Domenica che precede il martirio
Uno sguardo sul tempo liturgico
Entriamo in quella che è l’ultima settimana dell’estate. Anche se molti partono solo ora, credo che tutti avvertiamo che stiamo dirigendoci verso la fine di questa estate 2024. La settimana prossima ci sarà il grande rientro e, per tutti o quasi, la ripresa del lavoro, o la preparazione alla ripresa dell’anno scolastico, o il rimettersi in gioco per le attività varie della vita. Anche molti sportivi riprenderanno allenamenti e programmazioni… Insomma, per tutti un po’ il ritorno alla normalità. Magari tra un po’ di rimpianti, oppure con la consapevolezza che anche questa estate è volata… insomma, un po’ le solite frasi, mentre chi è rimasto qui in città vedrà il ripopolarsi del paese come previsto e, forse, atteso.

La provocazione del Vangelo
In questo contesto possiamo rileggere la provocazione del Vangelo: quale direzione prende la nostra vita? Quale ricompensa aspetta? Verso quale premio si dirige? Forse preferiamo non pensarci. Forse preferiamo non accorgerci che gli anni passano e che la vita di tutti si dirige verso la sua fine. La liturgia della Parola di oggi, partendo dal “caso” dei Maccabei, ci ricorda che, da sempre, per tutti, è così. Tutti si affannano in molte cose, tutti cercano di realizzare il meglio delle cose che possono, tutti impiegano il tempo utilizzandolo per fare moltissime cose… ma si arriva ad un punto nel quale è inevitabile chiedersi: a cosa serve la vita? A cosa è servita la mia vita? Verso dove mi sono diretto? Cosa ho cercato? Sono le famose domande esistenziali, che tutti ci poniamo, almeno in due grandi momenti della vita: la giovinezza, quando si cerca il senso dei propri giorni, e l’anzianità, quando si ha la possibilità di rileggere a ritroso ciò che uno ha scelto di fare. Domande preziose, al di là delle risposte che ciascuno può dare. Domande da tenere vive, sia nell’entusiasmo giovanile di chi si appresta a vivere la stagione più bella della vita, sia nel rimpianto che normalmente l’anzianità genera, per le cose che incominciano a sfuggire nei ricordi che diventano sempre più languidi.
Per noi
Un’occasione preziosa, per tutti noi credenti, non solo per porci una domanda che siamo chiamati a condividere con tutti, ma per vedere come la fede sta plasmando il nostro modo di vivere, di credere, di partecipare alle grandi cose della vita. Forse il caso dei Maccabei, la lettura di San Paolo e la provocazione del Vangelo possono dire molto, moltissimo alla nostra vita. Queste letture ci stanno provocando e ci stanno chiedendo se noi veramente abbiamo ancora la prospettiva dell’eternità. Questa è la vera novità cristiana. Uno perviene alla fede cristiana e persevera in essa se ha il gusto dell’eternità, se vuole collocare la propria vita non solo nella dimensione del presente, con tutte le cose belle che esso porta con sé, ma se sa guardare oltre. Il cristiano è chiamato a guardare oltre, all’eternità di Dio, alla vita in Dio, alla realizzazione piena di sé nella risurrezione.
Credo che, sul finire dell’estate, questa sia un’occasione preziosissima per capire che la vita non è fatta di istanti che si susseguono e di cui bisogna approfittare, ma è tutta dentro una dimensione di affidamento a Dio che siamo chiamati a sperimentare e a vivere. Finiamo le vacanze, rientriamo nelle cose della vita normale, oppure continuiamo il “tran-tran” quotidiano, ma non perdiamo l’occasione di verificarci o di continuare a porci le grandi domande della vita. Sono queste che ci aprono alle cose più profonde e vere dell’esistenza.
Il Vostro Parroco,
