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7a dopo Pentecoste

Nella storia della salvezza

Per chi sta seguendo il cammino di questo tempo dopo Pentecoste, sarà facile capire perché, dopo le domeniche che ci hanno fatto rileggere l’inizio della storia della salvezza e, soprattutto, dopo la domenica di Abramo, ci viene proposta la figura di Mosè.

La porta stretta

Certamente ci lasciamo prendere subito dall’immagine della porta stretta che il Vangelo ci presenta nella prima parte della predicazione del Signore. Un’immagine che indica a tutti, immediatamente, il fatto che la fede è anche una fatica, un percorso pieno di ostacoli, una scelta che continuamente deve essere motivata. Ce lo diceva anche la prima lettura che abbiamo ascoltato. Giosuè è il successore di Mosè, colui che introduce il popolo nella terra della promessa, come abbiamo sentito. Giosuè vive tutto il suo ministro da un lato facendo ricordare al suo popolo la sua provenienza e, quindi, l’Esodo, la fatica del cammino che ha condotto nella terra della promessa, dall’altro facendo continuamente scegliere a tutto il popolo chi servire, se continuare a servire il Signore o se lasciarsi tentare da altri idoli. San Paolo, che ci ha ricordato che Dio salva tutti e che Dio è il Padre di tutti, non fa altro che ribadire questa logica. Poiché Dio è Padre di tutti, Dio chiama tutti alla salvezza, e, valorizzando la libertà di tutti, chiama ad una scelta matura e responsabile.

La catechesi per noi

Credo che questa catechesi estiva sia fondamentale anche per noi. A noi che consociamo il Signore, come diceva il Vangelo, a noi che abbiamo una vita di fede più o meno strutturata, è chiesto di continuare a scegliere il Signore. La scelta della fede non si dà una volta sola nella vita, ma si deve continuamente rigiocare, ogni giorno, nelle cose concrete che devono essere scelte. Il Vangelo ci dice che è nella libertà in atto che si vede la scelta per il Signore o, al contrario, la non scelta per Dio. Ci si potrebbe anche illudere, come ha detto il Signore Gesù con tanta chiarezza. Uno crede di salvarsi perché conosce superficialmente il mondo della fede, uno crede di salvarsi per qualche opera buona… il Signore dice che tutti questi automatismi non funzionano. Occorre ogni giorno rimotivare la propria scelta, occorre ogni giorno dirigere la propria libertà nella direzione della scelta di fede. È qualcosa che costa, è qualcosa che disturba, è qualcosa che non lascia tranquilli. La fede è così! Il tutto in direzione della vita eterna; non dimentichiamo che questa catechesi nasce da una domanda molto precisa: “Sono molti quelli che si salvano?”. Domanda posta male, che dà a Gesù l’occasione di dire che non occorre essere curiosi in proposito, ma occorre cercare la salvezza. Questo è l’atteggiamento che il Signore richiede e predilige. Tutto il resto sono solo curiosità che non portano da nessuna parte. Questa verità è proposta anche a noi. Noi crediamo ancora nella vita eterna? Lavoriamo per la salvezza dell’anima? Teniamo ancora a riflettere su questi temi? Credo che non tutti abbiamo questa domanda nel cuore! Ben venga, allora, questa predicazione del Signore e, più in generale questa parola di Dio che ci ricorda qual è la direzione della vita. Noi siamo in cammino verso la vita eterna. Possiamo interessarci di molte cose, fare molte cose, anche belle, utili, importanti. Ma fino a che non ci interesseremo della salvezza della nostra anima, ci mancherà qualcosa! Noi siamo fatti per l’eternità e non dovremmo occuparci di altre cose prima di questa! Un richiamo di non poco conto! Cerchiamo, magari approfittando di qualche momento di pausa dei prossimi giorni e delle prossime settimane, di arrivare a questa meta. Questo è quello che dovrebbe stare a cuore a ciascuno di noi!

Il Vostro Parroco,