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XII dopo Pentecoste

La storia della salvezza

Ci avviamo verso la conclusione di questa sezione del tempo dopo Pentecoste con le letture che ci vengono proposte in questa domenica, che ci fanno porre una domanda: ma il “castigo di Dio” esiste realmente? Certo i più anziani tra noi lo sentivano continuamente ripetere dai loro vecchi ogni volta che capitava qualche evento luttuoso per la vita delle singole persone o per quella di popoli e nazioni intere. Oggi non usiamo più questa categoria e il magistero di papa Francesco si è espresso più volte a proposito, ricordando il valore universale e grandioso della misericordia di Dio. Eppure, quando leggiamo letture come queste, ci viene spontanea la domanda che rimette in discussione un po’ tutto.

La responsabilità della fede

Le tre scritture di oggi, a partire dalla prima lettura che, come in tutte queste domeniche, dà il tema alla liturgia, mettono al centro non il castigo di Dio ma la responsabilità della fede. È chiarissimo nelle tre letture che dove non c’è stata fede sincera, dove non c’è ricerca sincera di Dio, dove si ritiene che l’appartenenza ad un popolo credente sia già anche magicamente l’”assicurazione” contro ogni sventura, ecco che sono capitati i guai più terribili della storia. L’insegnamento è chiarissimo: non è Dio che castiga! È l’uomo che man mano si allontana da Dio e perde quella visione sul bene, sui valori, sulla salvezza che dovrebbe, invece, appassionarlo. Quando si è lontano da queste realtà l’uomo non può che andare “di male in peggio”, ed è per questo che sorgono divisioni, guerre, lotte fratricide, omicidi e ogni aberrazione possibile del male. Il vero scandalo è quello che ci viene proposto da San Paolo, ovvero quando ci sono credenti che invece di impegnarsi per la fede, sfruttano il loro battesimo come garanzia automatica di salvezza. Cosa che, secoli prima, era accaduta al popolo di Israele.

La catechesi per noi

Questa catechesi provoca da vicino ciascuno di noi. Se è vero che, quando ci si allontana da Dio si perde ogni riferimento al bene, come potremmo pensare che il nostro tempo non conosca guerre, divisioni, omicidi, adulteri… e ogni altra fattispecie concreta di male dal momento che siamo in un tempo in cui non si cerca più Dio? Lo vediamo bene: proprio il nostro tempo è perfettamente ritratto nella posizione spiegataci dalla Scrittura. Anche noi siamo pieni di uomini che pensano né più né meno che quello che è esposto nelle scritture: la salvezza e l’essere al riparo da ogni male ci viene perché siamo cristiani, battezzati, appartenenti al popolo di Dio! Tanta gente pensa davvero così, anche se poi non prega mai, non ha mai un pensiero per Dio, forse, peggio, insulta e bestemmia il suo nome, infanga l’azione della Chiesa di cui, come battezzato, è parte…

Sul finire dell’estate e sul finire di questa sezione del tempo dopo Pentecoste (domenica prossima sarà l’ultima di questa sezione), siamo richiamati alla responsabilità della fede.

Ricordiamoci, allora, non già che Dio castiga l’uomo iniquo! Dio pazienta! Piuttosto è l’iniquità dell’uomo che lo allontana dal bene e che fa perdere all’uomo ogni riferimento alla salvezza eterna che dovrebbe essere, invece, il centro e il cuore dei suoi pensieri e la sua viva preoccupazione.

Vogliamo costruire un mondo più equo, onesto, vero? Torniamo a Dio! Torniamo alla pratica sincera della fede. Questo è quello che occorre fare, questo è quello che basta!

Il Vostro Parroco,