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UN LENTO PELLEGRINAGGIO

Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città”. Così San Luca, come abbiamo appena letto nel Vangelo. Forse anche a voi, come a me stesso, sembrerà di vedere questo pellegrinaggio silenzioso di moltissima gente di quel tempo verso le città natali di ogni capofamiglia. Uomini, donne, bambini, organizzati in carovane o come singole famiglie, che vanno silenziosi o chiassosi, ciascuno nella città dove era nato, ciascuno nella città dove era prescritto che avvenisse il censimento. Il testo parte da questo sguardo storico, ma a  me sembra che tutta l’umanità sia compresa in questo pellegrinaggio, perché, di fatto, ogni uomo, ogni donna, ogni famiglia, compiono come un pellegrinaggio nella loro storia. In questo pellegrinaggio dell’umanità siamo compresi anche noi. In questo lento procedere degli uomini nella storia, oggi, i protagonisti, siamo noi. C’erano persone che andavano sicuramente allegre, confortati da famiglie numerose, dove l’armonia era di casa. Ci saranno state sicuramente persone sole, che procedevano solitarie, magari dopo qualche esperienza matrimoniale già terminata. Ci saranno stati uomini ricchi, che cercavano di godersi i confort possibili al tempo, come pure uomini e donne povere, che viaggiavano ai limiti della sussistenza, forse contando sul buon cuore di qualcuno e sull’ospitalità donata per carità. Così come è oggi: nel pellegrinaggio odierno dell’umanità c’è un po’ di tutto: ricchi e poveri, sani e malati, persone sole e famiglie numerose… Tutti, proprio tutti, siamo in pellegrinaggio.

LA SACRA FAMIGLIA

In quel procedere un po’ da ogni parte, in quel procedere di famiglie verso i paesi e i villaggi delle loro origini, c’è anche una famiglia speciale, straordinaria: la Sacra famiglia. Nessuno sa, nessuno nota. È solo il procedere di un uomo con la sua giovane sposa che è incinta. Chi si stupisce? Chissà quante donne incinte hanno fatto quel viaggio dovuto al censimento. Chissà quanti giovani papà si sono cimentati con il sostegno al cammino delle loro giovani mogli in gravidanza. Non faceva certo notizia quella famiglia che procedeva confusa tra le altre. Eppure, la Sacra Famiglia c’era! Era lì che camminava con gli altri, senza distinguersi in nulla. Nemmeno quando arrivò a Betlemme. Forse qualche parente di Giuseppe, forse qualche vecchio amico avranno donato quel riparo nella grotta, rifugio di poveri e di pastori, rifugio di gente che deve fare i conti con l’essenziale e senza nessuna cosa superflua.

DIEDE ALLA LUCE IL SUO FIGLIO PRIMOGENITO

Così, in questo contesto di apparente normalità ed essenzialità, Maria “diede alla luce il suo figlio primogenito”, senza nessuno che vide e che testimoniò. Solo queste poche cose che San Luca ricevette probabilmente proprio dalla viva voce della Vergine. È questo tutto ciò che abbiamo: il racconto di una famiglia che è santa eppure vive nella normalità e nel nascondimento; il racconto di una nascita uguale a milioni di altre; il racconto di un prodigio che rischiara il mondo e che si cela nella semplice banalità della vita di ogni giorno. Tutto sembrerebbe assolutamente normale se non fosse per quell’apparire di angeli e per quel concerto angelico che rende la scena qualcosa di assolutamente unico e straordinario, presagio di ciò che avverrà.

GLORIA… PACE…

Angeli con quelle parole: gloria, pace. Parole comuni, a quel tempo. La pace era il dono ricercato da tutti, giacché non c’era mai stata epoca senza guerre. Si diceva che l’imperatore avrebbe voluto un tempo di pace, ma tutti sapevano bene che c’era poco di cui fidarsi. Da sempre, da che mondo era mondo, non c’era stata epoca di pace e senza guerre.

Gloria era, invece, una parola più normale, benché riferita a Dio. Era normale, per i credenti di quel tempo, intendere la propria vita di fede come un tentativo di dare gloria a Dio, con le parole, con i gesti, con le opere. Era chiaro a tutti che il compito di ciascuno era quello di dare gloria a Dio con le proprie parole, con i propri gesti, con le proprie opere. Era ciò che lo spirito di fede immetteva naturalmente in ciascuno. Non si dava il caso di uomini che avevano rifiutato l’idea di Dio. Non era semplicemente concepibile, non era immaginabile. Era così e basta! Tutti, chi più chi meno, davano gloria a Dio, e chi proprio non riusciva a stare lontano da errori e vizi anche grossolani, non si sognava di mettere in discussione l’esistenza di Dio.

LE FAMIGLIE DI OGGI

Carissimi, mi pare che il vangelo, ci illumini.

Anche noi, siamo parte di un unico grande pellegrinaggio: il pellegrinaggio di oggi uomo verso Dio. Anche noi abbiamo i nostri riti, i nostri tempo, il nostro modo di interpretare la vita, il nostro pellegrinaggio verso Dio. Anche noi siamo famiglie normali, siamo figli, tutti quanti, poi alcuni sono sposi, genitori, altri lo sono già stati; alcuni vivono un pellegrinaggio chiassoso verso Dio, altri muovono solitari perché le condizioni della vita mutano con il passare del tempo e con le esperienze diverse che si possono fare.

Ciò che però vorrei sottolineare in questo Natale, è che molti, pellegrinano senza meta.

Molti pellegrinano – è vero – cercando la pace. Parola alla quale non sappiamo dare nemmeno bene un contenuto e che, tuttavia, dovrebbe corrispondere alle esigenze di bene che ognuno avverte nel cuore.

Molti, però, pellegrinano senza avere la minima idea della “gloria”. La “gloria di Dio”. Quella gloria che ci viene mostrata dal bambino Gesù. Quella gloria che ci dice di puntare gli occhi al cielo, di cercare Dio nei nostri giorni, di cercare anche attraverso quella solidarietà che nasce nel comune pellegrinaggio. Quella gloria che ci dice di guardare all’essenziale. Quella gloria che ci dice che solo nella reciproca costante accoglienza sta il segreto di una vita buona, onesta, aliena dal male o, almeno, dalle grandi esperienze che si possono fare di esso. Quella gloria che richiama una meta verso la quale siamo diretti. Perché il pellegrino, non va mai senza meta: sa sempre bene dove deve dirigersi. A me pare, invece, che molti non sappiano affatto dove dirigersi e che pellegrinino senza meta, sostenendo poi che la vita si dirige semplicemente alla sua fine, senza nessuna speranza ulteriore.

A me pare che molti, siano pellegrini senza Dio. Pellegrini, insieme a milioni di altri uomini e donne, pellegrini con innumerevoli famiglie ma senza una meta.

Ciò non dovrebbe accadere a noi che siamo qui! Ciò non dovrebbe accadere a noi che stiamo celebrando il Natale cristiano. Perché a noi è data una luce, per noi brilla una meta, per noi è chiara una direzione. Per noi la vita non è solo un procedere, ma è un dirigersi certo, verso un incontro, quello con Cristo. Incontro che viene anticipato ora, anche in questo Natale.

Per noi dovrebbe essere chiaro che, nella riscoperta del valore della famiglia, brilla già quella luce che richiama all’onestà, alla vita buona, ai valori profondi della fede che non è più il contesto culturale comune, ma che dovrebbe essere, almeno, il punto di riferimento costante dei credenti.

Ecco il natale che vi auguro: un natale che sappia farci riscoprire la “gloria di Dio”. Quella gloria che brilla nel Bambino che nasce, quella gloria che riluce in Maria che lo dona al mondo e lo contempla, quella gloria che appare nelle opere silenziose, discrete, ma efficaci di Giuseppe.

Quella gloria che ci dice che una vita senza fede è povera, si perde tra le mille cose del mondo, mentre una vita che ha fede diventa un punto di riferimento anche per altri.

In questo momento storico, nel quale viviamo per un verso molto confusi, perché non sappiamo bene come interpretare la situazione che viviamo, sempre mutevole e sempre poco promettente; in un momento nel quale, per un altro verso molto delusi, perché pensavamo di poter essere oltre nello stato di questa pandemia infinita; in un momento nel quale tutti parliamo di una “ripresa” che però non riguarda proprio tutti; in un momento nel quale la famiglia è oggetto di molte riflessioni e preghiere da parte della chiesa perché ci sia un recupero di valori, io vorrei che il natale fosse, per tutti, un’occasione di fede.

Per chi già ha fede un’occasione di approfondire il proprio cammino e renderlo più saldo.

Per chi ha una fede vacillante vorrei che fosse un modo per riscoprire le ragioni del credere e le promesse che il Signore adempie per coloro che gli aprono il cuore.

Per chi non crede vorrei fosse l’occasione per interrogarsi, per decidersi, per aprirsi ad un possibile senso della vita, dell’esistenza.

Carissimi, a voi che avete cercato di riflettere anche sul significato cristiano di famiglia, l’augurio perché la via della famiglia sia anche la via della fede. La fede o partirà e ripartirà, se è il caso, dalla famiglia, o non brillerà affatto. Guardiamo la meta. Contempliamo la Sacra Famiglia. Cerchiamo anche noi di essere piccole “sacre famiglie” in mezzo al mondo in cui viviamo. Saremo piccole fiammelle di luce, di senso, di gioia, di pace, di gloria per l’uomo di oggi.