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Domenica in albis depositis

Una domenica “di” Pasqua

La liturgia ambrosiana è molto precisa e merita di essere conosciuta. Mentre negli altri tempi liturgici le domeniche che seguono una grande festa si chiamano “domenica dopo” la festa che viene celebrata (es domenica “dopo” l’epifania, “dopo il martirio etc), le domeniche che seguono la Santa Pasqua si chiamano tutte “di” Pasqua. Non è solo una denominazione, una questione di formule o di modi di dire. Con questa dizione, la liturgia intende dire che tutte le domeniche che seguono la Pasqua sono come “Pasqua”, sono un suo prolungamento, una sosta orante che permette di continuare il mistero.

Tommaso

La cosa è particolarmente evidente oggi, infatti il Vangelo è ambientato inizialmente nella “sera di quel giorno”, vale a dire del giorno di Pasqua. Tommaso, assente la mattino, assente nel momento in cui Gesù si fece vedere risorto, dubitò in cuor suo di quello che le donne ma anche i suoi amici discepoli andavano dicendo. Ed ecco la seconda scena, quella che è ambientata “otto giorni dopo”, vale a dire quella che per noi è la “domenica dopo” Pasqua, ma, appunto, è ancora come se fosse Pasqua. Il Signore torna a farsi vedere proprio da quel discepolo incredulo, incominciando così a dire che quel giorno, il giorno della sua risurrezione, sarebbe diventato il “suo” giorno ma anche il “giorno della Chiesa”, ovvero il giorno nel quale la Chiesa avrebbe fatto memoria della sua risurrezione gloriosa e mirabile. Ecco dunque perché tutte queste domeniche fino a Pentecoste sono una unica celebrazione della Pasqua del Signore.

Pace a voi…

Una seconda nota. Cristo Risorto ha sempre un saluto particolare: “pace a voi”, saluto che è diventato anche liturgico, se la celebrazione è presieduta da un vescovo. Penso che questo saluto sia speciale per ciascuno di noi. In un momento storico nel quale vediamo la pace seriamente compromessa a causa delle molteplici forme di guerra che accompagnano la storia degli uomini, sentire che il Signore risorto dona la pace, sia di grande conforto. Egli così insegna che solo in lui è la pace degli uomini. Quella pace che può essere cercata e perseguita come un impegno, è, però, anzitutto suo dono, è, anzitutto, sua grazia. Il che non toglie l’impegno che gli uomini devono mettere nel cercare vie di pace; piuttosto ci ricorda che la preghiera per la pace è la dimensione nella quale noi dobbiamo sempre esercitarci per chiedere a Dio ciò che noi, da soli, non riusciamo ad ottenere.

Un impegno

Così vorrei che continuassimo a vivere tutti noi. Abbiamo celebrato la Pasqua del Signore in molti, credo che sia rimasto nel cuore di tutti il ricordo di celebrazioni molto frequentate, ben celebrate, dove il silenzio ha accompagnato al riflessione proposta dal Triduo Santo. Adesso dobbiamo continuare, dobbiamo tornare a rendere forte l’impegno per la partecipazione alla vita della Chiesa. La vita liturgica, anzitutto, ma anche la vita di incontro, relazione, impegno. Se ogni domenica è una piccola pasqua, se ogni domenica è un momento per sperimentare la pace del Signore, allora tutti dobbiamo impegnarci ad essere presenti, per dare, con il nostro contributo, l’aiuto necessario a quella comunità che cerca la pace del Signore e la vive. Abbiamo davanti a noi il mese di maggio, il mese di Maria. Vivremo al celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana. Inizieremo a preparare l’estate dei nostri ragazzi e nei nostri oratori, che devono tornare ad essere il luogo dell’accoglienza di tutti coloro che lo desiderano, come abbiamo sempre fatto. Prendiamoci tutti l’impegno per dare il nostro contributo, così da essere davvero comunità che, nella Pasqua, trova quella forza che viene dal Risorto per l’edificazione comune.

Il Vostro Parroco,