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3a di avvento: “L’ingresso del Messia”

L’identità del cristiano

Qual è la nostra identità di cristiani? È l’identità di chi attende la venuta del Signore nell’ultimo giorno; è l’identità di chi vive uno stile di sobrietà; è l’identità di chi vuole essere come una piccola lampada che arde e che risplende. Queste le prime tre risposte che abbiamo ottenuto nelle precedenti domeniche. A cui si aggiunge una quarta: l’identità del credente è quella di chi accoglie.

Marana thà! Vieni Signore Gesù!

Così che anche in questa settimana possiamo continuare ad invocare il ritorno del Signore, chiedendo a Lui di essere per tutti esempio di accoglienza.

Il riferimento immediato è al Vangelo, nel quale rileggiamo la notissima pagina di Gesù accolto a Gerusalemme, nel suo ingresso messianico, pochi giorni prima della Pasqua. Ma anche la prima lettura è un grido di accoglienza. Un grido rivolto dai Moabiti, che sono, per così dire, i “cugini” di Israele, nel momento dell’invasione. I Moabiti chiedono aiuto ad Israele di fronte al pericolo. Chiedono accoglienza. Il profeta parte da un fatto storico per scrivere una profezia: come è necessario accogliersi quando si è in situazioni di difficoltà, così ricordiamoci di accogliere il Messia che viene, perché Lui, per primo, accoglie noi. Un bellissimo doppio richiamo ai molti sensi dell’accoglienza che ci sono proposti.

“Marana thà! Aiutaci ad essere accoglienti!”

Guardiamo ancora alle origini, a Maria e Giovanni sotto la croce. Alle sorgenti della Chiesa c’è il loro reciproco gesto di affidamento e di accoglienza. Ritornare all’inizio significa anche sviluppare l’arte dell’accoglienza. Tra le ultime parole di Gesù dalla croce, quelle rivolte alla Madre e a Giovanni esortano a fare dell’accoglienza lo stile perenne del discepolato. Non si trattò, infatti, di un semplice gesto di pietà, per cui Gesù affidò la mamma a Giovanni perché non rimanesse da sola dopo la sua morte, ma di un’indicazione concreta su come vivere il comandamento sommo, quello dell’amore. Il culto a Dio passa per la vicinanza al fratello. Quanto è importante nella Chiesa l’amore tra i fratelli e l’accoglienza del prossimo! Il Signore ce lo ricorda nell’ora della croce, nella reciproca accoglienza di Maria e Giovanni, esortando la comunità cristiana di ogni tempo a non smarrire questa priorità. «Ecco tuo figlio», «ecco tua madre» (vv. 26.27); è come dire: siete salvati dallo stesso sangue, siete un’unica famiglia, dunque accoglietevi a vicenda, amatevi gli uni gli altri, curate le ferite gli uni degli altri. Senza sospetti, divisioni, dicerie, chiacchiere e diffidenze. Fate “sinodo”, cioè “camminate insieme”. Perché Dio è presente dove regna l’amore!” (papa Francesco). Credo che queste parole del papa possano aiutare il nostro cammino di fede in questa quarta settimana di avvento. Festeggeremo Sant’Ambrogio, festeggeremo l’Immacolata. L’accoglienza che ci viene proposta anche da queste feste liturgiche ci aiuti ad essere esperti nell’arte dell’accoglienza. Da vivere, poi, tutti i giorni, ma specialmente in questi giorni di Natale. L’accoglienza che si fa ascolto, condivisione, sostegno, sopportazione di situazioni di difficoltà, deve essere quell’arte che noi impariamo dalla vita interpretata con fede. È questo che il Signore si aspetta da noi! Diventeremo così capaci, poi, di altre forme di accoglienza, più complesse, più difficili. Non dimentichiamo che l’arte dell’accoglienza è diventata precetto per i monaci benedettini. Dove c’è fede, dove si prega il Signore, dove c’è attenzione al povero, l’accoglienza diventa semplice, non formale, vera, sincera. Imitiamo i nostri fratelli monaci, accogliamoci tra noi per accogliere Cristo Signore.

Il Vostro Parroco,