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IV dopo Pentecoste

Uno sguardo sul tempo liturgico

Nell’ambito della rilettura della storia della salvezza che il rito ambrosiano ci concede di fare in questo tempo dopo Pentecoste, ascoltiamo oggi la storia della distruzione di Sodoma e di Gomorra.

Una storia difficile

Una storia difficile da capire per tutti, non solo per i fedeli, ma anche per gli esegeti più esperti che hanno diverse interpretazioni di questo testo, senza giungere ad una versione univoca dei fatti. Possiamo però dire, a livello generale, che il brano insegna che quando non c’è attenzione morale, quando dalla fede non si lascia discendere un codice etico, tutto va in rovina, perché nessuno opera più per il bene. Anche il credente che non sa rinnovarsi e non sa far emergere il suo comportamento di uomo di Dio rischia di essere come una statua di sale, una cosa che non serve.

La questione morale

Chissà quante volte abbiamo sentito questo termine! Magari davvero un’infinità! Oggi, per la verità, non è più molto in voga e a me pare proprio che nessuno si dia da fare per avere un comportamento capace di rispecchiare valori grandi, eterni, nei quali ci si riconosce. Oggi non si insegna nemmeno più cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, perché, come si dice, ciascuno si regola un po’ come vuole. Rimango perplesso. La verità, a mio avviso, è un’altra: avendo perso il gusto di Dio, si perde necessariamente anche l’attenzione alla morale. La morale cristiana non è uno sforzo della volontà, ma il modo con cui si traduce in raccomandazione pratica la propria fede. Se è in crisi la fede, è ovvio che lo sia anche la morale. Se non si crede più a Dio, è ovvio che non ci si possa comportare “come Dio comanda”!

Forse…

Forse tocca noi risollevare l’attenzione sul tema.

Forse tocca noi non rimanere inerti, come statue di sale.

Forse tocca noi impegnarci per il bene e insegnare a fare altrettanto.

Forse l’estate, invece di essere il tempo della “vacanza”, cioè del “vuoto”, potrebbe essere il tempo per impegnarsi in qualche opera di gratuità, in qualche servizio di volontariato, in qualche cosa che sappia promuovere il bene di tutti. Tutto questo sarà possibile se noi avremo a cuore la fede, se avremo gusto per le cose di Dio, se avremo la forza e la capacità di pensare in grande, uscendo dai piccoli e angusti spazi in cui spesso ci rileghiamo. Il cristiano ha sempre qualcosa da dire e da proporre a tutti: non perché sia superiore agli altri, ma perché la forza della sua fede è richiamo per tutti, anche per coloro che non credono. Il bene, infatti, viene sempre apprezzato. Anche da coloro che hanno idee diverse.

Cerchiamo di non essere statue di sale, ovvero gente che si volta sempre indietro, per ricordare ciò che fu e che non è più. Il cristiano non è mai un uomo che rimpiange il passato, ma è un uomo che stima il presente, ama il suo tempo e guarda al futuro con grande speranza.

Altrimenti non avrebbe senso credere nella risurrezione del Signore.

Impegniamoci per il bene. Impegniamoci noi per primi ad avere un alto senso della morale. Avremo diffuso il gusto per il bene, perché il bene richiama sempre altro bene. E chissà! Magari qualcuno ricomincerà a porsi la questione morale.

Il Vostro Parroco,