In occasione della mostra dedicata al beato Rosario Livatino, allestita nel salone dell’oratorio San Giulio fino a domenica 8 ottobre, nel contesto della festa della Madonna del Rosario, pubblichiamo un profilo di questo esemplare magistrato e martire cristiano, ucciso dalla mafia.
Il testo è tratto dal sito internet del Centro studi Livatino (www.centrostudilivatino.it/rosario-livatino/).
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LA VITA
Rosario Angelo Livatino nasce il 3 ottobre del 1952 a Canicattì da Vincenzo, dipendente dell’esattoria comunale, e da Rosalia Corbo. È quindi un uomo del nostro tempo e, se non fosse stato ucciso, oggi sarebbe ancora in servizio. Studia alla facoltà di giurisprudenza di Palermo e si laurea con la lode. All’inizio lavora come vicedirettore all’Ufficio del Registro di Agrigento. Nel 1978 vince il concorso di magistratura e dal 1979 al 1989 è Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Agrigento, dove, nel 1989 diventerà giudice. Il 21 settembre del 1990 viene assassinato. Il 9 maggio 2021, nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, viene proclamato beato in quanto “martire in odium fidei” dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Il 29 ottobre è il giorno della sua memoria liturgica, anniversario del giorno in cui, nel 1988, ricevette la santa Cresima.

IL MAGISTRATO
Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la “Tangentopoli siciliana”. La sua attività professionale è documentata nel volume di A. Mantovano, D. Airoma, M. Ronco, Un giudice come Dio comanda. Rosario Livatino, la toga e il martirio, Il Timone, Milano 2021.
Rosario Livatino fu ucciso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre, alla guida della propria auto, si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al testimone oculare Piero Nava, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali.
Nell’agenda di Livatino, alla data del 18 luglio 1978, è possibile leggere: «Oggi ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige”. Fede e diritto, come Livatino stesso spiegò, sono due realtà “continuamente interdipendenti fra loro, sono continuamente in reciproco contatto, quotidianamente sottoposte ad un confronto a volte armonioso, a volte lacerante, ma sempre vitale, sempre indispensabile».
IL CRISTIANO
«Cristo non ha mai detto che soprattutto bisogna essere ‘giusti’, anche se in molteplici occasioni ha esaltato la virtù della giustizia. Egli ha, invece, elevato il comandamento della carità a norma obbligatoria di condotta perché è proprio questo salto di qualità che connota il cristiano». La fede di Livatino è una fede integrale che non separa la vita dalla religione. Rispetto al ruolo del magistrato affermava: «Il compito del magistrato è quello di decidere. Orbene, decidere è scegliere e, a volte, tra numerose cose o strade o soluzioni. E scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata».
S.T.D.: questa sigla, usata frequentemente da Livatino, è l’acrostico del motto sub tutela Dei e ricorda le invocazioni con le quali, in età medievale, si impetrava la divina assistenza nell’adempimento di certi uffici pubblici. Inserita la prima volta in esergo alla tesi di laurea, la si incontra spesso nelle pagine delle sue agende; testimonia l’affidamento quotidiano al Signore di tutto ciò che per Rosario Livatino ha senso: dalla vita familiare al lavoro, dalle preoccupazioni per l’incolumità propria e altrui alle speranze di matrimonio, fino alle incombenze di studio. Un’interezza di vita vissuta alla Presenza di Dio.
Papa Francesco ha detto di lui: «Livatino è un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni» (29 novembre 2019).
IL BEATO
La beatificazione avviene il 9 maggio del 2021, nell’anniversario della visita di san Giovanni Paolo II ad Agrigento nel 1993. Il cardinale Marcello Semeraro ha affermato in tale occasione: «Nell’amore di Cristo egli si è collocato, “come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal.131,2). È il senso ultimo di quel motto S.T.D. (…). I giusti, scriveva un autore del XII secolo, si collocano sotto la Croce, si pongono, cioè, “sub tutela divinae protectionis” e così si saziano dei frutti dell’albero della vita (…). È quanto è accaduto al giudice Livatino, il quale è morto perdonando come Gesù ai suoi uccisori».

LA MOSTRA
Fino a domenica 8 ottobre, all’interno della festa della Madonna del Rosario, è possibile visitare la mostra “Sub tutela Dei” nel salone dell’oratorio San Giulio, via Buttafava, 2, con i seguenti orari: da lunedì 2 ottobre a venerdì 6 ottobre, dalle 15 alle 18; sabato 7 ottobre dalle 15 fino alle 22; domenica 8 ottobre dalle 9 alle 12 e nel pomeriggio dopo la processione fino alle 19.
La mostra sul beato Rosario Livatino non ricostruisce soltanto la sua vicenda umana e professionale, culminata nell’uccisione a opera della mafia, ma mette in luce come il giovane giudice, alla luce di una fede profonda, abbia saputo fare della sua vita “ordinaria” qualcosa di “straordinario”; presenta, inoltre, l’esemplare figura di Piero Nava – il testimone oculare che, pagando un prezzo altissimo, permise l’arresto di tutti gli assassini e dei mandanti – e documenta, attraverso alcune lettere, il cammino di ravvedimento e conversione degli assassini.
