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2a di Avvento: “I figli del regno”

L’identità del cristiano

Qual è la nostra identità di cristiani? La settimana scorsa la liturgia ci ha dato modo di riflettere sul senso di attesa che deve pervadere la vita del cristiano. Oggi la figura di Giovanni Battista, centrale nell’avvento ambrosiano, ci aiuta a riflettere sul senso di sobrietà che deve pervadere l’attesa.

Marana thà! Vieni Signore Gesù!

Così anche in questa settimana possiamo continuare ad invocare il ritorno del Signore, chiedendo a Lui di essere aiutati ad essere sobri. Ma cosa significa essere sobri? Credo, infatti, che già molte volte abbiamo cercato di rispondere a questa domanda e non vorrei che questo invito fosse una sorta di ritornello che torna, ogni anno, un po’ come un disco vecchio da riascoltare.

Giovanni e la sobrietà

La risposta viene proprio da Giovanni la cui sobrietà nasce dal forte ascolto della Parola di Dio. Giovanni va nel deserto per ascoltare una parola per sé, prima ancora di annunciarla ad altri. Giovanni va nel deserto per ricordare alla sua vita che, senza silenzio, senza sobrietà rispetto alle cose, non c’è spazio per Dio. È forte della parola ascoltata che egli si fa, poi, annunciatore della Parola. È forte dell’esperienza fatta nel deserto che, poi, si rende annunciatore presso tutti gli uomini. Giovanni così insegna che la sobrietà può diventare uno stile di vita solo se c’è un cammino di fede forte che sostiene la ricerca di questa virtù.

Imparare a dire: “Marana thà! Signore Gesù rendici sobri!”

La raccomandazione di questa seconda settimana di avvento che inizia è, quindi, quella di cercare non tanto segni esteriori di sobrietà ma, piuttosto, di far nascere occasioni di sobrietà, gesti di sobrietà da una forte consapevolezza di fede. Solo l’uomo che prega, solo l’uomo che incontra la Parola può diventare sobrio. Negli altri casi si possono fare gesti di rinuncia, gesti di sobrietà che pure sono importanti, ma momentanei. La Parola di Dio ci chiede di diventare sobri, ovvero di assumere uno stile di vita in modo permanente e chiaro.

Sobri rispetto alle cose: ben venga l’idea che possiamo rinunciare a molto per vivere un Natale più incentrato sulla fede e sulla nascita del Signore che non sulle feste.

Sobri rispetto alle immagini, che invadono gli occhi, suscitano le fantasie della mente e le emozioni del cuore ma poi non lasciano altra traccia dentro di noi. Non ci provocano, non ci fanno essere solidali con chi soffre, non producono altro che un momentaneo scoramento che, presto, passerà. Occorre la sobrietà di chi interiorizza le immagini per renderle richiamo per le cose della vita.

Sobri rispetto alle relazioni, per custodire quelle più vere, quelle più autentiche, per tralasciare quelle superficiali, quelle che sono solo “occasioni” di incontro nella superficialità dell’esistenza.

Marana Tha! Vieni Signore Gesù ed insegnaci cosa significa condurre una vita sobria e giusta. Ecco la preghiera da ripetere in questa seconda settimana per uno stile di vita che sia realmente conforme alla nascita del Salvatore. Solo recuperando questo secondo spunto di identità cristiana, riusciremo a vivere una vita di fede sempre più autentica e non semplicemente a mettere atteggiamenti di fede in una vita che rimane comunque lontana dal Signore.

Il Vostro Parroco,