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Avvento 2020.

Quinta settimana.

La sapienza di chi vive “bene” il proprio tempo è, forse, una delle forme più difficili di sapienza da acquisire. È questa la riflessione che troverete proposta oggi nell’ omelia e nella sezione del commento alle scritture del sito. È questo l’impegno sul quale vogliamo sostare nei prossimi giorni, giorno di un tempo speciale, dal momento che inizia anche la novena di Natale.

L’esperienza.

L’esperienza più naturale dalla quale proveniamo, era, mi sembra, quella della perenne “mancanza di tempo”. Le molteplici attività personali che più si devono combinare, per moltissimi, con quelle di tutta una famiglia, avevano prodotto in noi questa perenne ricerca di un tempo libero, dal momento che quasi tutto il tempo sembrava occupato da qualcosa. Quest’anno, improvvisamente, siamo entrati in contatto con una diversa organizzazione del tempo e, molto spesso, ci si è liberato del tempo. Eppure questo “tempo liberato”, ha generato una paura: la paura del vuoto. La paura di non avere niente da fare, la paura della solitudine per un tempo che non ha potuto essere impiegato come tempo di incontro, di dialogo, di spensieratezza con gli altri. Questa esperienza che credo comune a molti, dovrebbe generare la domanda: c’è una sapienza cristiana a proposito di tutto questo? C’è una sapienza cristiana che insegna come vivere il tempo?

Il tempo messianico.

Sì, ed è la sapienza che viene rivelata dal profeta: quella di chi attende il tempo del Messia, che è il tempo di Gesù Cristo, ma che rimanda anche all’eternità dalla quale Cristo proviene e nella quale attira potentemente tutti noi. È l’eternità la luce, il faro che dovrebbe guidarci per vivere con sapienza il tempo.

Giovani il Battista. 

La sapienza di chi vive il tempo così è la sapienza che guida la vita di Giovanni il Battista. Egli sa che il tempo che gli viene donato è tempo per pensare a Dio, è tempo per rimandare, continuamente, a “colui al quale non sono degno di slegare il legaccio dei sandali”. Questa è la sapienza di chi non muore sotto il peso delle cose del presente, non anticipa il futuro e nemmeno si lascia irretire dal fascino del passato. Piuttosto vive la sapienza di chi sa che tutto si dirige all’incontro con Dio.

Il credente. 

La sapienza del credente è quella di chi sa che Cristo lo attende nell’eternità e, per questo, vive il tempo presente con intelligenza, con “spensieratezza”. La “spensieratezza” di chi sa, crede, vive e richiama agli altri che ogni cosa è nelle mani di Dio ed è destinata all’incontro con Lui. Ecco perché non c’è nulla da temere.

Una proposta. 

Se entriamo tutti in questa sapienza, se entriamo in questa logica del tempo per Dio, allora troveremo la modalità concreta per vivere la novena del Santo Natale che inizia il 16 dicembre. Un momento che non deve essere solo quello pieno di poesia che vivono i bambini, ma anche quello ricco di responsabilità degli adulti che intendono vivere con sapienza il tempo del Natale.

Raccomando a tutti di vivere bene la novena in qualche sua forma ma, possibilmente, con la S. Messa quotidiana, proposta in numerosi orari e luoghi. Sarà questo il segno di un cuore che attende un Natale diverso non perché mancherà qualcosa, ma perché sarà più colmo della presenza di Dio.

Il vostro parroco,