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La sapienza di saper stare “ad occhi aperti”.

Domande…
Come si sta davanti ad una pandemia? Come si sta tra il pericolo di una seconda ondata, la voglia di una ripresa, il pericolo di nuovi contagi, le incognite della stagione invernale, il desiderio di serenità? Penso siano alcune delle comande che tutti abbiamo e ciascuno cerca la risposta un po’ dove vuole. Chi nei sondaggi, chi nella cronaca dei contagi, chi in qualche lettura più profonda…

La sapienza: il richiamo per tutti.
Il nostro Arcivescovo ci dice che, davanti ad ogni evento della vita e, quindi, anche davanti ad una pandemia, si sta “ad occhi aperti”. Ad occhi aperti, perché si rimane stupiti di fronte a ciò che capita, di fronte a ciò che la vita ci riserva. Stupiti, cioè con l’animo credente di chi, in ogni cosa, si rimette davanti a Dio. Il cristiano sapiente non rimane come uno “stupido”, uno che si imbottisce di realtà virtuale, uno che fugge nei mondi paralleli. Il cristiano rimane stupito di come Dio ci parla anche nei nostri giorni, che sono quello che sono, ma che sono anche belli e pieni di possibilità feconde. Ad occhi aperti, cioè gente che ha il cuore che arde, che brama fare del bene, che non perde occasione per dare testimonianza, e non gente dal volto triste e ripiegata su se stessa. Ad occhi aperti, cioè gente che sa vivere la vita come vocazione, e non diventa mai una fotocopia di niente e di nessuno. Ad occhi aperti, cioè gente che si rinnova, sempre e comunque, perché sa che lo Spirito Santo è fonte di novità e non si fossilizza mai su nessuna cosa.

La sapienza: gli inizi.
È con questa forza e con questa sapienza degli inizi che vorrei che fosse vissuta questa festa dell’oratorio, come pure l’inizio del catechismo, come pure la festa della Madonna del Rosario… Custodiamo gli inizi: da questi giorni nasce una sapienza del cuore che potremo poi vivere nei giorni dell’anno.

Per custodire la sapienza.
Per custodire questa sapienza che è volto disincantato e sempre aperto alla novità, io credo che ci occorra una maggior attenzione al mistero eucaristico. Dio è con noi, se noi lo vogliamo, se noi lo cerchiamo. Quest’anno così segnato da questa condizione diversa dal solito, non potrebbe diventare l’occasione per vivere più vicini al Signore? Quest’anno non potrebbe essere l’occasione perché, come singoli, come famiglia, come gruppo, movimento, associazione, possiamo decidere di andare ad una celebrazione della S. Messa domenicale? Forse potrebbe essere proprio questo quel piccolo accorgimento della regola di vita che ci permette di rimanere sempre attenti a quella sapienza che, di giorno in giorno, potrà trovare maggior spazio dentro di noi. Impariamo a stare “ad occhi aperti”. Solo così realizzeremo quell’atteggiamento che rende saldi i cuori, edifica la società, diventa autentica testimonianza di fede nel cammino ecclesiale che ci proponiamo di fare.

Il vostro parroco,