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Dopo Pentecoste

Sodoma e Gomorra

La riflessione sul tema dell’intercessione per i peccatori è centrale ed è nel cuore della scrittura: appartiene al primo testamento come pure alla predicazione del Signore. Non esiste genere di peccato che non meriti l’intercessione dei credenti, nemmeno quello dei sodomiti.

Intercedere

Come spiegava il cardinale Martini in una bellissima omelia, intercedere significa “fare un passo in mezzo, tra” coloro che contendono, litigano per qualcosa. L’intercessione del credente è il fare un passo in mezzo, tra gli uomini peccatori e Dio. Questo compito è primariamente del sacerdote, che vive il suo ministero, vive l’offerta della sua preghiera e, particolarmente, della S. Messa, come un atto di intercessione per tutti i peccatori. Tuttavia è anche il compito di ogni singolo credente che, con la sua preghiera personale e, massimamente, con la sua partecipazione all’Eucarestia, intercede per tutto il mondo. La chiesa poi conosce particolari forme di intercessione, basti pensare alla conclusione delle lodi e dei  vesperi, come pure alla preghiera dei fedeli, tipica di ogni celebrazione liturgica. La grande preghiera di intercessione del venerdì santo ne è poi un ulteriore esempio.

Per cosa intercedere?

La scrittura della Genesi  che leggiamo oggi ci dice che non ci sono limiti alla preghiera di intercessione, se è vero che anche il patriarca Abramo ha compiuto la sua intercessione per gli abitanti di Sodoma. Il cuore di questa intercessione è cercare un solo giusto che loda il nome di Dio. Abramo continuamente rilancia il suo discorso con Dio, facendo un passo in mezzo tra i sodomiti e il Signore, perché è convinto che vi sia un giusto anche a Sodoma. Non lo troverà, ma il suo compito e la sua preghiera non sono stati inutili! Egli si è messo in mezzo tra Dio e gli uomini, quasi sfidando Dio, volendo a tutti i costi cercare un uomo giusto.

La nostra intercessione

Un confratello sagace e provocatore, convinto che la preghiera dei fedeli sia un’inutile litania a cui si risponde di getto “ascoltaci, Signore”, provocò i suoi parrocchiani chiedendo, nel testo di una delle preghiere domenicali, che la chiesa rovinasse sui presenti! La riposta fu pronta: “ascoltaci, Signore!”. Prese così spunto per dire che Dio ci ascolta, ma noi sappiamo davvero cosa gli chiediamo? Vogliamo davvero essere uomini, donne che sanno fare un passo nel mezzo, tra le situazioni difficili che viviamo, e Lui, il Dio altissimo, sommo, a cui tutto è possibile? O offriamo, talvolta, solo preghiere scontate, povere, che non sanno andare al cuore delle cose e dei problemi della vita? Forse l’esempio di Abramo ci dice che non c’è mai nulla da temere e che non c’è limite, non c’è confine alla preghiera di intercessione. Anche le situazioni più difficili sono da presentare a Lui.

Ecco perché credo che sia giusto che tutti noi oggi ci domandiamo per che cosa possiamo intercedere noi. Certo ci sono le cose della famiglia, la salute, le preoccupazioni per gli anziani, per i giovani…

Forse, però, sarebbe bene anche partecipare alle grandi cose del mondo e a quel respiro di chiesa che la liturgia ci fa vivere! La preghiera per la pace, la preghiera per il mondo dei malati, la preghiera per la natura, per la pioggia, per i politici, per  i governanti, per i migranti, per i non credenti, per i credenti di altre religioni…

La Madre Chiesa ci educa sempre, se noi la ascoltiamo e viviamo i suoi ingegnamenti. Siamo disposti a farlo? Ci lasceremo educare per vivere una preghiera che non sia banale ripetizione di parole?

Il Vostro Parroco,