III di Quaresima – di Abramo
La paura di Dio
Si può avere paura di Dio? Forse, a una tale domanda, ci dividiamo subito. C’è chi dice si! Magari chi ha una formazione d’altri tempi che era tutta un po’ improntata ad avere paura anche di Dio, il “rex tramendae majestatis” (il supremo tremendo giudice), c’è chi dice, no, magari chi ha una formazione più moderna, tutta impostata sulla misericordia che traspare dal Vangelo. In realtà io credo che tutti, in fondo, abbiamo un po’ paura di Dio e, se ci mettiamo davvero a riflettere nel profondo, ci fermiamo anche noi a pensare a come sarà quell’incontro con colui che, comunque, ci chiamerà nel giudizio universale di fronte a sé.

Dalla Genesi in poi…
Se poi guardiamo alla Scrittura, “lampada per i nostri passi” come diciamo spesso, ci accorgiamo di un dato fondamentale: la prima volta che si cita la “paura” nel testo biblico, è proprio per dire la paura dell’uomo nei confronti di Dio. Subito, al capitolo 3 della Genesi, leggiamo che, dopo quello che normalmente chiamiamo “peccato originale”, l’uomo e la donna si nascosero agli occhi di Dio. “Ho avuto paura, perché sono nudo…”, la versione dell’uomo. “Ho avuto paura…”. La prima paura della Bibbia è proprio la paura di Dio, la paura di un Dio che scruta, che guarda, che tiene conto, che giudica.
La verità vi farà liberi
Non è questa la versione del Vangelo che non solo narra del Dio della misericordia e del perdono, ma anche del Dio che è Verità. Verità che libera. Non si ha paura di Dio quando Dio non viene avvertito come qualcuno di esterno a cui sottostare, ma come l’amico che, in Gesù Cristo, rivela la sua verità eterna e diventa fonte di libertà per tutti gli uomini. Non si ha paura di Dio quando si pensa a un Dio così, ad un Dio che vive con gli uomini, che dialoga con loro, che accetta anche la difficoltà della contestazione, che sta a osservare quello che gli uomini fanno perché profondamente rispettoso della libertà degli uomini. Non un Dio che guarda, che lascia fare per poi giudicare, ma un Dio che accompagna, assiste, richiama, dona a tutti un’esperienza di libertà grande. Libertà che non è il “fare quello che si vuole”, ma il “lasciarsi illuminare” per dare un senso ai propri giorni, un motivo alla propria esistenza, uno scopo ai propri impegni e al proprio tempo.
Per uscire dalla paura
Usciamo, usciremo da questa paura e e solo se ci affideremo a un Dio così, a un Dio che accompagna, condivide, supporta, perdona, concede di rialzarsi, ama. È il Dio che la quaresima, con i lunghi dialoghi del Vangelo di Giovanni, ama farci contemplare e ama farci cercare. Quel Dio che non si pente mai di dare tempo agli uomini, quel Dio che lascia anche che gli uomini cerchino la loro felicità sulle strade che sembrano più congeniali a ciascuno, per poi attendere ciascuno in quei tanti incroci che le diverse vie di felicità hanno con il Vangelo. In verità Dio è anche colui che ama stare a quelle periferie che non incrociano mai il Vangelo, perché anche lì ci sono uomini e donne da salvare. Così come dovremmo fare noi, se vogliamo uscire dalla paura di Dio. Si esce da questa paura, infatti, solo quando si ha il coraggio di guardare ad ogni uomo come ad una persona salvata da Cristo, un’anima per la quale Dio si è fatto carne, ha patito, è risorto, è salito al cielo da dove intercede, per sempre, a favore di tutti gli uomini. In questa terza settimana di quaresima ce lo ricorderà anche la solennità dell’Annunciazione del Signore, solennità nella quale, in mezzo al cammino quaresimale, ricorderemo il mistero dell’Incarnazione e il Natale di Cristo. Un motivo in più per uscire dalla paura e abbandonarci alla tenerezza del Dio che muore e risorge per ciascuno di noi.
Il Vostro Parroco,
