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Dedicazione del Duomo di Milano

La chiesa cattedrale

È una data fissa: la terza domenica di ottobre festeggiamo la Chiesa cattedrale, vale a dire il Duomo di Milano. C’è un motivo per questa festa e per questa data. In questa domenica si fa memoria di tutte le volte che il Duomo di Milano è stato consacrato a Dio dopo lavori particolarmente significativi della sua costruzione o del suo restauro. Il motivo della festa non è, però, solo quello storico. Al contrario: ogni fedele ambrosiano è invitato ad esprimere il suo amore e la sua comunione con questa Chiesa che è la chiesa del Vescovo. È dunque un modo per sentirci partecipi della vita della Diocesi e per capire che le nostre comunità parrocchiali attingono lifa e forza proprio da questa unione.

Due case

Se andate a leggere in profondità il Vangelo di oggi, vedrete che si parla di “due case” distinte ma connesse l’una con l’altra.

La prima casa è il tempio di Gerusalemme, visitato innumerevoli volte dal Signore. Splendido, affascinante, luogo di preghiera ma anche di formazione religiosa, di incontro, di espressione del “sacro” in tutte le sue dimensioni. È quella casa che Gesù stesso ama e che chiama “casa di preghiera”, come dicono anche molte scritte sui timpani delle nostre chiese. “DOM” sta proprio per Domus Orationis Meae, la mia casa di preghiera. È per questo che Gesù, con l’azione potente e clamorosa di cui il Vangelo ci fa leggere, libera il tempio da tutti gli orpelli che non servono. Il tempio deve essere luogo dell’incontro degli uomini con Dio, così come era stato pensato da Davide prima e poi da Salomone.

Ma nel Vangelo si parla anche di un’altra casa. Gesù che è costretto ad uscire dal tempio si rifugia a Betania, che come sappiamo bene si traduce con “casa dell’amicizia”. Come dire che anche Gesù ha avuto bisogno, oltre che di una casa di preghiera, anche di una casa di amicizia, dove poter stare insieme alle persone amate, dove poter respirare un clima di famiglia, dove le relazioni sono state per lui intense, significative, umili ma importanti allo stesso tempo. È la relazione con Lazzaro, Marta e Maria il cuore dei suoi viaggi a Betania, la casa degli amici, per l’appunto.

Preghiera ed amicizia

Anche noi abbiamo iniziato questo anno pastorale riflettendo sulla chiesa. Anche noi, specialmente nella settimana antecedente la festa della Madonna del Rosario abbiamo cercato di vivere, come facciamo di per sé ogni giorno e in altri momenti forti dell’anno, quella dimensione che deve sempre brillare nella casa di Dio: la preghiera. Vorrei che fosse proprio così e che le nostre chiese fossero sempre porte aperte al mondo per invitare all’incontro con Dio, all’ascolto della sua parola, alla celebrazione del Sacramento della Sua Presenza.

Ma vorrei anche che le nostre chiese fossero case di amicizia. Amicizia da non dare mai per scontata, perché per il cristiano la fraternità non è un dato che, semplicemente c’è, ma una dimensione da costruire sempre, con molta cura, con viva responsabilità, con amore e attenzione grande all’altro.

L’anno pastorale è appena iniziato. Abbiamo ancora praticamente tutte le sue manifestazioni più importanti da vivere. Facciamo in modo che siano davvero occasioni di fraternità, occasioni per manifestare la vita della chiesa che si nutre di rapporti fraterni che nascono dall’intensità della preghiera. È questo un compito difficile ma sicuramente benedetto da Dio, che vuole la sua casa come casa di preghiera ma anche casa dell’amicizia.

Il Vostro Parroco,