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5a dopo Pentecoste

Nella storia della salvezza

Anche in estate credo sia bello rileggere la storia della salvezza che la Parola di Dio ci propone per applicarla a noi.

La vocazione

In primo piano, in tutte le scritture, ci viene offerto il tema della vocazione. La vocazione di Abramo, nella prima lettura. Vocazione alla quale il patriarca rispose “per fede”, come ci diceva la lettera agli Ebrei. Vocazione che si è ripetuta poi con diversi personaggi della storia della salvezza che hanno fatto seguito al Patriarca. Vocazione dei tre personaggi del Vangelo. Tutti senza nome. Il primo è uno generoso, uno che si propone di seguire il Signore, uno che ha, certamente, una bella disponibilità da offrire. A quest’uomo il Signore chiede una libertà totale, soprattutto libertà dalle cose. Un secondo è approcciato direttamente da Gesù. Anche al secondo è chiesta una libertà interiore forte, addirittura staccandosi dagli affetti principali. Al terzo che si popone viene chiesta la fedeltà. Tre “casi” diversi, eppure una e medesima è la realtà sottesa: insegnare che quello che fece Abramo non è solo storia, non riguardò solo il patriarca. Riguarda ciascun uomo e ciascuna donna che intendono seguire il Signore.

La catechesi per noi

All’inizio del mese di luglio questa catechesi può sembrare davvero eccessiva! Siamo ancora all’inizio dell’estate, prevale la voglia di non fare piuttosto che quella di fare! Perché mettersi a riflettere su argomenti così impegnativi? Perché la vita del cristiano non conosce soste, non conosce tregua, non conosce “vacanza”. Un credente costruisce la sua identità sempre. Quale identità? Quella che è ciascuno di noi, e che ha, ieri come oggi, per tutti senza distinzione, tre cardini:

  • La libertà dalle cose, perché solo un cuore libero può dire di sì al Signore. Il cuore di chi è attratto da altre cose, il cuore di chi è pieno di altre cose, non scopre e non vive certo la vita come vocazione.
  • La libertà dagli affetti. Il credente è uomo che ama, lo dice il comandamento principale di Gesù. Ama lasciando liberi, ama senza possedere nessuno, ama gratuitamente e generosamente senza alcun limite, ma senza nessuna brama di spadroneggiare sugli altri.
  • La libertà che diventa fedeltà, perché la fede si vede sulla lunga distanza, non nell’euforia di momenti belli, buoni, intensi. In tutti questi momenti è difficile costruire una vera fede. È nella difficoltà, è sulla lunga distanza che si vede chi crede realmente e chi no.

Questi tre elementi vengono consegnati a noi. Cosa dice di noi la nostra vita di fede? Amiamo lasciando liberi gli altri? La nostra vita parla di fedeltà a Dio e agli uomini? Siamo realmente liberi dalle cose? La maggior parte di noi ha già scoperto, realizzato e vissuto in gran parte la propria vocazione. Siamo disposti a continuare ancora a viverla così? Siamo disposti a fare della nostra vita quell’offerta a Dio che deve riguardare il cuore di tutti? Credo proprio che questa domenica ci dica che l’esempio di Abramo è solo un esempio. Nella vita di fede di ogni comunità si possono trovare tanti uomini e donne che hanno vissuto e vivono così e che sanno insegnare a chi viene dopo di loro a interpretare la propria vita come una chiamata alla gioia, alla donazione, alla santità. Beate quelle famiglie in cui si vive come nella famiglia di Abramo. Beate quelle famiglie nelle quali si vive con gioia la fede e si insegna a fare della propria vita un atto di donazione e di amore. Sono questi i luoghi dove un cuore impara ad amare secondo Cristo e a vivere la vita nella continua ricerca della propria felicità che è anche la propria santificazione.

Il Vostro Parroco,