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Dedicazione del Duomo di Milano

La monizione introduttiva delle S. Messe di oggi.

Oggi celebriamo l’anniversario della dedicazione del nostro Duomo, la chiesa cattedrale madre di ogni chiesa della Diocesi, segno della Chiesa-Mistero di comunione. Inizia anche il cammino sinodale chiesto da Papa Francesco perché nella Chiesa sia sempre più evidente, attraverso lo stile della sinodalità, la grazia della comunione, l’impegno della partecipazione e la sensibilità della missione. Vogliamo così, esprimere la docilità allo Spirito, ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa, avviare un cammino di conversione perché la luce che è Cristo Signore risplenda sul volto della Chiesa, così che sia grembo ospitale e annuncio della gioia piena per tutti.

Parlare di chiesa.

Parliamo spesso della Chiesa, anche nella società civile. Spesso è per qualche notizia scabrosa, oppure per qualche pettegolezzo che gira, oppure per qualche notizia che crea quel dibattito sciocco che popola i social. Noi siamo nella Chiesa, perché battezzati. Cosa significa per noi far parte della Chiesa? Cosa significa per noi festeggare il Duomo di Milano, o pregare perché inizia un sinodo, come tutti leggete nel primo paragrafo?

La parola di Gesù.

Altra risposta non trovo se non le parole del Vangelo di oggi. Sono parole di Gesù. Sono parole dette ai discepoli e ai credenti. Parole dette a noi. riascoltiamole: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano”.

La Chiesa è colei che ascolta la Parola che Dio le rivolge: noi siamo chiesa se ascoltiamo docilmente questa parola. Che è incoraggiamento, illuminazione, condivisione e, talvolta, anche una parola di rimprovero. Ciò che però più conta è che essa è Parola di Dio, ovvero non parola d’uomo. Se possiamo discutere sulle parole degli uomini, se le parole degli uomini sono soggette al tempo e all’interpretazione, la Parola di Dio rimane in eterno. Noi siamo Chiesa se ascoltiamo la parola che rimane in eterno.

La Chiesa è colei che ascolta e si sente conosciuta da Dio: noi siamo quelle pecore che Dio conosce. Noi siamo conosciuti da Dio uno per uno. Noi non ci conosciamo tutti, nemmeno nella nostra chiesa cittadina. Eppure, Dio ci conosce tutti. Ci ama tutti, chiama tutti. La chiesa è il mistero di questa unità.

La Chiesa è colei che desidera seguire Cristo: noi siamo chiesa se seguiamo Cristo, non se seguiamo le mode, non se seguiamo ciò che è bello seguire, non se, insomma, pervertendo la parola di Dio, ci lasciamo ingannare dalle mode del mondo. Seguire Cristo significa seguirlo nella gioia ma anche nella sofferenza, seguirlo nello splendore della risurrezione ma anche seguirlo nella sofferenza del Calvario; seguirlo nella luce dell’intimità di molti momenti, come, anche, perderlo di vista.

La Chiesa è colei che ascolta e riceve da Dio la vita eterna: noi siamo chiesa se aneliamo alla vita eterna. L’esperienza di chiesa non è l’esperienza di amici che si ritrovano insieme a far festa. Può capitare anche questo, ma la chiesa non serve a questo. La chiesa non serve per soccorrere gli sventurati della storia. Certo, lo fa, in obbedienza alla sua missione, ma desiderosa di avere al centro del suo agire, del suo pregare, del suo riflettere, la vita eterna. Si perviene alla fede e si è veri membri della Chiesa se si ha questo grande desiderio nel cuore. La vita eterna deve diventare il nostro desiderio, il motivo che ci spinge avanti, nonostante tutto.

La Chiesa è colei che vive in eterno: noi siamo chiesa eterna! Nella Chiesa ne abbiamo visti di tutti i colori! Le stagioni passate ci hanno consegnato una chiesa trionfante e una chiesa ai minimi termini; una Chiesa di élite e una Chiesa di popolo; una chiesa nazionale e una chiesa cattolica, cioè veramente universale; una chiesa che ha fatto opere egregie e meritorie e una chiesa che ha fatto cose di cui proviamo vergogna… La chiesa è eterna! Conosce diverse stagioni ma non può mai venire meno. Non per i nostri pregi, non per le nostre capacità, ma per volontà di colui che l’ha fondata, per volontà di colui che, un giorno, ha detto: “le porte degli inferi non prevarranno”. Non praevalebunt! Non preoccupiamoci! Piuttosto cerchiamo la volontà di Dio per la nostra Chiesa!

Il Vostro Parroco,