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2a dopo Pentecoste

Nella storia della salvezza

Come ho già avuto modo di spiegare, il lungo tempo dopo Pentecoste è pensato, nel rito Ambrosiano, per poter rileggere tutta la storia della salvezza, partendo ovviamente dalla creazione che è il cuore delle letture di oggi.

L’uomo, un mistero

Oggi la liturgia ci fa riflettere sull’uomo, centro ed apice della creazione. Il quadro che ci viene presentato è duplice. Scriveva il sapiente Siracide: “Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male”. San Paolo scriveva: “Gli uomini sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata”. Chi è, dunque, l’uomo? L’uomo è un mistero, propriamente creato come immagine e somiglianza di Dio, apice della creazione, di fatto perde quella sua capacità di discernere il bene dal male e diventa uno stolto, una creatura che si rivolta contro il creatore.

Nel nostro mondo

Tutti abbiamo in mente esempi che potremmo citare per capire quanto sono vere queste parole. Tutti vediamo come l’abbandono di Dio, presentato da molti uomini di cultura come una conquista, non ha fatto altro che gettare l’uomo in un abisso di male, rendendolo incapace di discernere il bene e il male e chiamando l’uno con il nome dell’altro. Questo è il vero problema del tempo presente: non siamo più capaci di discernere il bene dal male. Parliamo pure al plurale, perché nemmeno noi, cristiani credenti e praticanti, siamo esenti da questo problema.

Cosa chiede a noi questa Parola di Dio?

Concretamente ci sta chiedendo di riprendere in mano la nostra esistenza. Ricordandoci il valore e la dignità della persona, di ogni persona naturalmente, questa scrittura ci sta dicendo di riaprirci seriamente al mistero di Dio, per rinnovare la nostra identità, quell’essere fatti “a sua immagine” che ci rende poi capaci di discernere il bene dal male. Accogliendo questo principio, e non sostituendoci a Dio nel voler determinare ciò che è bene e ciò che è male. La scrittura di oggi, con grande forza, ci dice che solo dove un cuore si apre a Dio, si diventa poi capaci di operare questo discernimento morale. Non starebbe in piedi solo un codice morale imposto, senza un preciso riferimento alla fede, alla Scrittura, al Credo. Si diventa capaci di distinguere il bene dal male perché si è uomini di fede. Altrimenti, in nome della libertà e del rispetto, si rischia di giustificare la posizione di ciascuno e ci si mette nell’assoluta impossibilità di determinare bene e male. Con il risultato che ben vediamo: ciascuno fa ciò che vuole, senza che si possa dire nulla, ma arrivando così alla negazione della stessa umanità. È proprio per questo che vediamo la vita sempre meno rispettata. Anche i recentissimi casi di cronaca ce lo ricordano con forza e in tutta la loro drammaticità. Rimettiamoci in cammino, riprendiamo sempre da capo il nostro percorso di fede. Avremo così la forza per accedere alla rivelazione del Padre che ci ricorda che, proprio perché siamo stai creati a sua immagine e somiglianza, abbiamo già tutti i doni necessari per giungere alla salvezza e per imparare a distinguere il bene dal male.

Il Vostro Parroco,