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XIII° Domenica dopo Pentecoste 

Segni di rispetto.

Mi colpisce sempre molto, ogni volta che leggo questo vangelo, il grande rispetto del centurione rispetto al popolo ebraico.

Egli “costruisce la sinagoga” per gli ebrei. Non è un ebreo, non conosce quel Dio così “strano “ e così “diverso” dagli altri, anzitutto perché “unico”, lui che è un romano, pagano e politeista. Eppure il centurione prende a cuore questa situazione del popolo nel quale si trova e preso il quale alloggia e svolge il suo servizio. Il suo prendere a cuore questa situazione indica il profondo rispetto che quest’uomo ha per un paese, per un popolo, per una cultura.

Perfino gli ebrei di quel tempo devono proprio essere rimasti colpiti se, quando egli si rivolge al Signore, attestano: “egli merita che tu conceda quello che chiede, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga”.

Un attestato che piace anche al Signore che concede quello che chiede per la sua fede, profonda e sincera.

Un invito.

Anche a noi è chiesto di avere forme di rispetto di questo genere. Anche noi viviamo in un mondo non facile, dove si confrontano segni diversi, tradizioni religiose che si mettono a confronto, fedi differenti…

Che posizione prendere? Come comportarsi? Cosa fare? Sono domande che tutti abbiamo dentro e per le quali ci comportiamo in maniera molto diversa. Ciascuno con le sue ragioni, ma non sempre siamo in grado di portare frutto, come il vangelo ci chiede di fare in ogni occasione. Per portare frutto ecco l’invito del Vangelo: abbi rispetto dell’uomo!

Principio che non ci indica una soluzione generale sempre valida, ma che vuole, piuttosto, darci un principio guida per un discernimento che non può mai essere saltato, anche se ciò comporta un dispendio di energie, di tempo, di attenzioni…

Per noi tutti

In questi giorni siamo testimoni di alcune vicende storiche che non passano inosservate e che sono davvero molto preoccupanti. Penso all’Afganistan. Penso al Tigrai. Penso ad Haiti. ma ci sarebbero anche molte altre situazioni assai complesse per le quali soffermarci a pensare e, comunque, da portare in preghiera. Io credo che il Vangelo di oggi ci indichi una via per affrontare questioni per le quali ciascuno ha il suo rispettabile parere ma nessuno ha una soluzione definitiva. Impariamo l’arte del rispetto dell’altro.

Arte che dobbiamo imparare anzitutto tra noi, tra amici, in famiglia, con le persone che consociamo. Poi, proprio perché educati all’arte del rispetto tra noi, potremo applicarla anche all’altro, al diverso, allo straniero, all’uomo di altre confessioni religiose, a chiunque.

Senza l’arte del rispetto che parte da noi, è difficile pensare che si possano invocare soluzioni di pace per i grandi problemi della storia.

Vogliamo chiedere questo dono al Signore e, mentre ci prepariamo a terminare l’estate e ad iniziare un nuovo anno pastorale, cerchiamo di offrire gesti, parole, pensieri di rispetto per l’altro.

È anche da segni di questo genere che si vede la nostra umanità!

Il Vostro Parroco,