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III dopo Pentecoste

Uno sguardo sul tempo liturgico

Già con la scorsa settimana e via via per tutta questa sezione del tempo dopo Pentecoste, nelle diverse domeniche, rileggeremo tutta la storia della salvezza. Se ricordate settimana scorsa era a tema la creazione, mentre oggi la creazione dell’uomo e della donna. È un tema particolare e bello, al quale l’autore sacro dedica alcune pagine e due diversi racconti.

L’apice della creazione

Il genere umano, vale a dire tutti gli uomini e tutte le donne, ci vengono presentati come l’apice della creazione. Apice perché “immagine e somiglianza di Dio”, ovvero simili a lui nell’anima. La somiglianza con Dio si evince soprattutto nella loro unione. L’unione tra un uomo e una donna per amore, aperta alla vita, rende l’uomo corresponsabile con Dio della creazione e, al pari di Dio, capace di generare vita. Ecco perché sull’uomo e sulla donna, e, quindi, sulla loro unione, viene effusa una speciale benedizione. Benedizione che richiama il valore dell’unione e del mutuo sostegno. Ecco perché il Vangelo ricordava che l’unione del matrimonio è sacra! Così come San Paolo ricordava che l’unione vissuta nell’amore, nel rispetto reciproco, consapevole della dignità di entrambi, è sempre benedetta da Dio.

Uno sguardo al presente

Nel corso di questi ultimi decenni ci siamo abituati al progressivo venir meno del valore del matrimonio. Prima venne il matrimonio civile, poi la convivenza, come segno di differenziazione rispetto a quella “uniformità cattolica” che aveva regnato per secoli. Poi vennero le unioni più informali, poi l’epoca della fluidità. Purtroppo, mi pare che ci stiamo abituando a tutto. Così che non diciamo più nulla. Guai a dire che il matrimonio è una vocazione! Guai a dire che, forse, chi è battezzato dovrebbe essere di esempio e non correre inseguendo la mentalità comune. Guai a richiamare il valore e il fondamento del matrimonio. Si è patriarcali, maschilisti, retrogradi! Figuriamoci a dire che la benedizione di Dio ha anche dei connotati precisi! Così siamo al punto in cui siamo. I matrimoni religiosi sono pochissimi. Gli iscritti al prossimo corso fidanzati, per ora, sono 4 coppie!

Forse…

Forse non tocca noi, nel rispetto di tutti, ricordare che c’è una vocazione all’amore?

Forse non tocca noi essere più incisivi, nel presentare il matrimonio certo come una responsabilità, ma anche come una grazia?

Forse non tocca noi invogliare prima ad una ricerca vera di fede per poi giungere al matrimonio in chiesa?

Forse, nel tempo in cui siamo, occorrerà pensare, come la Chiesa da tempo sta già facendo, ad un itinerario per tappe. Dove prima si cerca di accompagnare in un itinerario serio della ricerca della fede e, poi, si propone il matrimonio come forma cristiana per vivere l’amore tra un uomo e una donna, unico, aperto alla vita, fedele.

Forse solo se recupereremo il valore del corpo, potremo attingere a quei valori di difesa della vita che dovrebbero stare a cuore a tutti e potremmo proporci come luce per il mondo e sale per la terra.

Chiediamo a Dio questa benedizione e questo coraggio, per essere comunque capaci di continuare a vivere l’amore “come Dio comanda”!

Il Vostro Parroco,