V dopo il martirio – Festa dell’ oratorio
Festa dell’oratorio
Cambia tutto! No, non è qualche nostra decisione. È lo slogan che la FOM (Federazione Oratori Milanesi) ha scelto per questo anno pastorale. Cosa dovrebbe cambiare? Che cosa dovrebbe farci dire che è ora di cambiare?

Cambia un po’ anche tu!
L’Arcivescovo, nel suo messaggio per questa giornata, ci dice che, forse, a cambiare dovremmo essere noi, perché il cristiano che vive un itinerario di fede serio e vero, si dispone a seguire Gesù che fa nuove tutte le cose. Poi il Giubileo che ci sta davanti ci chiede una capacità di cambiare qualcosa di noi che si deve rinnovare con la prassi giubilare. Poi, ci dice ancora il Vescovo, occorre cambiare il nostro modo di rapportarci e di guardare alla guerra, diventando sempre più strumenti di pace. Ancora a cambiare dovrebbe essere la nostra libertà, che è chiamata a dire “basta!” con il peccato che abita in ciascuno di noi. Insomma, si possono cambiare tante cose e, di fatto, lo facciamo in diversi ambiti. Anche nella Chiesa ci sono istanze sempre nuove e motivi di cambiamento sempre e in continuo rinnovamento. Ma a cambiare un poco dovremmo essere proprio noi. Attenzione: non basta cambiare per il gusto di dire che cambiamo! Si potrebbe infatti anche cambiare in peggio. A noi è richiesto un cambiamento di vita che sia un reale e serio rinnovamento.
Cambiare nel nostro oratorio
Forse, per noi, cambiare in oratorio significa rinnovare l’alleanza educativa tra genitori, comunità educante parrocchiale, ambienti della pastorale giovanile, per essere tutti corresponsabili di un itinerario seriamente cristiano.
Forse, cambiare in oratorio significa dare più attenzione e più spazio ai preadolescenti che molto spesso trattiamo ancora solo come destinatari di una proposta e non come soggetti di essa.
Forse, cambiare in oratorio significa educare giovani che sappiano prendersi responsabilità e non solo in oratorio, ma in diversi ambiti della nostra vita.
Forse, cambiare per l’oratorio significa non ritenerci esenti da questi discorsi, perché non abbiamo più l’età per andare in oratorio o non abbiamo figli e nipoti che vivono le sue proposte. Imparare ad amare la pastorale giovanile significa, per lo meno, offrire la nostra preghiera per i giovani. Perché cambi qualcosa, ripeto, per primi dobbiamo cambiare noi!
Ce lo dice anche la Parola di Dio di oggi: la parabola del buon Samaritano. Il discepolo del Signore cambia il modo di guardare alle cose, cambia il modo di guardare agli altri, perché è pieno dello sguardo di amore di Cristo che vede tutto il bene e tutto il bello che c’è negli altri. E se il segreto di un reale anche se piccolo cambiamento in noi fosse proprio e solo questo?
Il Vostro Parroco,
