Vuole ricordare i 450 anni dal ritrovamento della Sacra Spina, custodita in Santa Maria del Cerro, il singolare presepe che Mario Menarbin aveva iniziato a costruire, con la sua solita passione e competenza: il cassanese, mancato all’improvviso lo scorso 3 novembre, non è purtroppo riuscito a completare la rappresentazione della Natività, una delle tantissime da lui realizzate per la sua chiesa.

In accordo con il parroco don Andrea, alcuni amici con cui Mario aveva condiviso l’impostazione e lo spirito del suo nuovo lavoro hanno deciso comunque di allestire il presepe nella parrocchiale, senza concluderlo, ma limitandosi ad assemblare le parti dell’opera, sulla base delle precisissime annotazioni da lui lasciate. Il desiderio, spiegano i promotori dell’iniziativa, è quello di «mantenere vivo nella comunità il ricordo affettuoso e riconoscente di una persona animata da una salda fede, da una esemplare disponibilità, da una grande coerenza cristiana, da un forte attaccamento alla sua comunità, alla sua chiesa parrocchiale e ai suoi tesori». Lo dimostra la scelta di celebrare, con il presepe di quest’anno, il significativo anniversario del rinvenimento della Sacra Spina della corona di Cristo, notevole reliquia che san Carlo Borromeo ritrovò nel castello cassanese durante la visita pastorale del 1570, invitando i Visconti a donarla alla parrocchia, perché fosse venerata dai fedeli. L’episodio è ricordato in Santa Maria da uno degli affreschi del ciclo eseguito, fra il 1895 e il 1905, da Luigi Morgari: il dipinto è stato riprodotto da Mario, con una soluzione originale, nella sua artistica rappresentazione della Natività, benedetta dal parroco domenica 13 dicembre.

Di seguito la descrizione del presepe, redatta dagli allestitori.

Nel 450esimo anniversario (1570-2020) del ritrovamento della Sacra Spina da parte di san Carlo Borromeo, nel castello in cui era ospite dei Visconti, il presepe è memoria di tale episodio, di fondamentale importanza nella storia della parrocchia di Santa Maria del Cerro.

Anzitutto, l’ambientazione della Natività: da un dipinto di anonimo (che è piuttosto una rievocazione “libera”, fatta a memoria e non tanto un disegno dal vivo) è ricostruito il contesto dell’epoca: il castello sulla collina e la vita e il lavoro contadino e artigianale ai piedi di questa, e soprattutto la chiesa, prima del rifacimento del 1831, orientata a est e con l’accesso dove oggi è l’abside.

In una sorta di nicchia sul fianco della chiesa, la riproduzione dell’affresco relativo al ritrovamento della preziosa reliquia: una licenza storico-artistica, dato che il Morgari affrescò la lunetta a inizio ‘900, che però sottolinea ulteriormente il riferimento all’episodio del 1570.

Nell’insieme, una sintesi forse un po’ fantasiosa dal punto di vista storico, ma coerente al messaggio di fede e di fedeltà alle tradizioni che l’autore del presepe ha voluto trasmetterci.

Ecco alcune foto dell’opera, della sua inaugurazione e del dipinto cui Mario si è ispirato per l’ambientazione: non lasciamoci sfuggire l’occasione di ammirare dal vivo questo capolavoro!