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Penultima dopo l’Epifania

La divina clemenza

Ci stiamo spostando verso la Quaresima, che comincerà tra due settimane. La liturgia inizia a segnalarcelo donandoci, questa domenica e domenica prossima, due riflessioni importanti sulla clemenza e sul perdono, quasi fossero un invito a tenere presente che la Quaresima è alle porte.

Un dato importante

Le tre Scritture di oggi, unanimemente, ci mettono di fronte ad una chiara consapevolezza dei tre diversi autori biblici circa il loro essere peccatori. Sia Daniele, che Paolo, che Matteo, hanno tutti chiaro in testa il concetto: sono un peccatore! Il più esplicito è Paolo che fa una confessione pubblica: “Ero un persecutore, un bestemmiatore, un violento”. Ma anche Daniele, che coglie il peccato come cifra sintetica di tutto il popolo di Israele e così prega: “Signore ascolta, Signore perdona!”. Anche San Matteo, che pure nulla dice, vive nella chiara certezza del suo essere peccatore pubblico, tanto che la gente critica il Signore per essere andato proprio a mangiare da uno come lui. Dunque, c’è una chiara consapevolezza del peccato, della sua gravità, del fatto che ogni uomo, singolo o nel corpo sociale che è il popolo a cui si appartiene, è peccatore. Ed è per questo che nasce la supplica a Dio. Supplica accorata, come abbiamo sentito dal profeta Daniele, che chiede a Dio di essere misericordioso, più che giusto, perché senza questa misericordia, nulla potrà cambiare nell’uomo e nel mondo.

 Noi e la clemenza

Mi pare che a noi manchi proprio questo: la coscienza di essere peccatori. In fondo credo che ciascuno di noi non si ritenga peccatore più di tanto. Certo qualche impazienza, qualche parola fuori posto, qualche scatto di rabbia… ma tutte cose che non sono così importanti! Abbiamo scarsa consapevolezza della lontananza da Dio, della mancanza della preghiera, del disordine dei pensieri che spesso ci coinvolge, della scarsa attenzione al povero, al misero… per non parlare poi di quello che esce dal cuore e che Gesù stesso, nel Vangelo, stigmatizza: “furti, cupidigie, stoltezze, gelosie, adulteri” … Cosa ci servirebbe? Cosa sarebbe più urgente per noi? Imparare a riconoscere la dimensione del peccato della quale noi tutti siamo partecipi. Non per autogiustificarci, non per autoassolverci, ma per riconoscere che siamo più che mai bisognosi del perdono di Dio. Credo che l’anno giubilare possa donarci, con grande forza, questa occasione. Vivere il Giubileo, infatti, significa rimetterci nelle mani di Dio per quello che siamo, lasciando che la divina clemenza possa agire dentro di noi.

Una proposta per vivere bene il Giubileo

Per questo, annuncio già fin d’ora che domenica 9 marzo, giorno iniziale della Quaresima ambrosiana, alle ore 15.00 in San Giulio, sarà proposta a tutti una riflessione penitenziale, che aiuti a capire il senso dell’ingresso in penitenza e introduca ad un iniziale esame di coscienza per la Quaresima, così che poi, nel corso della preparazione alla Pasqua, ciascuno potrà accostarsi al Sacramento della riconciliazione con maggiore consapevolezza e con maggior verità.

Facciamo tesoro di ciò che questa domenica ci rivela e mettiamoci anche noi a camminare verso l’incontro con Dio, animati dal desiderio di piacere al Signore.

Lasciando poi, che la pace personale che ricerchiamo nella clemenza e nel perdono, porti i suoi frutti nella società che tutti abitiamo.

Il Vostro Parroco,