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Domenica di Pentecoste

Lo Spirito Consolatore.

La prima e più importante caratteristica dello Spirito Santo è il suo essere “Paraclito”. Ovvero: consolatore. Credo proprio sia una delle più belle definizioni dello Spirito Santo. Egli è colui che giunge a noi con la sua consolazione. in un tempo come questo, ma in realtà in ogni tempo, tutti ci sentiamo bisognosi di qualche consolazione. Lo Spirito Santo ci porta la consolazione di Dio per i giorni della storia che sono tutti fuggevoli, incerti, e pieni di qualche difficoltà da affrontare. Invochiamo, anzitutto, tra noi e per noi la consolazione dello Spirito.

Consolazione per chi è malato, consolazione per chi sta provando gli effetti di questa pandemia. Penso a tutti i ricoverati, penso a tutti coloro che, dopo il ricovero nei reparti intensivi, stanno facendo fatica a ritornare ad una vita “normale”. Penso a coloro che sono soli e che, in questo tempo, hanno avvertito ancora di più il peso di questa solitudine.

La consolazione per le famiglia, poi. Penso a chi ha fatto fatica a causa del lavoro e della convivenza forzata, penso ai più giovani che hanno perso occasioni di relazioni importanti e vere, penso ai bambini, e, infine, a tutte le coppie che, proprio a causa di quanto viviamo, hanno rischiato e rischiano di perdere il loro legame e il senso della loro vita. Non ultimo penso alle difficoltà lavorative che alcuni stanno sperimentando, anch’esse bisognose di consolazione.

Quale consolazione per una comunità provata?

Tutti apparteniamo a comunità provate: sia quella domestica, che quella civile, che quella scolastica, che quella ecclesiale… Qual è la consolazione che lo Spirito porta? Oltre a quelle consolazioni personali che ciascuno di noi conosce, la vera consolazione da cercare è quella di una relazione più intensa e vera. Siamo – lo voglio davvero sperare – ad una ripartenza che si preannuncia promettente. Per non lasciare che vi sia solamente un “ritorno” ad un “prima” non meglio specificato e comunque impossibile da ripetere, per aderire alle parole di papa Francesco che ci sprona sempre ad avere imparato qualcosa da questo tempo difficile, la consolazione si chiama “restaurazione delle relazioni”. Che siano in famiglia, nella città, nella Chiesa, nella scuola, nella società sportiva o altrove ancora, non importa. Il dono che dobbiamo chiedere allo Spirito è quello di relazioni più vere e intense, dove ciascuno si mette in gioco per quello che è e dove ciascuno contribuisce a quel raggiungimento della verità di ogni relazione che è la condizione basilare perché ci sia un vero cambiamento.

La consolazione dello Spirito da chiedere è quella che ci sia maggiore attenzione alle cose essenziali. Anzitutto ciascuno di noi deve rispondere alla domanda: cosa è essenziale per me? Cosa non devo mai perdere? Se tutti punteremo all’essenziale, allora recupereremo un gusto per la verità delle relazioni che non è sempre stato presente e, soprattutto, non è sempre stato al primo posto. Solo relazioni vere, sincere, profonde, costruttive potranno dire che lo Spirito è presente tra noi e che opera anche nella nostra chiesa.

Chiedo questa consolazione soprattutto per i giovani e alla vigilia dell’esperienza estiva dei più piccoli. Accompagnati dai più grandi, dagli adulti e dagli anziani, possano trovare, nei nostri oratori che ripartono, quell’intensità e quel “calore” delle relazioni vere, profonde, oneste, sincere, che è già consolazione.

Lo Spirito di Dio soffi su di noi e consoli il nostro popolo.

Il vostro parroco,