2 a Dopo l’Epifania
In un nuovo tempo liturgico
Siamo entrati nel tempo dopo l’Epifania. La durata di questo tempo, che ci porta fino alla Quaresima, è variabile, dal momento che dipende dall’inizio della Quaresima che, a sua volta, dipende dalla Pasqua. Quest’anno sarà un tempo molto lungo, sette settimane, dal momento che la Pasqua sarà celebrata, a Dio piacendo, il prossimo 20 aprile.

I richiami della domenica
Vorrei rileggere con voi, domenica dopo domenica, i testi sacri per comprendere quali sono i richiami proposti alla nostra spiritualità perché possiamo, poi, viverli nel segreto del nostro personale cammino.
- Un primo chiarissimo richiamo in questa domenica mi sembra sia quello alla gioia, la gioia simboleggiata dal vino delle nozze di Cana, dalla festa di matrimonio che si sta svolgendo, non meno che dalla presenza del Signore Gesù in quel contesto.
- Il secondo richiamo mi sembra sia dato dalla presenza di Maria, che, nella scena e nel miracolo stesso, ha una grande parte. La presenza di Maria è essa stessa presenza di gioia, presenza che infonde sicurezza, presenza di pace.
- Il terzo richiamo viene dall’Epistola che menzionava direttamente il tema della speranza. Noi che abbiamo sperato in Cristo, scriveva a tutti l’Apostolo, siamo destinati alla sua conoscenza diretta, nella verità, dopo che sarà terminata la nostra vita e questo cammino nel tempo che viviamo sotto la guida dello Spirito.
Per noi
Mi pare che questi richiami ci facciano molto bene.
La nostra vita è una vita gioiosa? Dovremmo chiedercelo. Spesso mi viene da pensare che la nostra vita conosca attimi di gioia, occasioni di gioia, ma che non sia una vita gioiosa. C’è chi si lascia “rubare” la gioia, come direbbe papa Francesco, dalla routine della vita, dal lavoro, dagli appuntamenti che sono sempre un’infinità e che riempiono le agende di tutti noi.
Mi pare che la gioia vada perduta quando viviamo alcune realtà della vita che sono decisamente negative: la malattia, il lutto, la morte di persone care e a noi vicine.
Mi pare, infine, che perdiamo la gioia perché siamo troppo concentrati su noi stessi, sul nostro star bene, sulle nostre cose e troppo poco concentrati sull’apertura all’altro, sulle relazioni, sull’accoglienza.
C’è un modo per recuperare la gioia? Le tre Scritture ce lo hanno detto con estrema chiarezza: solo guardando a Dio. Paolo ha contemplato il mistero di Dio ed ha compreso cosa sia la gioia che viene dalla fede; gli sposi di Cana si sono lasciati aiutare dal Signore Gesù ed hanno trovato la gioia di credere; San Paolo ha vissuto tutta una vita all’insegna della sequela di Cristo ed è il primo testimone di come la gioia e la fede vadano di pari passo.
Così, magari anche un po’ provocatoriamente, vorrei che ci chiedessimo: non è che l’uomo di oggi ha smarrito la gioia perché ha smarrito la fede?
Così invocherei per tutti, per chi già vive la fede e per chi è lontano da essa, la gioia di un ritorno. Il ritorno a Dio che ama sempre donare la gioia a chi si converte a Lui con tutto il cuore.
Possa essere questo tempo che abbiamo iniziato, un tempo per ritrovare la gioia di credere e la gioia di vivere.
Il Vostro Parroco,