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Cristo re dell’Universo — Giornata diocesana della Caritas e del povero

Sentimenti o sentimentalismo?

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù…!”. Più volte l’ho detto: viviamo in un’epoca di sentimentalismi. Ci emozioniamo per alcune cose, ci emozioniamo per alcuni eventi, ci emozioniamo per alcune persone e cadiamo facilmente nella preda del sentimentalismo, ovvero di quel “sentire” plasmato dai sentimenti che, di per sé, sono anche una cosa buona ma che, quando non vengono debitamente controllati, rischiano di farci fare una brutta fine. Rimaniamo noi stessi vittime di quelle trame di sentimentalismo esagerato che, poi, spesso vuol dire anche erroneo. Erroneo perché non ci permette più di vedere le cose come sono ma ci limitiamo a viverle per come le percepiamo, senza nessuna regola, senza nessun limite. Nei Vangelo noi tutti possiamo trovare una vasta gamma di sentimenti provati dal Signore, vero segno della sua umanità, ma mai vediamo il Signore indulgere nel sentimentalismo sdolcinato che rovina le cose. Gesù prova molte emozioni ma ne è sempre padrone. È lui che educa i suoi sentimenti interiori e li convoglia verso il fine della sua vita: essere il rivelatore del Padre.

Il nostro tempo e il sentimentalismo

Come ho detto, noi tutti siamo in un’epoca dal sentimentalismo esagerato, creiamo “situazioni” per vivere “emozioni”. Ciò che ci pare emotivamente bello è ciò che ci piace, dimenticando che, in questo modo, riduciamo tutto al campo del personale e del non pienamente comunicabile. Anche sul tema della povertà agiamo in questo modo. Ci mettiamo all’opera quando abbiamo emozioni forti che ci sollecitano ma, raramente, ragioniamo sulle questioni e mettiamo la “testa”, oltre al “cuore”. Perché è indubbio che la carità, per essere tale, ha certamente bisogno di molta testa e non di emozioni! Una carità emotiva è immediata, porta ad agire di getto e, certamente, qualche volta va anche bene. Occorre però anche un altro pensiero più strutturato, più ragionato che aiuti non a vivere azioni brillanti e momentanee ma a dare valore nel tempo anche a quelle azioni.

La giornata della Caritas e del povero

È così che vorrei che noi tutti vivessimo questa nuova giornata mondiale della Caritas e del povero. Vorrei che non ci limitassimo ad emozionarci per quel povero che conosciamo superficialmente e al quale doniamo qualcosa. Vorrei che ci interessassimo magari di più di quello che fa la Caritas, di quali sono le forme di povertà del nostro territorio, di cosa potrebbe essere utile fare insieme. Vorrei che, soprattutto, non ragionassimo solo su quando donare, come donare… ma, piuttosto, sul nostro stile di vita, chiedendoci cosa possiamo cambiare noi del nostro modo di vivere, per essere più credibili e per vivere meglio il nostro rapporto con il tema della povertà.

Il 4 novembre

Così pure per la giornata del 4 novembre che ricordiamo oggi. Vorrei che non vivessimo di emozioni per il 100° anniversario della traslazione del milite ignoto, ma che ragionassimo insieme su quale valore ha, per noi, oggi, la patria, cosa possiamo fare, insieme per essa, come partecipare con quell’anima cristiana che ci distingue da tutti, alla vita sociale, politica, economica del nostro paese.

Solo così impareremo ad avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù e a non accontentarci di qualche sentimentalismo a basso prezzo.

Il Vostro Parroco,