SCARICA il notiziario

Epifania delle nozze di Cana.

Le “Epifanie” del Signore.

Come già vi spiegavo lo scorso anno, tutte queste domeniche del tempo “dopo l’Epifania”, hanno un unico filo conduttore. Tutte le domeniche da qui all’inizio della Quaresima hanno lo scopo di mostrarci le “manifestazioni” del Signore, a Cana di Galilea, nella moltiplicazione dei pani, nella famiglia, prima di concludere questo tempo con le manifestazioni della domenica della divina clemenza e del perdono.

Una luce.

In questa seconda domenica leggiamo tutti gli anni l’episodio di Cana di Galilea, il primo dei due miracoli ambientati in questa città. Anche se il Vangelo è sempre lo stesso in tutti e tre gli anni nei quali è suddiviso il ciclo liturgico festivo, nell’anno liturgico B nel quale ci troviamo, è la seconda lettura che accende la luce per rileggere questo episodio evangelico. San Paolo ci dice di contemplare la pienezza della divinità che brilla nel Cristo.

Alcune riflessioni.

Cosa significa contemplare “la pienezza della divinità”?

Significa ricordare che ogni miracolo compiuto da Cristo Signore è un “segno”, cioè un rimando al suo essere Dio. Gesù non è un inviato qualsiasi di Dio, che parla “di” lui o “a” suo nome. Gesù è Dio e, poiché è Dio, può compiere i segni con i quali si manifesta: attirare le genti lontane, i Magi; cambiare l’acqua in vino, dimostrandosi così la gioia di ogni uomo; moltiplicare i pani e i pesci, rimandando così all’Eucarestia nella quale avrebbe poi lasciato il suo testamento e la sua presenza; far rilucere di luce propria la “sua” famiglia, la Santa Famiglia di Nazareth, nella quale Gesù vive in maniera nascosta e in modo assolutamente normale per circa 30 anni; parlare della clemenza e del perdono di Dio, insegnando che è in Lui, ovvero nel suo corpo nel quale “abita” la pienezza della divinità, che il Padre perdona ogni colpa commessa dall’uomo anche quella che tiene l’uomo il più lontano possibile da Dio.

Questa concreta manifestazione del Signore serve a dirci questo: in Cristo abita la pienezza di Dio e i segni da Lui compiuti, attirano l’uomo al Padre.

Concretamente…

Cosa significa per noi fare la nostra professione di fede in Cristo che è la pienezza della divinità?

  • Significa ricordare che noi comprendiamo la pienezza della sua manifestazione solo se saremo fedeli ascoltatori della Sua Parola. Vi invito di nuovo a non perdere l’occasione di leggere il libro del Siracide, che è la guida dell’anno pastorale e costituisce la prima lettura delle S. Messe feriali.
  • Seguire Cristo pienezza della manifestazione di Dio significa ricordare che noi tutti, ogni giorno, nel concreto delle nostre vite siamo invitati a seguire la sua Croce. Come ci dice Gesù nel Vangelo, il compito di ciascuno di noi è prendere la propria croce ogni giorno per portarla con fedeltà dietro a Lui. Cristo, infatti, manifesta il suo essere pienezza della divinità proprio nella sua Pasqua.

 

È così che siamo rimandati alla ferialità di un cammino che diventa impegnativo per chi, concretamente, vuole rinnovare la propria fede e la propria appartenenza alla Chiesa.

Il vostro parroco,