Per inaugurare la serie degli articoli di carattere culturale ed ecclesiale che saranno pubblicati a cadenza settimanale, diamo la parola ai 22 ragazzi cassanesi presenti, lo scorso agosto, alla Giornata mondiale della gioventù di Lisbona: lo scritto, redatto da uno di loro, è una sintesi della testimonianza che i pellegrini hanno proposto a tutta la comunità nella serata di domenica 1 ottobre.

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«Ehilà! Com’è andata la Gmg?» mi sento chiedere spesso in questi mesi. Sarebbero tantissime le cose da dire e, cercando di fare ordine, ci ripenso e sento che la prima risposta va data partendo da lontano. La verità è che sono partito pieno di dubbi, domande e preoccupazioni ma fiducioso e in ricerca: solo questo mi bastava. Ho portato dei pezzi di me che non riuscivo più ad attaccare e speravo di tornare con  la capacità di aggiustarmi. Sono riuscito? Non del tutto, sarebbe surreale. Non avevo paura di partire: era tutto ciò che cercavo e aspettavo da un anno a questa parte. Una volta arrivato, però, i dubbi si sono fatti strada, come è naturale. Vedendo tanta varietà tra le persone nel professare la fede cominci a interrogarti su di te e su quella stessa fede che condividi con questo milione e mezzo di giovani; ti chiedi se quanto ti viene raccontato ti riguarda. Era da circa un anno che si era accesa in me la voglia di ricominciare “quel” viaggio, il desiderio di rimettermi in gioco, di riavvicinarmi a Gesù e di comprendere la mia fede. La Gmg è stato un piccolo passo, ma è stato un ottimo inizio.

Ma come partire per questo viaggio? Per questo incontro? Tutti ci siamo un po’ mossi come Maria, la quale «si alzò e andò in fretta». Lei si mise in movimento perché era certa che i piani di Dio fossero il miglior progetto possibile per la sua vita. La fretta di Maria è di colei che non perde tempo e si muove per cercare la connessione più genuina che viene dall’incontro con l’Altro, dalla condivisione e dall’amore. Forse è questo quello che ha spinto tutti noi giovani a partire: la voglia di sperimentare l’amore nella condivisione. Io sono partito per la Gmg confidando nel progetto del Signore, c’era Qualcosa di più grande, a me ignoto, che mi spingeva a voler andare a tutti i costi.

Questa gioia dell’incontro mi ha colpito particolarmente. A chi andavo incontro? Ai miei coetanei, a me stesso in ricerca o altro ancora? L’incontro che dava senso agli altri originava certamente da Dio. Incontrare Dio è un’esplosione di luce che non tiene fermo nessuno: la gioia dell’incontro è una cosa che non si può spiegare. Incontrare Gesù durante questa Gmg ha innanzitutto voluto dire riconoscerlo nei numerosissimi gruppi di giovani incrociati a Lisbona e poi, nei momenti di preghiera, ha voluto dire cercare il più possibile di mettersi in ascolto: ascoltando gli altri giovani, ascoltando i vescovi che sono venuti ai momenti di catechesi, ascoltando le parole del papa. Non solo ascolto: negli occhi di quelle persone ho visto Gesù che parla al cuore di tutti noi, rendendoci fratelli anche a chilometri di distanza che ci separano. L’incontro apre, diciamo, a una rivelazione; qui ho compreso chi è per me Gesù: qualcuno che con amore ti aiuta a rialzarti ogni volta che si cade, ogni volta che si sbaglia cerca di correggere i tuoi errori, ogni volta che si ha bisogno di essere ascoltati ti ascolta, è in grado di amarti.

A partire da questo diventa più semplice rileggere i frutti che sono nati da quegli intensi giorni. Certamente questa Gmg mi ha lasciato il forte desiderio di continuare questo cammino e di continuare a coltivare la mia fede. Avevo bisogno di ritrovare la forza e la volontà di provare a interrogarmi sulla mia fede, senza il bisogno di trovare nell’immediatezza ogni risposta. Mi ha inoltre lasciato il desiderio di trasmettere questa gioia nella fede anche ai più piccoli, con la speranza che anche loro vogliano provare a vivere queste esperienze. Abituato alla realtà dell’oratorio (che è uno dei miei modi di vivere la fede), non mi sono mai reso conto di quante altre modalità diverse ci sono per essere cristiano: far venire alla luce queste diversità ha reso tutto ancora più bello, più acceso, più intenso! 

Ma quindi – mi chiedo – ho avuto risposte alle domande con cui sono partito? Non a tutte, ma sono lo stesso felice, perché alcune risposte, alcune testimonianze preziose le ho ricevute. Piccole realtà che per me valgono moltissimo. Anche solo sapere che c’è qualcuno che mi vuole così come sono senza il bisogno di nascondere le mie fragilità è tantissimo. Per me è la chiave. È gioia. Com’è possibile che sia gioia nonostante io non abbia ricevuto tutte le risposte a quelle domande? Semplicemente perché forse non stavo cercando quelle risposte. Forse avevo solo bisogno di non sentirmi solo.  

Esattamente: non eravamo soli!  Spesso nella nostra quotidianità ci sentiamo soli nell’esercizio della nostra fede cristiana, in quanto non sempre troviamo riscontro nei contesti che viviamo o nelle persone che frequentiamo. Oppure siamo sempre concentrati nel nostro servizio, nella nostra presenza, a misurare quello che restituiamo di utile alla Comunità, facendolo anche con altri ma spesso con scarsa comunione. Qui mi sono sentito unito a dei fratelli, come mai avevo sperimentato prima. Ciò che univa noi e i ragazzi provenienti dalle altre parti del mondo era il bisogno di vedere, di cercare personalmente una prova di ciò che abbiamo sempre sentito dalla Chiesa. Io ho visto quell’amore, quella disponibilità che riempie il cuore. Non so spiegare, non si può spiegare: si sente. Io l’ho sentito e, al solo ricordo, mi sento come circondato da un abbraccio. Quanto sei disposto a rischiare per provare anche solo un briciolo di questo folle e immenso amore? È folle perché dona tutto in cambio di nulla! Al giorno d’oggi quante cose sono gratis? Zero. L’unica cosa gratis, come ha sottolineato papa Francesco durante la veglia al Campo da Graça, è l’amore di Dio. Ho abbastanza coraggio? I miei occhi, a sentire parlare di questo amore, si illuminano… com’è possibile? Allo stesso tempo però non riesco a dirmi «sì, provaci, lasciati avvolgere», perché fa paura, ma per una volta ci sono riuscito.

Lo so: ho detto tante cose, forse un po’ trascinato dall’entusiasmo. Come concludere? Se dovessi portare a casa, nella nostra Comunità, un messaggio da questa esperienza direi che la fede c’è, i giovani ci sono, nel mondo c’è il desiderio e la voglia di vivere secondo la parola di Dio! 

Un giovane pellegrino alla Gmg