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Legge antica e legge nuova…

A chi è stato in Cappella Sistina, in Vaticano, non è certo sfuggita la genialità del progetto catechetico della grande Cappella. Da un alto, infatti, sono state affrescate le scene della vita di Mosè, su quello opposto le scene della vita di Cristo. Quasi a dire che colui che diede la “legge antica” al popolo di Israele, ora vede il compimento della Parola rivelata a nome di Dio in quella di Gesù che, proclamando il vangelo, proclama la “legge nuova”. È questo anche il principio delle scritture di questa sesta domenica dopo Pentecoste, nella quale vediamo la figura di Mosè nella prima lettura, messa in parallelo con quella di Cristo propostaci dal Vangelo. 

Un punto in comune.

Al di là di quello che potrebbe essere la ricerca delle analogie e delle differenze tra i due testi, vediamo che le due scritture hanno uno straordinario punto in comune: la predicazione sulla misericordia. L’Antico Testamento aveva già capito che la misericordia di Dio “dura per 1000 generazioni”, un modo per dire l’infinito. Gesù, che è l’apparire della misericordia del Padre, che è l’esegesi della misericordia di Dio, non solo insegna, ma anche chiede di essere disposti a vivere con questo medesimo principio di vita. L’invito: “benedite… offri l’altra guancia… lascia anche la tunica…”, non sono altro che un modo per cercare di tradurre in pratica quell’invito ad “essere misericordiosi come il Padre” che più volte Gesù ha rivolto agli uomini e che oggi, mediante la voce della chiesa, rivolge a noi. 

Uno sguardo al futuro.

Come già domenica scorsa, anche in questa domenica il vangelo ci chiede lo sforzo di pensare alla vita eterna, e a non essere concentrati solo sulle cose di questo tempo e su ciò che adesso, immediatamente, può donarci gioia. Gesù è molto chiaro in proposito: le beatitudini da lui pronunciate non sono solo un modo per dire come vivere questo tempo, ma sono un caldo invito a guardare al futuro – quel futuro che è la vita eterna- verso il quale siamo incamminati e che non dobbiamo perdere. Non perderemo l’incontro con Dio e il futuro di gloria e gioia che a noi si schiude, solo se, ora, vivremo con questa misericordia, con questa legge delle beatitudini nel cuore. Anche oggi, dunque, il Vangelo ci chiede con forza di essere “alternativi” nel nostro modo di pensare, di vedere le cose, di giudicare, di agire. Alternativi perché, nel costante riferimento alla vita eterna, tutti noi possiamo scegliere ciò che permette di compiere quel destino di gioia che è predisposto per tutti. 

Avremo questa forza e questa capacità? 

Solo se accoglieremo la novità di questa Parola di Dio! Tutto ciò che propone il Signore non è solo eleggibile grazie agli sforzi della propria buona volontà; occorre quel dono di grazia che viene dallo Spirito Santo che lavora in noi, se noi lo invochiamo con fede. 

Per essere discepoli di questa “legge nuova”, invochiamo su di noi la forza dello Spirito, che ci aiuti e ci abiliti ad essere capaci di guardare a quel futuro che è l’eternità per decidere ciò che ora, nel tempo, vale la pena di eleggere.

Il vostro parroco,