È indirizzato soprattutto ai giovani l’appello con il quale don Tonino Bello, nel testo risalente agli anni Ottanta qui riproposto, invita a costruire la pace a partire dall’impegno quotidiano, attraverso la preghiera, il dialogo, il cambiamento del cuore e un’educazione che porti anche a prendere posizione: «L’equilibrismo – scrive il venerabile vescovo di Molfetta – non è il modo giusto per difendere la pace».

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No. Non è un problema solo dei grandi.

Anzi, comincio a dubitare che la pace, in questo vecchio mondo, possano essere i grandi a farla fiorire.

Ce l’ha suggerito anche il Papa (Giovanni Paolo II, ndr): «La pace nasce da un cuore nuovo».

Se c’è quindi una speranza che la pace diventi un fiore del nostro giardino, questa speranza si appunta su di te, che sei ragazzo.

E allora, fin da ora, spezzati in quattro per la pace.

Prega per la pace. La pace vera, quella totale, completa, è un dono di Dio. Non è solo frutto degli sforzi umani. Se tu la implorerai come dono di Dio, la pace diventerà anche storicamente possibile, politicamente raggiungibile e diplomaticamente realizzabile.

Allenati al dialogo. Fin da ora. Con i genitori. Con gli educatori. Con i compagni. Con chi non la pensa come te. Combatti contro la corsa alle armi. Grida a tutti che è una cosa ingiusta fabbricare armi mentre la gente muore di fame.

Cambia il tuo cuore. È da cuore vecchio che nasce la guerra. Chiedi al Signore che ti tolga il cuore di pietra e te ne dia uno di carne. Hai sentito che cosa dice il Papa nel suo messaggio? «È l’uomo che uccide e non la sua spada e neppure, oggi, i suoi missili». Come per dire: non è il fucile che spara, è il dito che preme il grilletto.

Educati alla pace. Sì, perché la pace è anche un’arte che si impara. Non basta lo slogan. Non basta una marcia. Non basta un cartello. Ci vuole lo studio. Occorre il confronto. Occorre soffrire. Ti sarà necessario anche prendere posizione: l’equilibrismo non è il modo giusto per difendere la pace.

Dai, ragazzo! Non abbassare le armi! Per la pace fatti in quattro pure tu! Ce la farai.

 

(In Antonio Bello, Alla finestra la speranza, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1988, pp. 149-150)