importante del vissuto di ciascun uomo, tanto più se credente. Chiediamo a Dio Padre la forza di vivere bene le relazioni della nostra vita, per essere segno e speranza per chi con noi vive, lotta, spera.
Il Vostro Parroco,