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Avvento 2020.

Terza settimana.

Seguendo la scansione già pubblicata, dopo la sapienza del saper leggere i segni dei tempi  e quella della revisione della propria coscienza, eccoci ad un terzo ed importantissimo tema: valorizzare i “segni di luce” che abbiamo.

“Egli era la lampada…”.

A suggerirmi questo atteggiamento di sapienza, è la frase con cui Gesù parla di Giovanni il battista: “egli era la lampada che arde e che risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce”. Gesù indica in Giovanni l’apparire della luce di Dio donato agli uomini perché potessero aprirsi a ben altra e a ben maggiore rivelazione. Questa testimonianza è durata però solo poco tempo: intanto per la brevità della vita di Giovanni, ma anche per la fatica a seguirlo. Molti, dopo aver inizialmente accolto la sua parola, si erano presto stancati dei suoi richiami e avevano preferito abbandonarlo. Gesù dunque fa un richiamo alla sapienza di Dio che dona luce per il cammino degli uomini; alla sapienza degli uomini che si lasciano illuminare da Dio e divengono suoi testimoni; alla sapienza di chi vede e di chi ascolta e si lascia attrarre, così, al mistero di Dio.

Luci nel mondo di oggi. 

Se abbiamo “orecchi per intendere” capiamo che anche nel nostro mondo è così: Dio non ci lascia mancare quelle luci che servono al nostro tempo, al nostro mondo, perché anche noi possiamo avere testimonianza di Lui. Possiamo quindi cercare tra quegli “uomini amati dal Signore” l’apparire di queste “luci” di fede, di bontà, di generosità di cui il mondo ha bisogno.

La luce della liturgia. 

Una luce del tutto speciale è quella che viene dalla liturgia che, pur nelle leggi strette del rito, sa sempre rinnovarsi per accompagnare il cammino degli uomini. Oggi iniziano ad essere ufficialmente utilizzate le nuove traduzioni di alcune preghiere o parti della Messa:

  • “…pace in terra agli uomini amati dal Signore…”:

Nel gloria, ora sospeso perché Avvento. Gli uomini sono tutti amati dal Signore. Chi ama Dio si sente invadere dalla sua pace, con la quale guardare ad ogni cosa dell’esistenza. È questo il dono della presenza di Dio nell’anima;

  • “… come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci abbandonare alla tentazione…”:

La traduzione del “Padre nostro”, nella sua parte finale è uno dei segni più innovativi del nuovo ordinamento liturgico. Si aggiunge un “anche” e, soprattutto, si esprime la preghiera fatta a Dio Padre perché nel mistero della tentazione, che sempre accompagna l’uomo, nessuno si senta mai abbandonato. Dio, infatti, non abbandona mai nell’ora della tentazione, come il ministero di Gesù insegna e rivela. È in distribuzione l’immaginetta del Crocifisso con il testo della preghiera.

  • “… beati gli invitati alla cena dell’Agnello…”:

Sentiremo dire da oggi poco prima della comunione, per meglio lasciar risuonare le parole dell’Apocalisse di San Giovanni, che ci ricorda dove ci si dirige con la fine dell’esistenza.

  • “… fratelli e sorelle…”:

Un nuovo modo di far sentire tutti vicini a Dio e Dio vicino a tutti nell’azione della Chiesa e massimamente nell’ azione liturgica.  Pian piano entriamo nella nuova logica celebrativa per meglio celebrare il Mistero.

Il vostro parroco,