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6a dopo l’Epifania

Salute e salvezza

Credo che la pagina del Vangelo che leggiamo oggi ci obblighi a distinguere tra salute e salvezza.

Gesù e i lebbrosi

San Luca è molto preciso nel raccontarci di quell’incontro: dieci lebbrosi sono una piccola comunità. Sono dieci uomini scansati da tutti, ritenuti impuri perché contagiosi. Uomini che si aiutano reciprocamente ma, al tempo stesso, uomini che sognano il ritorno alla normalità del vivere. Cosa che si può recuperare solo con la salute del corpo. Dono che il Signore fa a tutti, indistintamente. Sono i loro corpi ad essere sanati. Essi vanno, pieni di gioia, per adempiere al compito che la legge prevede e al quale anche il Signore Gesù ha fatto riferimento. Si deve andare dai sacerdoti per far attestare la propria guarigione, cosa che riammette alla società dei viventi. Questo, però, è solo il primo livello della narrazione, quello della salute fisica.

C’è poi il secondo livello, molto più importante ma anche molto più fine, molto più profondo: quello della guarigione spirituale, quello della salvezza. C’è uno di questi lebbrosi che, oltre ai segni del corpo, sente che è cambiato qualcosa dentro di sé. È per questo che torna a ringraziare il Signore per quello che è accaduto. L’evangelista mette anche bene in luce che è uno straniero. Un samaritano che rilegge nella guarigione del corpo un segno più profondo: quello della guarigione dell’anima. È questo livello che apre al ringraziamento, alla lode, alla riconoscenza per quello che è avvenuto. È uno solo che torna, ma questo solo è importante. Per Gesù tutti sono stati guariti gratuitamente. Il solo che torna a ringraziare, a rendere lode, è il segno di una primizia, il segno di un uomo rinnovato che sa fare della sua vita un atto di ringraziamento a Dio.

 Noi e la gratitudine

Mi pare che anche noi siamo un po’ così: molto attenti ai segni del corpo, meno a quelli dello spirito; molto desiderosi di una guarigione, come abbiamo detto anche nella giornata del malato, per ciò che attiene al corpo, ma non tanto attenti ad una guarigione interiore, ad una guarigione vera dell’anima. La Parola di Dio di oggi ci provoca su questo, perché Gesù non promette e non realizza per tutti la salute del corpo, ma certamente dona a tutti la salvezza dell’anima. Salvezza che inizia proprio dal riconoscersi oggetto della predilezione di Dio e del suo amore immenso.

Così il Vangelo ci insegna a vivere in costante rendimento di grazie per le cose della nostra vita. È quello che noi dovremmo fare in ogni celebrazione eucaristica. Coltivare il senso della gratitudine, vivere la lode di Dio per i benefici della nostra salvezza spirituale, dovrebbero essere al centro della nostra preghiera, mentre noi il più delle volte mettiamo la richiesta di cose materiali e facciamo dipendere il tenore della nostra fede dal possesso di queste realtà.

Un rinnovato invito a vivere l’Eucarestia

Così, proprio a partire da queste Scritture, vi invito a coltivare sempre una grandissima attenzione all’Eucarestia e al modo di viverla. Un invito a fare dell’Eucarestia il proprio momento di ringraziamento a Dio, la propria preghiera di lode gratuita, incondizionata, in un momento di immersione nel suo mistero. L’anno giubilare che stiamo vivendo, il tempo dopo l’Epifania che ci viene offerto, le feste che stiamo vivendo insieme, sono tutte occasioni per vivere bene il nostro rapporto con il Sacramento, con Dio, con la fede.

Il Vostro Parroco,